domenica 19 maggio 2024

30/03/2024 08:58:49 - Manduria - Cultura

Le ventitre vetrate artistiche «si sgranano come i grani del Rosario lungo le pareti dell’unica navata», raccontando, per immagini e colori, storie senza tempo, di fede e di salvezza

«La fede cristiana è una grande cattedrale, con vetrate divinamente dipinte. Stando fuori, tu non vedi alcuna gloria, né riesci a immaginarne una; stando dentro, ogni raggio di luce rivela un’armonia di ineffabili splendori» (Nathaniel Hawthorne, “Il fauno di marmo”, Rizzoli 1961).

Questa metafora riferita alla fede aderisce perfettamente ai sentimenti di chi osserva le ventitré vetrate artistiche che «si sgranano come i grani del Rosario lungo le pareti dell’unica navata» (B. Pezzarossa, “L’arte… cit. a fine articolo, p. 33), della chiesa dell’Annunciazione di Torre Colimena, raccontando, per immagini e colori, storie senza tempo, di fede e di salvezza.

Accade così per le vetrate che raffigurano il Mistero Pasquale. È luce che, trafiggendo come lamina il buio degli interni, li illumina fin nelle fondamenta, restituendo all’osservatore un effetto cromatico essenziale, ma al tempo stesso ricercato.  

Le vetrate di cui si scrive sono state realizzate su disegni di Carmelo Conte di Latiano ed eseguite da Francesco Selvaggi con la consulenza artistica dell’architetto Giovanni Caramia di Oria.

Per la loro realizzazione su vetro  è stata utilizzata la tecnica ‘Tiffany’ con il foglio di rame e le saldature a stagno di piombo. I vetri sono istoriati con figure e scene della vita di Maria, dipinti e infornati singolarmente a 620°, a “gran fuoco con Grisaglie e Ossidi”,  nel rispetto dei più antichi stili di lavorazione.

Il Mistero Pasquale prende forma e colore negli episodi di “Maria e le donne sulla via del Calvario” (foto 2), “Maria sotto la croce” (foto 3), “Il sepolcro vuoto” (foto 4), Gesù risorto con Maria (foto 5).

La forma presenta linee definite ed essenziali, soprattutto nei volti, mentre il colore conferisce all’insieme il senso della plasticità.

In “Maria sotto la croce”,  è la forte tempra del rosso a vivificare la croce, mentre il senso del movimento è dato dallo stretto spazio verticale in cui si sviluppano le figure. Anche la torsione del corpo di Maria (la quale, per drammatica metonimia, stringe forte a sé il legno della croce), oltre ad aumentare il pathos del momento, crea una profondità non esprimibile altrimenti. La croce si presenta spezzata nel suo braccio di sinistra e la mano di Gesù schiodata, con il braccio che ricade nel vuoto, quasi a voler toccare, in un gesto impossibile nell’immobilità della morte, la mano della madre che poco più giù abbraccia il legno della croce.

In “Maria e le donne sulla via del Calvario”, di grande impatto emotivo è il volto impresso sul sudario con cui la Veronica asciugò il sudore di Cristo mentre Egli saliva al Calvario. Come definire i capelli del Cristo che, confusi tra le pieghe del drappo, sembrano graffiare l’anima di chi li osserva? E il suo sguardo abbassato ma drammaticamente espressivo, da lasciarsi ugualmente compenetrare dalla sua sofferenza?

Ne “Il sepolcro vuoto”, l’angelo è poggiato sulla pietra sepolcrale e con l’indice puntato verso l’alto, nell’atto di annunciare alle tre donne che erano andate per ungerne il corpo che Cristo è risorto. L’accurata disposizione delle figure nello spazio essenziale della vetrata crea, già dalle loro vesti e dai loro sguardi, una dimensione di ascesa, che prosegue ben oltre l’indicazione dell’angelo.

In “Gesù risorto con Maria”, l’ascesa del corpo di Gesù risorto verso il Padre, che lo attende in alto, inizia con il morbido panneggio della veste di Maria, in fondo alla scena, che sembra proseguire quasi a ‘cucirsi’ con il drappeggio del perizoma di Cristo. Completano l’elevazione le braccia di Cristo che si librano in un significativo spazio celeste, fino a incontrare le ali di una bianca colomba, simbolo iconografico ricorrente nelle vetrate di cui si scrive (presente anche nella scena della croce).

 

Per approfondire: Battista Pezzarossa, “L’arte nella Chiesa parrocchiale dell’Annunciazione a Torre Colimena”, Filo editore 2010.

 

 









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