sabato 27 giugno 2026


27/06/2026 16:06:19 - Provincia di Brindisi - Attualità

I celebri mattoncini Lego diventano un linguaggio universale capace di raccontare storia, arte, architettura, cinema e cultura pop: dal rumore dell’acqua della Fontana di Trevi fino al laboratorio di Leonardo da Vinci intento a progettare le sue straordinarie invenzioni. La mostra non si limita a essere osservata: viene vissuta

A soli 23 anni, Swami Savino, laureata in Beni Culturali e attualmente studentessa del corso di laurea magistrale in Storia dell’Arte presso l’Università del Salento, ha trasformato una passione coltivata fin da bambina in un progetto culturale innovativo capace di coniugare accessibilità, didattica e inclusione.

Il suo lavoro ruota attorno alle mostre sensoriali, esperienze immersive pensate per permettere a chiunque di vivere la cultura senza barriere. L’idea nasce quasi per caso quando, nell’ambito del progetto divulgativo Archeodisability, ideato dalla dottoressa Nazarena Savino, le viene proposto di realizzare una mostra dedicata all'accessibilità.

«Mi sono chiesta quale fosse lo strumento migliore per incuriosire grandi e piccoli. La risposta era davanti ai miei occhi da sempre: i LEGO.»

Da anni, infatti, Swami colleziona i celebri mattoncini, che non considera semplicemente un gioco, ma un linguaggio universale capace di raccontare storia, arte, architettura, cinema e cultura pop. Da questa intuizione nasce la sua prima mostra sensoriale, allestita a palazzo Martini, a Oria.

L'obiettivo era chiaro: creare uno spazio in cui tutti potessero sentirsi parte dell'esperienza. Un luogo dove cultura, gioco, creatività e accessibilità convivessero naturalmente, dimostrando che imparare può essere coinvolgente, emozionante e aperto a ogni persona.

Nel corso degli anni Swami ha maturato una convinzione che guida tutto il suo lavoro: si impara meglio quando si sperimenta. Toccare, costruire, osservare da vicino e manipolare gli oggetti rende l'apprendimento più profondo e duraturo rispetto a una semplice osservazione passiva.

Da questa filosofia nasce la mostra sensoriale "Oltre lo sguardo", un percorso che dimostra come il gioco possa trasformarsi in uno strumento di crescita, apprendimento e inclusione. Attraverso il contatto diretto con gli oggetti, i visitatori possono esplorare e comprendere il mondo in modo diverso. Toccare e manipolare gli elementi esposti aiuta a creare un legame concreto con la realtà, favorendo la partecipazione e rendendo l'apprendimento più accessibile. Un'esperienza particolarmente significativa per le persone con disabilità visive, ma anche per chi presenta autismo o disturbi dell'apprendimento.

Ogni dettaglio della mostra è studiato per coinvolgere il pubblico. Suoni, luci, video e installazioni immersive accompagnano il visitatore in un viaggio sensoriale: dal rumore dell'acqua della Fontana di Trevi fino al laboratorio di Leonardo da Vinci intento a progettare le sue straordinarie invenzioni. La mostra non si limita a essere osservata: viene vissuta.

Negli anni la collezione personale si è arricchita di modelli scelti non solo per il loro valore estetico, ma anche per le storie che raccontano. Tra gli ultimi ingressi figurano l'Endurance, simbolo di resilienza e coraggio, il Krusty Burgerdei Simpson, capace di evocare i ricordi di un'intera generazione, insieme a set dedicati a Harry PotterMercoledì e ad altri mondi che fanno parte dell'immaginario collettivo. Ogni costruzione diventa così uno strumento per avvicinare bambini, ragazzi e adulti alla conoscenza attraverso il gioco.

Il progetto, nato come esperienza espositiva, è cresciuto fino a entrare nelle scuole, nelle biblioteche e in altri luoghi dedicati alla didattica. Accanto alle mostre sensoriali, Swami realizza laboratori pratici e un mini-scavo archeologico che permette agli studenti di trasformarsi, per un giorno, in piccoli archeologi. Attraverso il gioco, la scoperta e la sperimentazione imparano a osservare, catalogare, ricostruire e comprendere il valore del patrimonio culturale.

Le attività spaziano dall'archeologia all'arte, dalla storia alla creatività, fino ai grandi universi della cultura contemporanea. L'obiettivo è utilizzare linguaggi vicini ai più giovani per stimolare curiosità, spirito di osservazione e voglia di imparare, trasformando ogni esperienza in un momento di crescita accessibile e inclusivo.

Per Swami Savino l'accessibilità non significa creare attività "speciali" per alcune persone, ma progettare esperienze che siano realmente pensate per tutti fin dall'inizio. È questa la vera inclusione. Ogni persona apprende con tempi e modalità differenti, e proprio queste differenze rappresentano una ricchezza da valorizzare.

Il suo impegno ha ricevuto anche un importante riconoscimento. Insieme alla sorella, la dottoressa Nazarena Savino, è stata inserita nella lista Forbes Under 30 per il progetto Archeodisability, a testimonianza del valore di un percorso che mette la cultura al servizio delle persone.

Guardando al futuro, il desiderio di Swami è continuare a far crescere il progetto, portando mostre sensoriali e laboratori in un numero sempre maggiore di scuole, musei, biblioteche e luoghi della cultura. L'auspicio è che queste esperienze diventino sempre più conosciute e diffuse, contribuendo a rendere l'accessibilità un elemento naturale della progettazione culturale.

«Sogno una cultura capace di accogliere tutti, in cui ogni persona possa sentirsi protagonista dell'esperienza. Una mostra non è soltanto un luogo da osservare, ma uno spazio da vivere, esplorare e condividere. Se anche un solo bambino, grazie a un'attività pratica o a un'esperienza sensoriale, scopre il piacere di imparare, allora il nostro lavoro ha raggiunto il suo obiettivo.»

Perché la cultura è davvero tale solo quando nessuno resta escluso.