Uno dei ragazzi soccorsi: «Nel mio Paese rischiavo la vita. In Libia ci avevano detto che ci avrebbero portato a Lampedusa; invece, ci hanno picchiato e ci hanno fatto saltare in mare»

Si è concluso alle ore 17 circa di ieri nel porto di Bari lo sbarco delle 14 persone soccorse venerdì scorso dalla Life Support, la nave di ricerca e soccorso di EMERGENCY, nelle acque internazionali della zona SAR libica.
I naufraghi erano stati portati in salvo dalla nave dell’Ong venerdì 27 febbraio mattina, quando una barca non identificata in vetroresina ha avvicinato a velocità sostenuta la Life Support fino ad una distanza di circa 70 metri e le persone a bordo sono saltate in acqua chiedendo aiuto. Gli operatori di EMERGENCY sono intervenuti prontamente soccorrendo e portando tutti al sicuro sulla Life Support.
“Abbiamo da poco concluso lo sbarco dei 14 naufraghi soccorsi in questa missione – afferma Domenico Pugliese, Comandante della Life Support di EMERGENCY -. Ringraziamo le autorità che ci hanno accolto e i volontari di Bari che ci hanno assistito: anche grazie a loro le operazioni di sbarco si sono svolte senza difficoltà. Auguriamo ai naufraghi appena arrivati a terra il meglio per il loro futuro, che possano avere una vita migliore di quella che si sono lasciati alle spalle. Ora la Life Support si prepara a una nuova missione nel Mediterraneo centrale”.
I 14 uomini soccorsi, compreso un minore non accompagnato, erano partiti dalle coste libiche e provengono da Afghanistan, Pakistan e Somalia, paesi devastati da conflitti, violenze, povertà estrema e insicurezza alimentare.
“I naufraghi ci hanno raccontato del loro viaggio molto complesso e rischioso - commenta Annachiara Burgio, mediatrice culturale a bordo della Life Support di EMERGENCY –. Molti ci hanno anche riportato di detenzioni arbitrarie avvenute in Libia, dove alcuni di loro sono rimasti mesi imprigionati e senza vedere la luce del sole, mentre altri sono rimasti a lungo rinchiusi in una stanza con altre sessanta persone, in condizioni igienico sanitarie pessime. In tanti, inoltre, hanno segni di tortura fisica sul proprio corpo. Auguriamo a tutti, in questa nuova fase della propria vita, di trovare la protezione che cercano”.
“In Pakistan studiavo, ma nel mio villaggio, vicino al confine con l’Afghanistan, c’erano sempre combattimenti e non mi sentivo al sicuro, per questo ho deciso di partire – ha raccontato agli operatori di EMERGENCY uno dei ragazzi soccorsi –. Ho viaggiato in aereo fino alla Libia, dove sono stato un anno in prigionia prima di partire e dove mi hanno picchiato ripetutamente chiedendomi soldi. Eravamo in una casa, ci tenevano richiusi in una stanza in circa 35 persone senza bagno, senza cibo e con poca acqua, senza mai uscire o vedere la luce del sole. Mangiavamo una sola volta al giorno e abbiamo passato mesi nell’attesa di una barca. Alla fine, quando eravamo in mezzo al mare ed è comparsa la sagoma della vostra nave, i piloti della barca su cui eravamo ci hanno intimato di saltare in acqua. In Italia spero di incontrare persone migliori».
Un altro dei ragazzi soccorsi, che nel suo Paese era minacciato di morte, ha condiviso la sua esperienza della traversata del Mediterraneo: “Non so con chi parlassi in Libia, è probabile fosse la mafia. Ci hanno detto che ci avrebbero portato a Lampedusa, non sapevamo che ci avrebbero gettato in mare. Sulla barca in cui abbiamo iniziato la traversata, avevano i volti coperti da un panno. Ci hanno picchiato e colpito alla testa e alla mano con una pistola; in seguito alle percosse a un mio amico usciva sangue dalla testa, ho rischiato lo stesso anch’io ma mi sono protetto con una mano. Appena hanno visto la vostra nave, gli uomini dal volto coperto hanno avvicinato la barca alla nave e ci dicevano di saltare giù, di saltare in acqua. Noi non saltavamo perché avevamo paura, ma loro hanno continuato a colpirci con il calcio della pistola finché non ci siamo visti costretti a saltare in acqua. Per fortuna, grazie a voi, è finita bene. Ora vorrei far venire qui anche la mia famiglia e la mia ragazza”.
Testimonianze che ci ricordano, ancora una volta, che le politiche di esternalizzazione delle frontiere e di chiusura portate avanti da Italia e Unione Europea fanno arricchire i trafficanti, mettendo a rischio migliaia di persone in movimento. EMERGENCY ribadisce la necessità di porre la tutela della vita al centro delle politiche per il Mediterraneo, di rafforzare la capacità di soccorso con una missione SAR europea e di ampliare le vie legali e sicure di ingresso in Europa.
Con lo sbarco di ieri la Life Support conclude la sua quarantesima missione nel Mediterraneo centrale, operando in questa regione dal dicembre 2022. Durante questo periodo, la nave ha soccorso complessivamente 3.248 persone.

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