domenica 16 agosto 2026


15/08/2026 09:05:56 - Manduria - Cultura

La chiesa originaria era costruita con la volta a tegole, si presentava con due altari, il principale dedicato alla Vergine, l’altro ai SS. Medici Cosimo e Damiano (distrutto nel 1765) e «aveva pure una campana, un calice e sacri arredi, ma tutto andò perduto, né si conosce come e quando»

La chiesa dell’Assunta, situata a Manduria in fondo alle due stradine denominate anticamente via Lunga e via della Fanizza (le attuali via Cardinal Ferrara e via Bonaventura Camerario), è un’antichissima realtà mariana, risalente ai primi secoli del Cristianesimo. 

È quanto afferma P. Domenico Saracino nella sua opera manoscritta ‘Antichità di Manduria oggi detta Casalnuovo’ (p. 42): «C’è una chiesa antichissima, come appare dalle fabbriche lavorate di quelli pezzi stessi che appariscono nelle mura ed in tempo ch’era servita da’ religiosi era detta la chiesa della Pace».

Lo stesso autore ci informa che la chiesa dell’Assunta era «chiamata della Pace, poi del Rosario Vecchio, stante che era quivi il convento dei PP. Domenicani, anzi il primo di tutti gli altri».

Un ulteriore tassello di conoscenza lo fornisce, a questo proposito, un atto notarile del 1581, a firma del Notar Felice Pasanisi, dove si menziona il “convento di Santa Maria della Pace alias San Giorgio seu Santa Maria del Rosario”.

Il convento nominato nel rogito, e di cui scrive il Saracino, era posto a Sud della cappella, come dimostrato anche da alcuni affreschi rinvenuti durante la demolizione di abitazioni ad essa adiacenti nonché da una porta di comunicazione fra la Chiesa e le case limitrofe, venuta alla luce durante la demolizione della cappella (E. Dimitri, ‘Manduria e la devozione mariana’, in AA.VV., “Le vie di Maria”, p. 251).

Lo studioso Gianni Jacovelli (“Manduria nel ‘500”, p. 48) afferma che «Il convento dei Domenicani “di S. Maria della Pace, alias S. Giorgio seu S. Maria del Rosario” esisteva dal 1488, sebbene documentato solo negli ultimi decenni del Cinquecento.

Nel 1565, dalla visita pastorale di monsignor Bovio, risulta che i frati officiavano nella chiesa di S. Maria della Grande. La presenza dei PP. Domenicani in quel luogo è attestata dal sac. Leonardo Tarentini (“Manduria Sacra”, p. 76) fino al 1600.

Dopo questa data le fonti non ne fanno più menzione. Si arriva agli inizi del XIX secolo, quando il culto nella chiesetta fu dapprima assicurato dal Canonico D. Bonaventura Camerario, mentre alla sua morte furono i fedeli a tenere viva la devozione verso SS. Maria Assunta il 15 agosto di ogni anno (Tarentini, cit. p. 78).

La chiesa originaria era costruita con la volta a tegole, si presentava con due altari, il principale dedicato alla Vergine, l’altro ai SS. Medici Cosimo e Damiano (distrutto nel 1765) e «aveva pure una campana, un calice e sacri arredi, ma tutto andò perduto, né si conosce come e quando». 

Dopo tali confuse vicende occorse alla chiesetta nei secoli XVII e XVIII, si arriva nel XIX secolo alla sua demolizione, ordinata dal sindaco Carlo Schiavoni in seguito ai danni statici irrimediabili, seguiti all’alluvione che colpì la città il 17 settembre 1882.

Fu grazie al sacerdote Leonardo Tarentini, all’arciprete dell’epoca D. Salvatore Greco e alle offerte dei devoti che la chiesetta venne ricostruita dal muratore Gregorio Marzo nella sua forma attuale, in tempi relativamente brevi. Era il 15 agosto 1883 quando la chiesa fu eretta canonicamente sotto il titolo di Maria Vergine Assunta in Cielo e del patrocinio di Santa Monica, vescovo Tommaso Montefusco.

Il frontespizio, dalle linee neoclassiche e molto lineare, presenta un timpano con elementi curvilinei prominenti verso l’alto, al di sotto del quale è l'iscrizione ASSUMPTA EST IN COELUM. Al di sopra del timpano è presente un’apertura centrale (oculo) e, alle estremità, due elementi di piccole dimensioni di forma piramidale.

Sul lato nord si osserva un piccolo campanile a vela.

All’interno, la chiesetta presenta un’unica navata, di forma rettangolare (12 metri per 5), con tre finestre, un solo altare prospiciente l’ingresso.

Nel 1932 fu realizzato un pregevole gruppo scultoreo in cartapesta dipinta, opera degli artigiani leccesi Oronzo e Andrea Longo.

Maria indossa una tunica rosa e il tipico mantello celeste bordato d’oro che le ricade su una spalla, mentre il capo appare coperto da un velo bianco; le braccia sono aperte e gli occhi rivolti al cielo.

Dal lato sinistro, come sospeso a mezz’aria, un angelo sembra sorreggerle il mantello in vita, mentre un altro, posto al fianco destro, la guarda indicandola. L’intero gruppo scultoreo insiste su alcune nuvole che sembrano sollevarsi, e sulle quali sono scolpite tre teste di angioletti.

 

Bibliografia: Dimitri E., ‘Manduria e la devozione mariana’, in AA.VV., “Le vie di Maria”, Tiemme 2008; Jacovelli G., “Manduria nel ‘500”, Congedo 1974; Tarentini L., “Manduria Sacra”, a cura di E. Dimitri, Barbieri 2000; Polito S., “La cartapesta sacra a Manduria”, C.R.S.E.C. 2002; P. Saracino D., “Antichità di Manduria oggi detta Casalnuovo”, ms 1788, Biblioteca civica ‘M. Gatti’.

 

In foto: l’attuale chiesa dell’Assunta; particolare del timpano; il gruppo scultoreo raffigurante Maria SS. Assunta, tratta dal volume “Le vie di Maria”