Perché ci sia una diocesi non è necessario avere un episcopio; è indispensabile, invece, che vi sia una “cattedra episcopale” e questa non mi sembra che sia mai esistita a Manduria
di Antonio Franco

Nell’ultimo numero di QuaderniArcheo, edito alcune settimane or sono, è stato pubblicato un contributo di uno storico locale dal titolo “Manduria tardoantica e altomedievale: ipotesi di una sede vescovile perduta tra fonti documentarie e memoria locale”.
L’autore riporta quanto scritto dal padre Alessandro Di Meo negli Annali critico – diplomatici del Regno di Napoli della mezzana età, ovvero che Manduria fino all’anna 575 fosse sede vescovile.
Ad onor del vero la notizia non è del tutto nuova: infatti era già stata riportata da Gregorio Schiavoni nel suo manoscritto “Ricerche storiche sulla fondazione della città di Manduria”, ed in seguito ripresa anche da altri.
Il problema però è che il Di Meo non indica la fonte storica da cui attinge la notizia; né tampoco i suoi seguaci si sono preoccupati di ricercare tali fonti.
La moderna critica storica però, se da un lato, ha riconosciuto l’importanza della ricerca storica del Di Meo, dall’altro lato ha dovuto constatare come gli Annali, proprio per il periodo relativo alla dominazione longobarda, presentino a volte dei gravi errori; e queste occasionali imprecisioni o lievi falsi storici sono dovuti ad errate letture degli antichi documenti, in particolar modo sono da attribuirsi ai vari copisti incaricati di trascrivere i documenti e, pertanto, la notizia di Manduria quale sede vescovile va presa con molta prudenza e soprattutto verificata sull’esistenza o meno di altri documenti analoghi.
Lo storico, poi, trova una importante conferma della presenza di un vescovado a Manduria nel fatto che tra i vescovi partecipanti al Concilio Lateranense del 649 ci fosse anche un tal Reparato Manturianensi episcopus; ed inoltre cita anche Esilarato ed Opportunus che si dichiararono Maturanensis.
Orbene, per quanto concerne il primo, egli è indicato come Reparatus sanctae Manturianensis provinciae Tusciae; il secondo lo si ritrova nella lettera sinodale di papa Agatone con la sottoscrizione latina episcopus sanctae Metuarensis provinciae Tusciae; il terzo, infine, fu dall’Ughelli attribuito quale vescovo di Martorano della Calabria.
In conclusione vi sono molte cose che mi fanno ritenere che Manduria non sia mai stata sede episcopale; in particolar modo: 1) non sappiamo da dove il Di Meo e seguaci abbiano tratto la notizia; 2) se la sede episcopale fosse veramente esistita e successivamente distrutta dai longobardi, non si spiega però come mai nessun pontefice abbia emanato l’apposita e necessaria bolla di soppressione; 3) perché ci sia una diocesi non è necessario avere un episcopio; è indispensabile, invece, che vi sia una “cattedra episcopale” e questa non mi sembra che sia mai esistita a Manduria (il papa abita e svolge le sue funzioni in Vaticano ma egli prende possesso della diocesi di Roma solo quando si insedia sulla cattedra episcopale in san Giovanni in Laterano).
Spero vivamente che questa vicenda non prenda la stessa strada del compatronato di san Carlo Borromeo, nel quale tutti ci credono ma nessuno lo dimostra.

