Il quadro venne rubato nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1914. Accadde allora che l’intera comunità si ritrovò concorde nel voler commissionare un nuovo quadro, il più possibile somigliante a quello rubato: fu dipinto da Olimpia Camerario

«Quel quadro di legno di noce, intorno all’origine del quale tanto si dice e nulla si sa di preciso, conta molti secoli e spesso i secoli la vincono anche sulle tradizioni».
Così scrive il Tarentini a proposito del ritratto di Pietro[1] che, tradizione vuole, essere stato dipinto da S. Luca Evangelista.[2]
Certamente quando nel «deserto» di Bevagna risiedevano i monaci italo-greci (basiliani) esisteva un’icona bizantina di S. Pietro, verosimilmente rispondente ai canoni di quell’arte (posizione frontale, atteggiamento ieratico), ma con la successiva presenza del clero benedettino l’iconografia del Santo che si diffuse, non solo nel nostro, ma anche nei territori vicini, mutò significativamente.
Nel nuovo schema figurativo, fissato non prima del sec. XVI,[3] San Pietro è rappresentato a mezzo busto, munito degli elementi iconografici che gli sono propri, ma con un abbigliamento insolito, non la tunica azzurra e il mantello giallo, ma vesti dalla tonalità più scura.
Nella sua “Manduria sacra” il Tarentini riporta che nel 1854 fu effettuato una sorta di restauro al dipinto petrino affidato al pittore Semerano[4], il quale, nel «richiamare alcune linee già sbiadite”, effettuò altresì un’operazione di pulizia del quadro, ponendo fine alla credenza popolare secondo la quale l’effigie del Santo non si rendeva visibile a tutti i fedeli, credenza che suffragava ulteriormente il carattere miracoloso del quadro.
La preziosa effige fu considerata di gran pregio, oltre che dal popolo dei fedeli, anche da un visitatore illustre, il Ministro Visconti Venosta, il quale nel 1882, accompagnato dal Senatore Lacaita, visitò, fra l’altro, proprio il Santuario di Bevagna. Purtroppo il quadro venne rubato nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1914.[5]
Accadde allora che l’intera comunità si ritrovò concorde nel voler commissionare un nuovo quadro, il più possibile somigliante a quello rubato. Venuta meno l’idea di rivolgersi ad artisti leccesi, perché troppo esosi, a realizzare il dipinto ci pensò la pittrice manduriana Olimpia Camerario: «Si isolò per giorni e giorni nel suo studio, violentò la memoria fino a visualizzare l’immagine, già tante volte veduta, che riportò sulla nuova tela con fedeltà totale».[6] Il dipinto fu disponibile già dal 24 dicembre dello stesso anno.
Nel 1972 il quadro della Camerario fu sostituito con un altro dipinto realizzato dal pittore maltese Oscar Testa su commissione dell’allora vescovo di Oria mons. Semeraro, mentre quello attuale è opera del pittore ungherese F. Miklos, il quale, accanto alla sua firma ha ritenuto di indicare che il quadro è copia da Olimpia Camerario. Naturalmente il dipinto attuale richiama canoni artistici moderni, «il soggetto chiaroscurato è infatti colpito da una luce “mistica” che ne illumina il volto».[7]
Accompagnano l’articolo un’antica foto di fine ‘800 tratta dal quadro originale, riportata nel volume Giovanni LUNARDI o.s.b. – Bianca TRAGNI, “San Pietro in Bevagna nella storia e nella tradizione”; la foto di una riproduzione su tela di piccole dimensioni (10x15 cm) del quadro di S. Pietro, tratta dalla quarta di copertina di Leonardo TARENTINI, Manduria sacra; la foto del quadro attuale, tratta dal gruppo face book Manduria Sacra.
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
LUNARDI Giovanni o.s.b. – TRAGNI Bianca, “San Pietro in Bevagna nella storia e nella tradizione”, CRSEC TA/55, Manduria 1993;
Nicola Morrone, “La storia infinita. Vicende antiche e recenti del quadro di San Pietro in Bevagna” in https://www.fondazioneterradotranto.it/2015/05/14/la-storia-infinita-vicende-antiche-e-recenti-del-quadro-di-san-pietro-in-bevagna/
TARENTINI sac Leonardo, “Manduria sacra”, Nuova ed., Barbieri, Manduria 2000.
[1] Leonardo sac. Tarentini, “Manduria sacra”, nuova ed., Barbieri, Manduria 2000.
[2] A questo proposito cfr. Bianca Tragni, “San Pietro in Bevagna tra religiosità popolare e folklore” in Giovanni Lunardi o.s.b. – Bianca Tragni, “S. Pietro in Bevagna nella storia e nella tradizione”, CRSEC TA/55 Manduria 1993.
[3] Cfr. Nicola Morrone, “La storia infinita. Vicende antiche e recenti del quadro di San Pietro in Bevagna” in https://www.fondazioneterradotranto.it/2015/05/14/la-storia-infinita-vicende-antiche-e-recenti-del-quadro-di-san-pietro-in-bevagna/.
[4] Si trattava verosimilmente di Antonio Vito Semeraro, pittore di Locorotondo, i cui abitanti si recavano spesso in pellegrinaggio il giorno della festa del Santo (29 giugno) e per le Perdonanze (1, 2, 3 aprile). Cfr. Nicola Morrone, cit.
[5] Leonardo sac. Tarentini, op. cit., pp. 43-44.
[6] Ibidem, p. 34
[7] Nicola Morrone, cit.


