La piccola croce scolpita nella facciata della chiesetta, a destra del portale d’ingresso, presenta tre bracci a terminazione gigliata e il quarto poggiante su un basamento: potrebbe essere il simbolo dell’ordine cavalleresco dei Templari
Alla fine del XIX secolo la Cappella dell’Annunziata versava in pessime condizioni strutturali: senza copertura, crollata la parte destra dell’edificio, rimaneva solo la facciata e la parete laterale sinistra. Nel 1895, sacerdote Salvatore Greco, un anonimo benefattore permise una completa ristrutturazione della Cappella, che assunse le caratteristiche attuali: venne rimossa l’antica «tettoia a tegole» e costruita l’attuale copertura a volta, la facciata fu abbellita con un frontespizio, venne ricostruita la parete destra, la sacrestia, la scala per i lastrici solari e un piccolo campanile[1] dotato di una campana.
Lo studioso Nicola Morrone in un articolo pubblicato online (https://www.manduriaoggi.it/?news=27834), sulla base delle fonti storiografiche antiche ed esaminando l’aspetto attuale della Cappella, ipotizza che essa fosse costituita originariamente di un semplice vano rettangolare con coro quadrato e facciata a capanna; egli, inoltre, in considerazione di alcuni elementi e al netto delle modifiche apportate nel restauro di fine ottocento, data l’edificio ai secc. XIII-XIV.
Dal punto di vista architettonico, nella facciata dell’edificio è riconoscibile una zona più antica, che presenta ancora i resti dell’antico portale medievale. In particolare, la ghiera a mo’ di greca, l’arco a tutto sesto con lunetta, che in origine ospitava una croce dipinta, e la cornice dentata sono elementi originari. La parte restaurata si presenta con un timpano neoclassico delimitato alle due estremità laterali da due piccole sfere in tufo e da una croce, sempre in tufo, sulla sommità. A destra del portale, è presente una croce gigliata a rilievo.
L’interno è a una sola navata, lunga metri 13 e mezzo e larga 6 e mezzo, chiusa da un presbiterio quadrato (verosimilmente presente nell’assetto originario della chiesa), delineato da un grande arco ogivale.
Durante il XX secolo, ulteriori lavori hanno riguardato le pareti interne della Cappella; sono state eseguite imbiancature a calce, rifacimenti di intonaco e, in anni a noi più vicini, un intervento più incisivo di tipo conservativo delle pareti, alle quali è stato addossato (con la creazione di un’intercapedine) un rivestimento in tufo. Nel corso di questi ultimi lavori sono stati rinvenuti la pittura murale della “Madonna con Bambino” di cui abbiamo scritto nella prima parte dell’articolo, un arco a sesto acuto (poco più avanti lungo la parete) e i resti di un intonaco antico affrescato che lasciano intravedere l’aureola di un santo.
Il prof. Morrone, inoltre, ritiene che il frammento di tempera (antico e di buona qualità) un tempo collocato sulla scalinata d’ingresso della biblioteca comunale Marco Gatti, raffigurante san Giacomo Maggiore e san Nicola, facesse parte di una pittura più estesa (datata 1200-1300) comprendente la ‘Dormitio Virginis’, e che questa fosse collocata in origine proprio nella chiesetta della SS. Annunziata.
Nella sua ricerca il Morrone, sulla base di alcuni elementi comuni ad altre chiese del territorio salentino (ad esempio la presenza dell’arco ogivale), inserisce l’antica Cappella dell’Annunziata nell’ambito culturale “francese”. Questo perché, alcuni feudatari francesi approdati in Puglia al seguito degli Angioini che combattono gli Svevi, divennero committenti di vari edifici religiosi, richiamando nella loro costruzione alcuni elementi tipici dei modelli architettonici francesi.
Tuttavia, a differenza di altre chiese dello stesso contesto storico e architettonico, i cui committenti furono famiglie aristocratiche francesi immigrate in Puglia, nel caso della Cappella manduriana, lo studioso ipotizza una committenza diversa: quella dell’ordine templare.
L’elemento identificativo in tal senso è la piccola croce scolpita nella facciata della chiesetta, a destra del portale d’ingresso. Essa presenta tre bracci a terminazione gigliata e il quarto poggiante su un basamento. Così scrive il Morrone a proposito della croce scolpita: «Ci pare di riconoscervi il simbolo dell’ordine cavalleresco dei Templari, che, soggetto a lievi variazioni nel corso del tempo, è attestato in forma identica in un documento della Commenda di Parigi del 1290. Il potente ordine militare, dalla storia particolarmente controversa, ebbe possedimenti anche nel Salento prima di essere messo fuori legge in seguito al noto processo brindisino del 1310».
L’ipotesi avanzata da Morrone nel suo lavoro sulla Cappella, è rafforzata da due elementi: un documento (che egli cita nell’articolo) datato 13 maggio 1309, in cui vengono nominati alcuni procuratori con il compito di inventariare le proprietà che l’ordine possedeva a Casalnuovo e nelle sue pertinenze; l’ubicazione della chiesa fuori dalle mura della città, caratteristica degli insediamenti templari.
Un’altra autorevole opinione viene resa a questo riguardo. Don Federico Vincenti, parroco della chiesa Madonna del Rosario, ritiene certa la presenza dei cavalieri crociati nelle vicende storiche della Cappella. Non è solo la croce-simbolo scolpita sulla facciata o la posizione geografica del sito (fuori dall’abitato) a confermarlo, ma soprattutto la specificità del culto ivi installato. È un fatto che i Cavalieri Templari e i Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni (Giovanniti) erano molto legati al culto dell’Annunciazione. Essi, transitando in queste zone per imbarcarsi verso la Terrasanta, erano soliti fondare simili luoghi di culto. Nel caso specifico, è verosimile che siano stati i Giovanniti a introdurre il culto dell’Annunziata nella Cappella, sostituendo quello dell’Ecce Homo andato perduto. Essi, infatti, erano già presenti in Francavilla Fontana, dove fondarono la chiesa che successivamente sarà intitolata a San Giovanni, ma che nell’area absidale conserva tuttora un affresco raffigurante l’Annunciazione, devozione tipica di quell’ordine cavalleresco databile al XV secolo.
Ringraziamo il parroco della chiesa Madonna del Rosario, don Federico Vincenti, per la sua cordiale disponibilità e per il contributo dato all’articolo con le notizie riferite e il prof. Nicola Morrone, studioso e socio Archeoclub, per i preziosi suggerimenti e le informazioni condivise relativamente alla Cappella.
[1] Il prof. Nicola Morrone, interpellato in merito, ipotizza una storia più antica per il campanile. Molto simile nella struttura a quelli della zona dell’Egeo, il campanile della Cappella — egli dice — «parla greco»; probabilmente esso è stato solo inglobato nella ricostruzione di fine ‘800, in quanto le sue linee essenziali non sono rispondenti ai canoni neoclassici dell’epoca.


