lunedì 14 settembre 2026


13/09/2026 09:18:32 - Manduria - Attualità

«Il mio silenzio non è consenso»

Riceviamo, e pubblichiamo, un intervento dell’ex consigliera comunale Loredana Ingrosso. Ecco il testo.

 

«Finora ho scelto la riservatezza. L’ho fatto per rispetto delle persone con cui ho condiviso un percorso politico e istituzionale e perché ho sempre creduto che le divergenze dovessero essere affrontate con responsabilità.

Quando, però, il silenzio rischia di essere interpretato come assenza di una posizione o, peggio, di mettere in dubbio la mia professionalità, tacere non è più possibile.

Durante la campagna elettorale del maggio 2026 ho sostenuto la proposta di candidare Manduria a Capitale italiana della Cultura 2030.

Non si tratta di una mia interpretazione personale o di un’affermazione generica. Nel programma elettorale della coalizione, nella sezione “Cultura e spettacolo”, a pagina 26 del PDF, era espressamente indicata la “Candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2030”.

Lo stesso programma delineava un progetto progressivo, fondato su azioni concrete, coinvolgimento delle persone e costruzione nel tempo di nuove forme di partecipazione.

Ho sostenuto convintamente quella proposta perché ritenevo, e continuo a ritenere, che Manduria possieda tutte le potenzialità per affrontare una sfida di questa importanza, purché accompagnata da tempo, programmazione, condivisione e valorizzazione delle competenze.

Solo dopo le elezioni, attraverso la deliberazione della Giunta comunale n. 207 del 29 giugno 2026, ho appreso dell’avvio del percorso di candidatura per il 2029.

Richiamo quella deliberazione esclusivamente perché rappresenta il momento nel quale ne sono venuta a conoscenza.

Fino ad allora, pur avendo ricoperto il ruolo di consigliera comunale fino a poche settimane prima, la prospettiva del 2029 non mi era mai stata comunicata né condivisa.

Quando ho letto quel riferimento, ho pensato a un errore di scrittura.

Se ne fossi stata informata e fossi stata chiamata a esprimere una valutazione professionale, avrei sconsigliato di affrontare un percorso tanto complesso con tempi così compressi.

Non perché fossi contraria alla candidatura di Manduria. Il programma elettorale che indicava espressamente il 2030 dimostra esattamente il contrario.

Sconsigliare quei tempi non significa sconsigliare Manduria. Significa rispettare Manduria e la complessità della sfida.

Una candidatura a Capitale italiana della Cultura non può ridursi alla predisposizione di un dossier entro una scadenza. Richiede una visione, ricerca, progettazione, costruzione di reti, sostenibilità delle proposte e coinvolgimento delle istituzioni, degli operatori culturali, delle professionalità e dell’intera comunità.

Per me l’occasione mancata è questa: non l’esito finale della candidatura, che mi auguro sinceramente possa essere positivo, ma la possibilità di costruire per tempo un percorso realmente aperto, partecipato e condiviso.

Questa vicenda, tuttavia, è soltanto la goccia che ha fatto traboccare un vaso riempitosi nel tempo.

Il percorso politico mi ha formata e fatta crescere, ma ha anche reso più difficile, proprio nella mia terra, il riconoscimento della mia identità professionale.

In ambito professionale, ho scelto spesso di mettermi concretamente al servizio del territorio, lavorando sul campo accanto a colleghi/ghe e collaboratori/trici, senza ricercare visibilità o creare distanze. Troppo spesso, però, questa disponibilità è stata scambiata per una minore autorevolezza.

Le mie posizioni le ho assunte, anche con fermezza. Non le ho affidate ai quattro venti perché credevo nel confronto, nella lealtà e nella discrezione. Ma la discrezione non è assenza e il silenzio non è consenso.

Il mio intento non è attaccare le persone o alimentare uno scontro personale, distoglierebbe dal reale problema. Contesto un metodo e difendo un principio: scelte culturali tanto importanti richiedono programmazione, condivisione e rispetto delle competenze.

Oggi parlo per difendere la verità della mia posizione, la dignità del mio lavoro e il diritto di Manduria ad avere progetti all’altezza della propria storia».

 

Loredana Ingrosso

Consulente per lo sviluppo turistico, culturale e territoriale