Nazarena Savino: «Il futuro del nostro territorio passa da un turismo sostenibile, capace di creare valore senza consumare la natura»

Tra mare, dune e macchia mediterranea, la Salina dei Monaci, nel territorio di Manduria e nei pressi di Torre Colimena, rappresenta uno degli angoli naturalistici più suggestivi del litorale tarantino. Un luogo in cui storia, paesaggio e biodiversità convivono, offrendo al visitatore uno scenario di grande fascino ma, allo stesso tempo, estremamente delicato.
La Salina fa parte della Riserva Naturale Regionale Orientata del Litorale Tarantino Orientale. È un antico bacino salato costiero, separato dal mare da un cordone dunale e collegato ad esso attraverso un canale. L’area è caratterizzata da vegetazione tipica degli ambienti salmastri, come la salicornia, e dalla presenza della macchia mediterranea. È inoltre un importante punto di osservazione per numerose specie di uccelli acquatici e migratori, tra cui gli ormai celebri fenicotteri rosa.
Anche la sua storia racconta il profondo legame tra l’uomo e questo ambiente. Fonti del comune di Manduria ricordano che nel 1731, con l’arrivo dei monaci, l’area divenne una vera e propria struttura per la produzione del sale. Furono realizzati edifici per la lavorazione e il deposito, un canale con chiuse per regolare l’afflusso dell’acqua marina, una torre di guardia e una cappella, di cui oggi rimangono alcune testimonianze.
Un patrimonio che oggi non deve essere soltanto ammirato, ma soprattutto conosciuto, rispettato e preservato. Ed è proprio su questo punto che si concentra l’attenzione della dottoressa Nazarena Savino, manager del turismo, che richiama la necessità di sviluppare un nuovo modo di vivere e promuovere il territorio.
«La Salina dei Monaci non deve essere considerata semplicemente come un luogo bello da fotografare o visitare durante l’estate. È un ecosistema prezioso e fragile, e proprio per questo il turismo deve diventare uno strumento di tutela e non una fonte di pressione sull’ambiente», sottolinea la dottoressa Savino.
Secondo l’esperta, la sfida per il futuro è quella di costruire una proposta turistica capace di coniugare sviluppo economico, valorizzazione delle comunità locali e rispetto dell’ambiente.
«Fare turismo sostenibile significa accogliere il visitatore e, nello stesso tempo, educarlo alla conoscenza dei luoghi. Significa creare percorsi naturalistici, visite guidate, attività di birdwatching ed esperienze legate alle nostre tradizioni, evitando tutto ciò che può compromettere gli equilibri della riserva. Il turista deve diventare un ospite consapevole del territorio».
La tutela ambientale, dunque, non rappresenta un ostacolo allo sviluppo turistico. Può diventare, al contrario, uno dei suoi principali punti di forza.
«Oggi le persone cercano sempre più esperienze autentiche. Vogliono conoscere la storia di un luogo, incontrare chi lo vive, assaporarne i prodotti e scoprire la natura. Noi possediamo un patrimonio straordinario: dobbiamo imparare a raccontarlo con professionalità e, soprattutto, a custodirlo».
Un modello che potrebbe contribuire anche a superare la forte concentrazione dei flussi turistici nei soli mesi estivi, favorendo passeggiate naturalistiche, escursioni, educazione ambientale e visite esperienziali durante diversi periodi dell’anno.
«La vera sfida – conclude Nazarena Savino – è lasciare questo patrimonio alle generazioni future. Preservare la natura significa preservare anche la nostra identità e creare un turismo di qualità, capace di produrre economia, cultura e benessere per l’intero territorio».
La Salina dei Monaci può così diventare il simbolo di una nuova visione: non un turismo fatto soltanto di presenze e numeri, ma un turismo che protegge, racconta e valorizza. Perché la ricchezza più grande di un territorio non è semplicemente attirare visitatori, ma riuscire a far conoscere le proprie bellezze senza perderle.



