mercoledì 25 marzo 2026


25/03/2026 11:05:13 - Manduria - Cultura

E’ occasione di manifestazioni e iniziative culturali in tutta Italia, finalizzate a ricordare il genio del Poeta toscano e la sua influenza sulla lingua e letteratura italiana

ll 25 marzo ricorre la Giornata Nazionale dedicata a Dante Alighieri, denominata Dantedì, istituita nel 2020 dal Consiglio dei Ministri per celebrare la figura del Sommo Poeta.

La data è stata indicata dagli studiosi come il giorno di inizio del viaggio ultraterreno di Dante descritto nella Divina Commedia, nell’anno 1300. 

Occasione di manifestazioni e iniziative culturali in tutta Italia, finalizzate a ricordare il genio del Poeta toscano e la sua influenza sulla lingua e letteratura italiana, quest’anno, in occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco, si vuole sottolineare il forte legame che unisce la figura del Santo di Assisi con l’opera dantesca.

Espressione di tale legame sono le terzine del Canto XI del Paradiso: qui Francesco viene ‘raccontato’ da Tommaso d’Aquino, quando dice che ad Assisi «nacque al mondo un sole» (v. 50), che ancora giovinetto si unì come sposo alla Povertà, la quale era rimasta per più di mille anni «privata del primo marito (Cristo) (v. 64). Inoltre, il santo domenicano celebra la potente opera di rinnovamento della Chiesa operata da Francesco, quale fondatore e guida di un ordine religioso (quello francescano) che reca «buona merce» (beni spirituali) a coloro che lo seguono (vv. 121-123).     

Tante le riproduzioni della Divina Commedia nel corso dei secoli: dalle prime edizioni a stampa (tra le quali quella curata dal Bembo) fino alla più recente di Giorgio Inglese, passando per quella, tuttora fondamentale, a cura di Giorgio Petrocchi, senza tralasciare quelle illustrate da artisti notevoli, come Sandro Botticelli, Gustavo Doré e Salvador Dalì. 

Fra le edizioni rare e di pregio se ne colloca una davvero singolare. Si tratta della trascrizione micro-calligrafica della Commedia dantesca,  realizzata nel 1888 a Gorizia, dal tipografo Francesco Cossovel.

Tipograficamente, essa consiste in un foglio di pergamena di 48,5 x 69 cm, contenente sotto il fregio in alto (dove è visibile anche un ritratto di Dante) la sua stessa descrizione, ossia “trascritto micro-calligrafo, a mano libera, senza uso di lente, composto di 14.233 versi, c.a. 96.000 parole, c.a. 400.000 lettere”.

Umanamente, la stesura dell’opera sottende una storia drammatica e fortemente emotiva. È Guido Manzini, nel n. 34 della rivista Studi Goriziani (1963), ad informarci che il tipografo Francesco Cossovel, per aver assistito nella propria casa di via Morelli alla morte del figlio in seguito al cedimento del pavimento della soffitta in cui il piccolo stava giocando, ebbe uno shock talmente forte che “i suoi nervi ottici subirono una così forte e permanente dilatazione da permettergli di vedere a occhio nudo e chiaramente anche cose di ridottissime dimensioni e quindi senza alcun bisogno di lenti e occhiali”. In termini medici attuali potremmo parlare di un rarissimo fenomeno di iperestesia permanente delle terminazioni ottiche.

Le tre cantiche del poema sono racchiuse in tre rettangoli di 12x30 cm ciascuno, all’interno dei quali ciascun canto è compresso in una colonna di minuscole dimensioni. Naturalmente il testo del poema, trascritto con una scrittura chiara in corsivo, non risulta leggibile a occhio nudo, ma con l’ausilio di una potente lente di ingrandimento.

Dopo la trascrizione, Cossovel provvide a ricavare dal manoscritto una litografia delle stesse dimensioni (andata perduta), dalla quale furono tratte diverse copie. A Gorizia esistono cinque copie della pergamena presso famiglie private; altre copie sono collocate presso archivi e biblioteche.

Anche a Manduria, nella biblioteca comunale ‘Marco Gatti’ è conservata una copia della pergamena, donata dal medico umanista  Michele Greco, il quale ne entrò in possesso nell’agosto del 1916, quando — come si legge nel sito del Centro Dantesco dei Frati Minori Conventuali di Ravenna — durante la conquista di Gorizia, rinvenne diverse copie originali della pergamena in un magazzino abbandonato nei pressi del seminario della città.  Essendovene più copie, il Greco ne prese una, conservandola accuratamente fino al suo rientro a Manduria e donandola successivamente alla biblioteca, di cui divenne direttore nel 1933.  

Accompagna lo scritto la foto di una stampa della trascrizione micro-calligrafica della Divina Commedia.

SITOGRAFIA

https://centrodantesco.it/pubblicazioni/stampa-microcalligrafica-della-divina-commedia/