mercoledì 27 maggio 2026


27/05/2026 09:26:08 - Avetrana - Attualità

Ai domiciliari una 50enne di Carovigno

Rapina alle Poste dell’aprile dello scorso anno: i Carabinieri della Compagnia di Manduria, diretti dal Maggiore Alessandro Torto e coordinati dal pm Francesco Sansobrino, hanno chiesto e ottenuto dal gip la custodia in carcere per i presunti esecutori materiali: un 26enne di Mesagne, un 50enne di Carovigno e una donna 31enne di San Pietro Vernotico. Ai domiciliari una 50enne di Carovigno. Le due donne avrebbero fornito il supporto alle azioni dei due uomini.

Quella mattina di aprile, i due uomoni entrarono nell’ufficio postale con il volto coperto e le armi in pugno puntate sui dipendenti: «Stai calmo, non succede niente, dovete stare calmi». A quel punto hanno costretto la direttrice ad avviare l'apertura della cassaforte e i dipendenti a inserire i codici: una volta dentro hanno raccolto il denaro in uno zaino e poi, con calma, hanno persino salutato i dipendenti stringendo la mano e dicendo «Mi raccomando date l’allarme tra 10 minuti, quando noi siamo andati via».

Le indagini degli investigatori dell'Arma sono partite dalle immagini di videosorveglianza e dall’auto usata dai rapinatori: la targa del mezzo è stata ritrovata qualche chilometro più avanti.

Gli accertamenti hanno rivelato che era stata rubata la sera prima a Latiano. E così gli inquirenti hanno effettuato un esame incrociato delle celle telefoniche per individuare se vi fosse qualche utenza che era presente nei tre luoghi negli orari compatibili con i fatti contestati: l’analisi ha permesso di individuare l’utenza del 50enne già noto alle forze dell’ordine proprio per rapina. Le attività investigative hanno così permesso di individuare la sua compagna e il figlio di quest'ultima.

L'ultima a essere identificata è stata la 50enne, che avrebbe noleggiato l’auto usata dai rapinatori su cui fu apposta, poco prima del colpo, la targa rubata a Latiano.

Ulteriori riscontri sono infine giunti dalle intercettazioni: dialoghi tra gli indagati che hanno confermato, secondo l'accusa, i loro ruoli e le loro responsabilità nella vicenda. In una di quelle conversazioni, uno dei due uomini arrestati – che il 3 maggio 2025 è finito ai domiciliari per un tentativo di rapina a Cesenatico - raccontava a sua madre di pianificare due o tre rapine per accumulare denaro e darsi alla latitanza: «Per diecimila euro devo andare… devo andare ad inchiavicarmi la vita? Ma state bene con il cervello? A sto punto mi rimango a casa a posto di diecimila euro… che con diecimila euro neanche un anno di galera mi faccio».