Gli “Status animarum” (Stati delle anime) sono antichi registri parrocchiali contenenti informazioni più o meno dettagliate sui fedeli di una parrocchia

Gli “Status animarum” (Stati delle anime) sono antichi registri parrocchiali contenenti informazioni più o meno dettagliate sui fedeli di una parrocchia.
Fu la Costituzione «Apostolicae Sedi» di papa Paolo V del 1614 ad obbligare i parroci ad accertarsi che i propri parrocchiani si accostassero al sacramento dell’Eucaristia, soprattutto in occasione della Pasqua. La benedizione pasquale delle case divenne allora una preziosa occasione per la compilazione sistematica di tali registri, i cui dati trascritti costituiscono a tutt’oggi una fonte “statistica” unica relativa alla situazione demografica e sociale di quel periodo.
Di Casalnuovo sono giunti a noi alcuni “Status animarum” della seconda metà del Settecento (conservati nella biblioteca comunale Marco Gatti, provenienti dall’Archivio della chiesa collegiata, donato da mons. Luigi Neglia il 31 dicembre 1945) e solo uno del secolo precedente (conservato nell’Archivio Vescovile di Oria). Si tratta di manoscritti cartacei, in piccolo foglio, divisi in 22 volumi, le cui dimensioni misurano 31 centimetri di altezza e 11 di larghezza. La loro compilazione è avvenuta da parte dagli arcipreti che si sono succeduti nella chiesa collegiata di Casalnuovo-Manduria, a partire dall’anno 1693 fino al 1850.
Essi presentano un criterio di compilazione uniforme per i vari anni riportati.
Così scrive Antonio Pasanisi in “Civiltà del Settecento a Manduria”: «La popolazione veniva suddivisa in base ai borghi e alle vie della città; di ciascun nucleo familiare venivano registrati i vari componenti, compresi anche i fanciulli che non avevano raggiunto l’età per la comunione, i domestici che vivevano stabilmente nelle case signorili ed anche coloro che per caso si trovavano a soggiornare temporaneamente in città nel periodo in cui bisognava assolvere al dovere dell’Eucaristia. Accanto al nome di ciascuno veniva aggiunta la sigla “Chr”, che corrispondeva alla voce “chrismatus”; ed a coloro che si erano comunicati la sigla “C”, che sta a significare “confirmatus”. Per i fanciulli in tenera età non compare alcuna sigla e per ogni nucleo familiare viene specificato se la casa di abitazione è propria o in fitto; ed infine, per ogni componente familiare viene indicata l’età e il rapporto di parentela» (pp. 31-32).
Dall’analisi dei dati riportati negli “Status animarum” di Casalnuovo risulta in primo luogo che la città era suddivisa in tre borghi: “Intus Terram” (successivamente del Rosario), Porta Piccola, Porta Grande. Si evince inoltre che, a differenza di quanto accaduto in gran parte del Regno di Napoli, Casalnuovo non fu investita dall’epidemia di peste che sconvolse il Regno nel 1656, in quanto i dati sulla mortalità di quell’anno non rilevano particolari aumenti. Fu invece la profonda crisi economica e demografica che si abbatté sul Mezzogiorno nel decennio 1759-1769, a seguito di un prolungato periodo di carestia e di febbri maligne, a incidere profondamente sulle condizioni di vita della nostra città. A questo proposito, i dati riportati negli “Status animarum” raffrontati per gli anni 1665 e 1770 mostrano un considerevole calo demografico (4905 abitanti nel 1665, 3960 nel 1770), una diminuzione delle case in proprietà (“in domo propria”) rispetto a quelle in fitto (“in domo locata”, 1208 nel 1665, 952 nel 1770) e un aumento della mortalità, sia adulta che infantile.
Bibliografia
Fontana Benedetto, “Le famiglie di Manduria dal XV secolo al 1930”, C.R.S.E.C., 2005;
Pasanisi Antonio, “Civiltà del Settecento a Manduria”, Piero Lacaita Editore, Manduria-Bari-Roma 1992.

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