domenica 24 maggio 2026


24/05/2026 10:13:11 - Manduria - Attualità

Le parole dei ragazzi della comunità non sono state soltanto un racconto del passato, ma un messaggio di coraggio e rinascita rivolto a tutti: anche dopo i periodi più bui, è possibile trovare una strada nuova e tornare a sperare

Ascolto, presa di coscienza e riflessione sul valore della vita.

Le ragazze della squadriglia “Cervi” del gruppo Scout Manduria 1 (composta da Mamy Seck, Elena Raimondo, Ginevra Ferretti, Vittoria Marinosci, Angela Pinto e Lucrezia Ribezzo) hanno incontrato nei giorni scorsi un gruppo di ragazzi che sono impegnati nel percorso di disintossicazione dalle sostanze stupefacenti nella comunità di recupero “Airone” di Manduria, uno dei sette centri attivi nella provincia di Taranto. Ragazzi accompagnati dalla psicologa e psicoterapeuta Monica Bonavoglia, dalla pedagogista Assunta Rossano e dai volontari Mariemma Sammarco ed Elia Mezzolla. Una splendida “squadra” di operatori che guidano i ragazzi che arrivano in comunità svolgendo un lavoro complesso, spesso silenzioso, ma di enorme valore umano e sociale. Ogni giorno accompagnano persone che attraversano momenti profondi di fragilità, aiutandole a ricostruire non solo l’autonomia personale, ma anche la fiducia in sé stesse e negli altri.

Incontro introdotto dalla dott.ssa Monica Bonavoglia, che si è soffermata sull’attività della comunità Airone, fondata circa 40 anni fa, che aiuta gli ospiti a ritrovare ritmi di vita sani, a gestire le emozioni, a ricostruire relazioni familiari spesso compromesse e a immaginare un futuro diverso. Ogni piccolo progresso — una giornata senza dipendenze, una responsabilità mantenuta, un sorriso ritrovato — diventa un passo concreto verso una nuova vita.

«Questa sera abbiamo l’occasione di ascoltare persone che hanno scelto di condividere una parte importante della loro vita. Non siamo qui per giudicare, ma per capire, ascoltare e crescere insieme» hanno precisato le ragazze scout, prima di iniziare a porre una nutrita serie di interessanti domande, le cui risposte hanno trasformato l’incontro in un’importante occasione di riflessione sul valore della vita, sulle conseguenze delle proprie scelte e sull’importanza di non sentirsi mai soli davanti alle difficoltà.

Le testimonianze dei giovani ospiti hanno lasciato un segno profondo nei presenti.

«Ho iniziato a far uso di sostanze già a 12 anni, mentre frequentavo la scuola media» ha ricordato uno dei ragazzi della comunità (non indichiamo chiaramente i nomi per tutelarne la privacy). «Dapprima ho fatto uso di “canne”, Quindi sono passato all’ecstasy e alla cocaina».

Anche gli altri ragazzi hanno raccontato di essersi avvicinati alle droghe nell’età adolescenziale.

«A 13 anni mi trovavo in un orfanotrofio. Ho iniziato con l’alcool quasi per gioco. Poi sono passato alle canne, quindi alla cocaina e al crack».

Droga che, anche per gli adolescenti, è facile da trovare.

«E’ molto diffusa» hanno fatto sapere ai presenti. «Se si frequentano determinati ambienti, si trova facilmente».

Inizia così il calvario…

«Sono stato dapprima in una comunità in Veneto. Mi ero disintossicato: avevo trovato lavoro e stavo per acquistare una casa. Ma poi sono ricaduto nel tunnel. Ho perso tutto e mi sono ritrovato a dormire per strada nell’auto…».

Ma insieme al dolore è emersa anche la speranza: quella di poter ricominciare, di ritrovare sé stessi e di costruire un futuro diverso grazie al percorso di recupero intrapreso.

«Quando hai toccato il fondo, cerchi alternative ad una vita caratterizzata da errori, dolori, vergogna. In quei pochi attimi di lucidità, rifletti sul senso della vita. La comunità è l’unica realtà che ti aiuta a ritornare ad essere la persona di prima».

Attraverso attività quotidiane, laboratori, colloqui e momenti di condivisione, gli operatori insegnano il valore della responsabilità e della dignità personale. Aiutano le persone a riscoprire capacità che pensavano perdute e a credere di nuovo nella possibilità di cambiare.

Particolarmente significativi i messaggi che tutti i ragazzi della comunità Airone hanno rivolto alle ragazze della squadriglia “Cervi” del gruppo scout Manduria 1.

«Evitate qualsiasi tipo di dipendenza. Negli eventuali momenti di difficoltà, sappiate chiedere aiuto. Di solito, quando ci si rifugia nelle bugie, significa che qualcosa non sta funzionando. E’ fondamentale il dialogo: con i genitori, con i professori o con le persone nelle quali riponete la massima fiducia. Evitate di emulare i cattivi esempi…».

Le parole dei ragazzi della comunità non sono state soltanto un racconto del passato, ma un messaggio di coraggio e rinascita rivolto a tutti: anche dopo i periodi più bui, è possibile trovare una strada nuova e tornare a sperare.