Da venerdì la proposta legislativa sarà caricata sulla piattaforma del Ministero della Giustizia: ora, per il suo sostegno, sono necessarie 50mila firme

Omicidio di Noemi Durini, la mamma Imma Rizzo e l’avv. Valentina Presicce hanno depositato ieri in Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare per escludere i permessi premio per chi si rende responsabile di femminicidi.
«Siamo appena uscite dalla Corte Cassazione: domani la proposta legislativa “Noemi Durini”, nata per fare giustizia a mia figlia e a tutte le vittime, sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dando inizio alla raccolta delle 50.000 firme necessarie» ha scritto ieri la signora Imma Rizzo sul proprio profilo Fb.
«Siamo noi familiari delle vittime a vivere il vero ergastolo del dolore. Mia figlia è sottoterra, non tornerà più a casa, aveva tutta la vita davanti e il suo assassino, Lucio Marzo, respira già aria di libertà, quella libertà che mia figlia non potrà più avere. A chi si macchia di reati così efferati, come un femminicidio, non devono essere concessi “premi”.
Abbiamo bisogno di tutti voi italiani. Aiutateci a raccogliere le firme necessarie per mettere fine ad una vera ingiustizia. Condividiamo tutti insieme questa proposta di legge per restituire a Noemi e alle vittime la dignità e la giustizia che meritano.
Domani la proposta di legge “Noemi Durini” sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.
Non è solo un atto formale.
È un grido di dolore.
È una richiesta di giustizia.
È una battaglia di civiltà.
Noi familiari delle vittime viviamo un ergastolo senza fine:
l’ergastolo del dolore, della mancanza, della rabbia, dell’ingiustizia.
A chi si macchia di crimini così atroci, come il femminicidio, non devono essere concessi premi, sconti, scorciatoie.
La giustizia non può essere indulgente con chi ha distrutto una vita.
Da venerdì la proposta sarà caricata sulla piattaforma del Ministero della Giustizia.
Sarà possibile firmare online con SPID e CIE.
Servono 50.000 firme.
Servono 50.000 coscienze.
Servono 50.000 persone che non voltino lo sguardo.
Chiediamo a tutte le associazioni, ai cittadini, ai volontari di attivare punti di raccolta firme, parlate, condividete, mobilitatevi.
Non è solo per Noemi.
È per tutte le donne uccise.
È per tutte le famiglie spezzate.
È per un Paese che non può più tollerare l’impunità».


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