mercoledì 25 febbraio 2026


24/02/2026 09:15:36 - Manduria - Attualità

La luce (quella giusta, nella giusta quantità, al momento giusto) non è solo una questione di comfort. È una questione di salute visiva, di sviluppo, di apprendimento. E come tale, merita la stessa attenzione che dedichiamo ai libri di testo, ai programmi scolastici e alle lavagne interattive

Se chiedessimo ai genitori quali sono i fattori più importanti per il benessere dei loro figli a scuola, probabilmente sentiremmo parlare di banchi ergonomici, aria fresca, insegnanti motivati. La luce? Probabilmente finirebbe in fondo alla lista. Eppure, come optometrista, ogni volta che un bambino entra nel mio studio con occhi stanchi, mal di testa dopo scuola o una miopia che avanza a velocità preoccupante, una delle prime domande che mi pongo è: in che tipo di ambiente visivo trascorre le sue ore scolastiche?

La risposta, quasi sempre, riguarda la luce.

Una normativa che (finalmente) prende sul serio gli occhi dei nostri figli

In Italia esistono norme tecniche specifiche per l'illuminazione degli ambienti scolastici che, nella loro sobrietà burocratica, nascondono una grande attenzione alla salute visiva. Il punto di riferimento principale è la UNI 10840:2007 — "Luce e illuminazione – Locali scolastici – Criteri generali per l'illuminazione artificiale e naturale" — che si affianca alla più generale UNI EN 12464-1 sull'illuminazione dei posti di lavoro.

Cosa prevedono, in concreto? I valori minimi di illuminamento (cioè la quantità di luce che arriva sul piano di lavoro, misurata in lux) sono:

  • 300 lux per le aule scolastiche
  • 500 lux per lavagne e zone di lettura in biblioteca
  • Indice di abbagliamento (UGR) inferiore a 19, per evitare che le sorgenti luminose disturbino la visione
  • Indice di resa cromatica (CRI) pari o superiore a 80 — e idealmente sopra 90 — per garantire che i colori siano percepiti in modo naturale

L'abbagliamento, in particolare, è un parametro che nella pratica clinica mi trovo spesso a dover "declinare" ai genitori: una lampada troppo luminosa o mal posizionata non è solo scomoda, ma affatica i muscoli oculari in modo silenzioso e continuo, esattamente come un rumore di fondo che non senti ma che ti stanca ugualmente.

Il DM 18 dicembre 1975 — che sembra lontanissimo ma è ancora in vigore — stabiliva già che "l'illuminazione naturale e artificiale degli spazi scolastici deve assicurare il massimo conforto visivo", con preferenza per la componente diretta rispetto a quella diffusa. Un principio semplice ma ancora attualissimo.

Quello che la scienza ci dice: luce naturale contro la miopia

Qui arrivo al punto che, come optometrista, mi sta più a cuore.

I dati sull'epidemia di miopia tra i giovani sono ormai inequivocabili. Secondo una revisione pubblicata su British Journal of Ophthalmology (Holden et al., 2016), entro il 2050 circa il 50% della popolazione mondiale sarà miope e quasi un miliardo soffrirà di miopia elevata, con tutti i rischi correlati (distacco di retina, glaucoma, maculopatia). Un'analisi più recente pubblicata su Investigative Ophthalmology & Visual Science (Rudnicka et al., 2023) segnala che dal 1990 al 2023 la percentuale di giovani miopi è più che triplicata, passando dal 24% al 36%.

La pandemia ha accelerato il fenomeno: i lockdown hanno ridotto drasticamente il tempo trascorso all'aperto, e i dati clinici che ho visto nel mio studio in quegli anni lo confermavano in modo evidente.

Perché la luce naturale è così importante? Il meccanismo è affascinante. La luce solare intensa stimola la retina a rilasciare dopamina, un neurotrasmettitore che rallenta l'allungamento assiale del bulbo oculare — cioè il processo biologico alla base della miopia. Nelle aule scarsamente illuminate, o peggio con luce fluorescente tremolante, questo segnale di "stop" viene meno.

Un articolo di riferimento su Ophthalmology (He et al., 2015, studio CLEERE) ha dimostrato che bambini che trascorrevano 40 minuti aggiuntivi all'aperto ogni giorno mostravano un'incidenza di miopia significativamente inferiore rispetto al gruppo di controllo. L'International Myopia Institute raccomanda ormai come standard clinico almeno due ore al giorno di attività all'aperto per i bambini in età scolare.

La "luce giusta" in aula: non solo quanti lux, ma che tipo di luce

Una cosa che spiego spesso ai genitori è la differenza tra quantità e qualità della luce. Si può avere un'aula tecnicamente "a norma" in termini di lux e trovarsi ugualmente in un ambiente visivamente stressante.

