E’ un evento: il documentario è stato proiettato il 28 marzo al Troisi di Roma ed è in programmazione il 10 aprile al Modernissimo di Bologna

A quasi dieci anni dalla scomparsa di Mark Fisher, il collettivo britannico Close and Remote - Simon Poulter e Sophie Mellor - ha costruito un film indipendente e partecipativo, “We Are Making a Film About Mark Fisher”, realizzato attraverso una rete internazionale di collaborazioni. 65 minuti, nove capitoli, nessuna intenzione di fare un biopic: piuttosto un viaggio per immagini, suoni e parole attraverso il pensiero di uno degli intellettuali più lucidi e scomodi degli ultimi decenni. Il film attraversa l’eredità di Fisher - da Realismo Capitalista fino alle crisi politiche e culturali del presente - intrecciando memoria e attualità, immaginari e contraddizioni. Un invito a pensare con lui, e a chiedersi ancora se un’alternativa sia possibile.
Sarà proiettato domani (giovedì 2 aprile), alle ore 19,30, nell’ex monastero delle Servite (Via Omodei - Manduria), su iniziativa del Piccolo Cinema Ideale.
Mark Fisher nasce a Leicester nel 1968 da una famiglia della classe operaia. Filosofo, critico culturale e blogger, è uno degli intellettuali più lucidi e scomodi degli ultimi decenni. Nel 2003 apre un blog di teoria culturale chiamato k-punk , dove cinema, musica, politica e filosofia si incontrano quotidianamente, scritti con una chiarezza e un’urgenza rare. Raccoglie poi quelle riflessioni in Realismo Capitalista, uscito nel 2009 con un successo inatteso.
La domanda al centro del libro è tanto semplice quanto scomoda: è davvero più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo? Secondo Fisher, il capitalismo mantiene il proprio dominio non solo attraverso la forza, ma creando la percezione diffusa che non esista nulla al di fuori di esso. Non un’ideologia dichiarata, ma un’atmosfera. Un’aria che si respira senza accorgersene. Fisher porta con sé da anni una depressione che affronta sempre in chiave politica, sostenendo che il disagio psichico diffuso non può essere compreso né curato se visto come un problema privato dei singoli. Il 13 gennaio 2017, a 48 anni, si toglie la vita. Lascia un pensiero incompiuto e una traccia che, negli anni successivi, non ha smesso di espandersi.
È in questo contesto che nasce “We Are Making a Film About Mark Fisher”, documentario del collettivo britannico Close and Remote (Simon Poulter e Sophie Mellor). Sessantacinque minuti, nove capitoli, non il solito biopic ma un viaggio per immagini, suoni e parole costruito attraverso una rete internazionale di collaborazioni. Realizzato senza budget, senza il supporto di uno studio e senza permessi istituzionali , il film sta girando tutta Europa con proiezioni speciali e anteprime in città come Londra, Bologna, Lisbona — luoghi molto diversi tra loro, accomunati dalla stessa urgenza di fare i conti con le idee di Fisher.
«Siamo fieri di portarlo al Piccolo Cinema Ideale di Manduria. Perché certi pensieri non appartengono solo alle università o alle grandi città» è riportato in una nota dei promotori dell’iniziativa.
«Il film incarna l'invito di Fisher a immaginare il futuro collettivamente oltre i limiti del realismo capitalista, e si conclude con un momento di confronto: una discussione aperta sull'agire e su ciò che possiamo fare, insieme, da qui in avanti».

