«È colpa nostra, quando siamo generosi nel giudicare e avari nell’ascoltare. È colpa nostra quando facciamo finta di non vedere le nostre brutture, nascondendo la polvere sotto il tappeto. È colpa di noi grandi, che viviamo in superficie e di corsa»

Vi proponiamo le interessanti riflessioni che Giuseppe Todisco ha affidato ai social sulla tragedia che ha scosso la comunità di Avetrana.
«Non ti conoscevo, Samuela, ma conosco bene il dolore sordo del sentirsi diversi. Conosco le risatine degli “uguali”, di quelli “allineati e coperti”, le battutine del branco e il silenzio assurdo, assordante, degli indifferenti che vedono, sanno e non fanno nulla, nemmeno di fronte all’evidenza.
Conosco bene la disperazione della solitudine, le lacrime che raccoglie solo il cuscino, i pensieri e le parole che non riescono a uscire nemmeno quando avresti voglia di gridare forte. Conosco il raggiungimento del limite, la misura colma, la lucidità e la paura tremenda di quell’istante.
Io, poi, ho deciso di comprare un giubbino di jeans, di uscire di casa e di attraversare quel giardinetto. Avevo 17 anni e una paura fottuta di tutto e di tutti. Sai cosa ho incontrato, Samuela? Tanti altri che, come me, vivevano nel timore del giudizio e si arrangiavano come potevano, come era stato loro insegnato dai “grandi”.
Sì, Samuela: i grandi. La colpa è sempre di chi ha la responsabilità di gestire, di curare, di guidare. Ed è una colpa che dico con forza! È una colpa quando si minimizza; è una colpa quando non si riconosce che, in assenza di strumenti, bisogna farsi aiutare; è una colpa non valorizzare le differenze, preferendo la via più comoda dell’omologazione di massa.
È colpa di noi adulti quando pretendiamo efficienza a tutti i costi, quando non mettiamo in discussione le nostre convinzioni granitiche, quando osanniamo chi ce l'ha fatta e deridiamo chi è rimasto indietro. È colpa nostra quando smettiamo di costruire una comunità che protegge — dalla coppia, alla famiglia, fino al paese in cui viviamo — e alimentiamo invece individualità che gareggiano o, peggio, sopraffanno l’altro.
È colpa nostra, Samuela, quando siamo generosi nel giudicare e avari nell’ascoltare. È colpa nostra quando facciamo finta di non vedere le nostre brutture, nascondendo la polvere sotto il tappeto. È colpa di noi grandi, che viviamo in superficie e di corsa.
Scusami Samuela, scusaci. E aiutaci, almeno stavolta, a scendere davvero in profondità».
Giuseppe Todisco

