mercoledì 28 gennaio 2026


10/01/2026 09:45:57 - Manduria - Cultura

La toponomastica cittadina, oltre che essenziale nella localizzazione di edifici pubblici e privati, diviene, in un’ottica culturale, una singolare forma di conoscenza della storia locale, poiché racchiude in sé la memoria di personaggi ed eventi significativi del passato del luogo

Questa volta faremo un percorso un po’ lungo. Partendo da via Episcopio (strada che nasce da viale Piceno, con andamento verso Nord Est, parallela a Ovest di via per Oria) arriveremo in via vescovo Esilarato (strada che nasce dalla circonvallazione Taranto Lecce, con andamento verso Nord, parallela a est di via Giuseppe De Nittis), via vescovo Reparato (strada che nasce da via per Francavilla, con andamento verso  Nord Est, parallela a sud della nuova via vescovo Opportuno) per finire in via vescovo Opportuno (strada che nasce da via per Francavilla, con andamento verso Nord Est, parallela a Nord della nuova via Vescovo Reparato, prospiciente via Alberto Savinio).

La toponomastica cittadina, oltre che essenziale nella localizzazione di edifici pubblici e privati, diviene, in un’ottica culturale, una singolare forma di conoscenza della storia locale, poiché racchiude in sé la memoria di personaggi ed eventi significativi del passato del luogo, contribuendo a costruire un senso diffuso di identità locale e di appartenenza alla comunità cittadina.

Ed ecco tali valori riflettersi visivamente nelle targhe stradali  che denominano vie e piazze cittadine, delle quali esse diventano silenziose e imperiture custodi.

Di un Episcopio a Manduria scrive L. Tarentini nella sua opera “Manduria Sacra”, citando un manoscritto di Gregorio Schiavoni (“Ricerche storiche sulla fondazione della città di Manduria”) nel quale si legge della presenza nella nostra città di un Vescovo, la cui residenza (appunto l’Episcopio) era fissata, dalla tradizione orale a lui contemporanea, in uno spazio dettagliatamente descritto come un recinto, collocato tra la porta di Nettuno e il palazzo Corcioli. All’interno di tale spazio, il Tarentini individua la cappella della Madonna della Misericordia, ritenuta essere probabilmente la chiesa dove il Vescovo esercitava il proprio magistero pastorale. Inoltre egli, non trovando altre notizie dell’Episcopio, ritiene plausibile ciò che scrive lo Schiavoni considerando che l’Apostolo Pietro, primo ad evangelizzare il nostro territorio, era solito ordinare un Vescovo affinché questi proseguisse la sua opera presso il popolo. Un luogo necessario dunque l’Episcopio, residenza dei Vescovi succedutisi nel tempo, almeno fino alla sua distruzione, avvenuta ad opera dei Longobardi. Il primo a scrivere circa l’esistenza di una sede vescovile a Manduria in epoca alto medievale è Alessandro Di  Meo (teologo e storico del XVIII secolo) il quale, relativamente all’anno 575, scrive che fra i vescovadi non ancora soppressi dai Longobardi figura anche Manduria. Altri studiosi riportano la notizia dell’esistenza di un Episcopio nella nostra città, fra cui Francesco Carabellese (in “L’Apulia e il suo Comune nell’Alto Medioevo”, 1905) e  Giovanni Colella (“Toponomastica pugliese dalle origini alla fine del Medio Evo”, 1914).

Altre fonti sono indagate dallo studioso G. P. Capogrosso, a sostegno della presenza di un vescovo nella Manduria del VII secolo: gli atti del Concilio Lateranense tenutosi nell’anno 649, consultando i quali (in una raccolta del 1764, a cura dell’arcivescovo Mansi) emerge più volte il nome di un vescovo manduriano che partecipa al Concilio e ne sottoscrive gli atti: Reparato. Singolare resta il fatto che la figura di tale prelato viene condivisa con altre diocesi (Monterano, Martirano, attualmente soppresse), le quali ne rivendicano l’appartenenza alla propria sede, in virtù della dicitura contenuta negli atti: “Reparato Manturianense episcopo”. D’altro canto però, lo storico napoletano Carlo Troya, nella sua opera “Codice diplomatico longobardo”, relativo agli anni dal 568 al 774, riporta chiaramente, fra i partecipanti al Concilio del 649, Reparato vescovo di Manduria, sostenendo altresì che, a quella data, la città non risulta ancora occupata dai longobardi.

Oltre a Reparato, nella diocesi Manturianense sono attestati altri due prelati.

Si tratta di Esilarato, il quale, a conclusione di un Sinodo presieduto da papa Agatone nel 680 (celebrato in vista del III Concilio di Costantinopoli, 680-681), ne sottoscrive le conclusioni, e di Opportuno che avrebbe partecipato al Concilio celebrato a Roma nel 721, presieduto da papa Gregorio II.

Bibliografia e sitografia

Brunetti P., “Manduria tra storia e leggenda”, Barbieri/Selvaggi ed., Manduria 2007;

Capogrosso G. P., “Una sede vescovile medioevale in Manduria”, in

https://www.nuovomonitorenapoletano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2213:una-sede-vescovile-medioevale-in-manduria&catid=87&Itemid=28

Coco, R. G., “Manduria tra Taranto e Capo d’Otranto”, Centro Culturale Giulia Selvaggi, Manduria 2009;

Tarentini, sac. L., “Manduria Sacra”, nuova ed. a cura di E. Dimitri, Barbieri, Manduria 2000.