22/01/2009 08:41:24 - Manduria - Speciale

Per l’artista manduriano la consacrazione come talento a livello mondiale nel genere gypsi jazz

 
Da Django Reinhardt, creatore di un genere musicale nei primi decenni del secolo scorso, a Dario Pinelli, artista manduriano proiettato fra i massimi esponenti attuali nel mondo dal grande successo della recente tournèe nei templi in cui è nato il jazz nero statunitense.
L’ideale testimone fra i due maggiori interpreti del genere Gypsi Jazz (che ha come peculiarità l’uso di una speciale chitarra Manouche), lo ha passato un novantenne statunitense, diplomato all’accademia jazz di Boston, che ha avuto il privilegio di assistere, nel ‘900, ad un concerto di Reinhardt e, quindi, di poter godere nuovamente delle melodie e dei sonorità che solo questa speciale chitarra riesce a creare in una delle esibizioni, nella East Coast degli Stati Uniti, del giovane artista manduriano, insieme al suo gruppo (l’Italian Gypsy Jazz Trio, composto anche dall’abruzzese Renato Gattone al contrabbasso e dall’italo-danese Walter Clerici alla chitarra ritmica e voce).
I suoi apprezzamenti costituiscono sicuramente il complimento più bello che Pinelli e il suo gruppo abbiano potuto ricevere negli Usa. Una sorta di consacrazione per un giovane artista che ha bruciato velocemente le tappe e che, dopo aver registrato sempre il “tutto esaurito” nei prestigiosi locali in cui si è esibito, ha ora dovuto cambiare i suoi progetti a breve termine: ha annullato una tournee in programma ad aprile in Giappone, per ritornare, in quel periodo, nuovamente negli Stati Uniti.
«Avremo due serate per ogni locale in cui ci esibiremo» annuncia, stanco ma soddisfatto, Dario Pinelli, rientrato a Manduria dopo circa un mese di impegni artistici negli Usa.
Per raccontare il successo di questa tournèe è sufficiente un aneddoto.
«Al nostro arrivo abbiamo trovato un clima polare: -30 gradi» racconta Dario Pinelli. «Siamo entrati, dal retro, nei camerini del primo teatro in cui dovevamo esibirci. Avvertivamo un silenzio assoluto. Abbiamo creduto che, poichè si trattava della prima esibizione ed essendoci un clima così freddo, il concerto non avrebbe richiamato molto pubblico. Mentre lentamente indossavamo i nostri costumi di scena (smoking con una rosa rossa all’occhiello), è arrivato il tecnico del teatro per darci fretta, facendoci presente che il pubblico, in quel locale, è abituato alla puntualità, Ci siamo guardati e non siamo riusciti a resistere alla tentazione di scrutare, da dietro il sipario, la platea: c’era il tutto esaurito!».
Dopo il primo brano, il pubblico si è “sciolto” e da allora ogni brano dell’Italian Gyspy Jazz Trio è stato salutato e accompagnato da valanghe di applausi.
Affetto testimoniato anche dopo ogni concerto, dal “Chris’ Jazz Cafè” di Filandelfia al “Metropolitan” di New York (per indicare solo due dei teatri più importanti): il pubblico ha fatto man bassa dei cd del gruppo (è stato necessario spedirne altri dall’Italia) e delle splendide foto del fotografo manduriano Salvatore Caraglia (molto apprezzate quelle dei paesaggi nostrani, in particolare gli ulivi secolari, sulla vendemmia e sugli scorci del mare di San Pietro in Bevagna) e delle pungenti vignette del vignettista manduriano Paolo Piccione. Un ristorante di Manatthan, gestito dall’italo-americano Alan Catalano, ha commissionato la realizzazione di un suo menu con le vignette di Piccione. Quasi scontato, poi, il successo per le bottiglie di Primitivo: sono dell’azienda Soloperto e recano un’etichetta che riproduce una vignetta umoristica di Piccione, che ritrae i musicisti come bottiglie di vino su capitelli di marmo).
Ha trionfato l’estro e le qualità di Pinelli, e il suo intuito di far conoscere al pubblico statunitense anche altri validi artisti manduriani.
Al nostro portale Dario Pinelli (recentemente intervistato, insieme a Paolo Piccione, da Tele Rama), ci ha raccontato altri aneddoti.
«Abbiamo stretto tante nuove amicizie» racconta l’artista manduriano. «Alan Catalano (che vediamo nella foto accanto, ndr)  ha voluto offrirci la cena, nel suop ristorante, per cinque sere. Abbiamo poi conosciuto, presso il Mehanata Bulgarian Bar, i liutai più stimati del nord America (che vediamo nella foto in basso), che hanno molto apprezzato il nostro concerto».
Doverosi, infine, anche i ringraziamenti.
«In tanti hanno collaborato nella riuscita del tour in America. A partire da Luigi Bariselli, uno dei più bravi liutai del mondo, che mi ha fornito la chitarra. Poi la SR Tecnology, che ci ha inviato in America tutto il sistema di amplificazione. Quindi Savarez, che realizza corde per la chitarra, e che ci ha garantito un’assistenza tecnico-musicale perfetta. Quindi Roberto Tiranti, che con la sua TRG Records, garantirà la produzione e la distribuzione del nostro Cd negli Usa».
E il futuro?
«Vorremmo organizzare un vero e proprio show, uno spettacolo completo da portare negli Usa. Ma occorrono dei finanziamenti, non è facile. Si potrebbe fare sistema: abbiamo già sperimentato come i nostri concerti possano essere un valido strumento di promozione del territorio e dei suoi prodotti. Se ci fosse qualche imprenditore o qualche amministratore lungimirante, potremmo organizzare uno spettacolo nuovo, con varie attrazioni».
Nella galleria, per gentile concessione di Dario Pinelli, una serie di foto scattate durante la tournèe e il ritaglio di un articolo che il "The Boston Globe" ha dedicato al trio italiano.


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