«Il territorio non può essere ostaggio di equilibri, interpretazioni personali o resistenze incomprensibili»

Riceviamo, e pubblichiamo, un comunicato che reca la firma del consigliere comunale Mimmo Lariccia. Ecco il testo.
«Dopo l’ennesima formale diffida, il presidente del GAL Terre del Primitivo, Dario Daggiano, continua a non rassegnare le dimissioni, nonostante abbia egli stesso rappresentato, nella propria comunicazione del 7 agosto, l’esistenza di una situazione di incompatibilità.
Da indiscrezioni, Daggiano avrebbe sostenuto una singolare tesi: “Se devo dimettermi io, deve dimettersi tutto il CdA”.
Una posizione che, allo stato, appare essere una sua personale interpretazione, forse funzionale alla propria permanenza in carica, e che non risulta automaticamente discendere né dalla normativa né dallo Statuto e dai regolamenti del GAL.
Ed è proprio questo l’aspetto che desta maggiore perplessità: se il presidente riconosce una propria incompatibilità e conflitto d’interesse potenziale, perché subordina le sue dimissioni alle sorti dell’intero Consiglio di Amministrazione? E soprattutto, perché coinvolgere gli altri componenti del CdA in una vicenda che riguarda innanzitutto una sua scelta, sua personale posizione e il suo doppio ruolo?
A questo punto una domanda diventa inevitabile: cosa c’è dietro questa inaudita resistenza alle dimissioni?
Non sembra potersi neppure ricondurre la questione a ragioni economiche, considerato che la presidenza, per quanto risulta, non comporterebbe un’indennità. Se dunque non è una questione economica, quali sono le ragioni reali di tanta ostinazione?
Equilibri di potere? Posizioni decise altrove? Assetti che qualcuno non vuole mettere in discussione?
Sono interrogativi politici e istituzionali ai quali occorre dare risposte chiare, senza ulteriori rinvii.
Nel frattempo, questa situazione rischia di trasformarsi in un danno concreto per il territorio. Il GAL dovrebbe occuparsi di programmazione, sviluppo locale, investimenti, opportunità per imprese e Comuni, non rimanere paralizzato da una vicenda personale e istituzionale che si trascina ormai da settimane.
Il territorio non può essere ostaggio di equilibri, interpretazioni personali o resistenze incomprensibili.
Chi ricopre incarichi pubblicamente rilevanti ha il dovere di anteporre l’interesse del territorio alla propria permanenza su una poltrona.
Ora servono chiarezza, trasparenza e soprattutto una decisione definitiva».