Alcuni parametri che la ricerca indica come rilevanti per il benessere visivo scolastico:

Temperatura di colore: Le lampade a luce "neutra" (intorno ai 4000 K) o "fredda" (5000–6500 K) favoriscono attenzione e concentrazione durante le ore mattutine, mentre luci più calde possono aiutare in momenti meno intensi. Uno studio pubblicato su Lighting Research & Technology (Mott et al., 2012) ha mostrato correlazioni tra luce ad alta temperatura di colore e migliori performance cognitive nei bambini.

Assenza di sfarfallio (flicker): Le vecchie lampade fluorescenti con flicker intorno ai 100 Hz possono causare affaticamento oculare anche senza che il bambino se ne accorga consciamente. I LED moderni, se di buona qualità, eliminano questo problema.

Luce naturale come priorità: La normativa UNI 10840 è chiara su questo: la luce naturale va massimizzata, e quella artificiale deve integrarla, non sostituirla. Le finestre devono essere ampie e i sistemi di oscuramento (veneziane, tende) usati per evitare abbagliamento diretto, non per eliminare la luce solare.

Illuminazione dinamica (Human Centric Lighting): Le ricerche più recenti puntano verso sistemi che regolano automaticamente intensità e temperatura della luce nel corso della giornata, imitando il ritmo del sole. Studi pubblicati su LEUKOS e Building and Environment mostrano miglioramenti nell'attenzione, nella qualità del sonno e nella performance scolastica in aule dotate di questi sistemi.

Il mio ruolo, da optometrista e poco piu’: tra l'aula e lo studio

Il mio lavoro non si ferma alla valutazione visiva funzionale. Ogni bambino che visito è anche un bambino che trascorre sei-otto ore in un ambiente visivo che non ha scelto e che spesso non è ottimale. Ecco perché ritengo fondamentale un dialogo con le scuole, i genitori e i progettisti.

Alcune raccomandazioni pratiche che condivido regolarmente con le famiglie:

  • Verificare che l'aula del proprio figlio abbia luce sufficiente e non crei abbagliamento (una semplice osservazione durante un'ora di lezione può rivelare molto)
  • Abituare i bambini a fare pause visive ogni 20 minuti secondo la regola 20-20-20 del Dr. Jeffrey Anshel - 1991 (20 secondi a fissare un oggetto a 20 piedi di distanza, circa 6 metri)
  • Promuovere il tempo all'aperto non solo per la salute fisica, ma come vera e propria "terapia visiva"
  • Richiedere alle scuole informazioni sull'ultima verifica illuminotecnica degli spazi

Conclusione: la luce è un ingrediente educativo

In fondo, ogni insegnante sa benissimo che un'aula buia è un'aula dove è difficile imparare. Ma raramente questo viene tradotto in azioni concrete e consapevoli. La normativa italiana c'è ed è ben strutturata; la ricerca internazionale ci dà indicazioni sempre più precise su cosa funziona davvero.

Il punto è che la luce — quella giusta, nella giusta quantità, al momento giusto — non è solo una questione di comfort. È una questione di salute visiva, di sviluppo, di apprendimento. E come tale, merita la stessa attenzione che dedichiamo ai libri di testo, ai programmi scolastici e alle lavagne interattive.

I nostri occhi, specialmente quelli dei bambini, lo chiedono silenziosamente ogni giorno.

 

Fonti e riferimenti

  • UNI 10840:2007 – Luce e illuminazione – Locali scolastici – Criteri generali per l'illuminazione artificiale e naturale
  • UNI EN 12464-1:2011 – Illuminazione dei posti di lavoro – Posti di lavoro in interni
  • DM 18 dicembre 1975 – Norme tecniche aggiornate relative all'edilizia scolastica
  • Holden BA et al. (2016). Global Prevalence of Myopia and High Myopia and Temporal Trends from 2000 through 2050. Ophthalmology, 123(5):1036–42.
  • He M et al. (2015). Effect of Time Spent Outdoors at School on the Development of Myopia Among Children in China. JAMA, 314(11):1142–8.
  • Rudnicka AR et al. (2023). Trends in childhood myopia prevalence 1990–2023. Investigative Ophthalmology & Visual Science.
  • Mott MS et al. (2012). Illuminating the Effects of Dynamic Lighting on Student Learning. SAGE Open.
  • International Myopia Institute – Clinical Management Guidelines (aggiornamento 2023). Disponibile su: myopiainstitute.org
  • CIBSE (Chartered Institution of Building Services Engineers) – Lighting Guide LG5: The Visual Environment for Display Screen Use.

Articolo a scopo divulgativo. Per qualsiasi problema visivo si raccomanda di rivolgersi a uno specialista della visione.

 

Roberto Dicursi,

dottore in Ottica e Optometrista

dottore in Ingegneria Civile e Ambientale

CENTRO OPTOMETRICO SANTA LUCIA di Manduria