giovedì 19 febbraio 2026


18/02/2026 10:02:52 - Manduria - Attualità

«Qui in Puglia la carne equina fa parte della cultura alimentare da generazioni, tramandata dai nonni ai figli: proporre il divieto di macellazione equina significa cancellare con un tratto di penna intere attività, sacrifici di una vita, posti di lavoro, artigianato locale e filiere controllate»

Sono state depositate alla Camera le proposte di legge delle deputate Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (Avs) che vietano la macellazione degli equini.

La Commissione Agricoltura di Montecitorio ha iscritto i provvedimenti all’ordine del giorno e in questi giorni si lavora su testo base e possibili audizioni ed emendamenti; dopo il via libera della Commissione, il pacchetto potrà approdare in aula per il voto.

Sull’argomento raccogliamo lo sfogo di Salvatore Guerriero, titolare di una macelleria che da oltre mezzo secolo commercializza la carne equina.

«Sono arrabbiato, deluso e amareggiato» le parole di Salvatore Guerriero.

«Dal 1975 la nostra è una macelleria equina. Non è un capriccio commerciale, non è una moda: è lavoro, è storia familiare, è identità del territorio. Qui in Puglia la carne equina fa parte della cultura alimentare da generazioni, tramandata dai nonni ai figli. È una tradizione radicata, conosciuta, rispettata e scelta liberamente da migliaia di persone.

Proporre il divieto di macellazione equina significa cancellare con un tratto di penna intere attività, sacrifici di una vita, posti di lavoro, artigianato locale e filiere controllate. Significa decidere dall’alto cosa devono mangiare le persone, ignorando le realtà dei territori e chi ci vive ogni giorno.

Noi non siamo abusivi, non siamo improvvisati. Lavoriamo con norme sanitarie severe, tracciabilità, controlli veterinari e rispetto degli animali. Dietro un banco non c’è solo carne: ci sono famiglie, mutui, dipendenti, clienti affezionati da 50 anni.

Le scelte etiche individuali sono legittime e vanno rispettate. Ma imporle per legge a tutti, distruggendo attività oneste e tradizioni locali, non è tutela: è cancellazione.

Chiedo ascolto e confronto vero, non decisioni ideologiche prese lontano da chi ogni mattina alza la serranda. Perché dietro quella serranda c’è una storia che merita rispetto».