«Mi hanno insegnato a costruire da zero una semplice rete neurale: insieme alla dott.ssa Shalini Epari, abbiamo sviluppato questo modello informatico per studiare alcune particelle ancora solo ipotizzate dalla teoria, i cosiddetti leptoni “vector-like”, cercando di distinguere nei dati sperimentali i possibili segnali di queste particelle dai fenomeni di fondo più comuni»

C’è chi sogna di fare il calciatore, chi l’artista, e chi invece è attratto dalle leggi profonde dell’universo. Tra questi ultimi c’è Flavio Carlo Chimienti, 18 anni da festeggiare il primo aprile prossimo, studente del quinto anno di liceo scientifico “De Sanctis -Galilei” di Manduria. Nel suo percorso di studi, brilla per l’impegno costante, per i brillanti risultati, nonché per il suo spiccato interesse per la Fisica. Interesse che lo ha portato, nei giorni scorsi, a visitare il centro di ricerca europeo CERN di Ginevra, uno dei più importanti centri di ricerca scientifica al mondo.
«Ho sempre desiderato fare questa esperienza e, per la verità, già l’anno scorso ne avevo avuto un assaggio recandomi, per una settimana, all’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), nella sua sezione di Frascati, con 40 miei colleghi che provenivano da tutta Europa» ci racconta Flavio Carlo Chimienti. «Questo del CERN, però, era un sogno che volevo assolutamente realizzare».
Non è stato per nulla facile ottenere il pass per visitare il prestigioso centro di ricerca svizzero: qui scienziati provenienti da ogni parte del pianeta collaborano per studiare la struttura fondamentale della materia e le forze che governano il cosmo.
«L’estate scorsa ho deciso che avrei proposto la mia candidatura su qualsiasi mail disponibile del CERN: qualcuno mi avrebbe pur risposto. Effettivamente, dopo una serie di tentativi vani, un giorno, poco prima di Natale, ha fatto capolino una mail che proveniva dal segretariato di ATLAS (uno dei principali esperimenti che si tengono a Ginevra) che accettava la mia richiesta e mi offriva l’opportunità di lavorare fianco a fianco, per cinque giorni, con una responsabile del suddetto esperimento».
Con una valigia colma di … emozione, Flavio è dunque partito alla volta di Ginevra.
«Quando sono approdato lì ero in parte spaesato, data l’immensità della struttura, ma, soprattutto, ero emozionatissimo, specialmente quando sono stato immatricolato e quando ho potuto conoscere la dott.ssa Shalini Epari, PhD (Dottorato di Ricerca), che ha potuto farmi da Cicerone. La prima cosa che mi ha colpito di questa dottoressa è stata proprio la sua grande disponibilità e preparazione: pensate che, se uno dei suoi studi dovesse essere verificato mediante dati sperimentali, potrebbe essere persino candidata al Premio Nobel per la Fisica».
Un’esperienza che resterà scolpita nella memoria di Flavio.
«Durante quei giorni ho potuto immergermi pienamente nella realtà scientifica del CERN, alternando momenti di studio a visite nei laboratori e nelle sale di controllo. Ho avuto la possibilità di osservare da vicino diversi ambienti operativi, tra cui l’esperimento NA62 (una diramazione dell’acceleratore SPS con cui si studiano processi fisici rarissimi), che ho potuto vedere direttamente a circa venti metri di profondità. Ho inoltre visitato alcune delle principali sale di controllo, tra cui quelle di ATLAS e dello stesso NA62, oltre al CERN Control Centre, il cuore da cui viene coordinato il funzionamento dell’intera catena di acceleratori.
Parallelamente, guidato passo dopo passo dalla dott.ssa Shalini Epari, ho preso parte a un piccolo progetto di analisi dati. Lei stessa aveva quasi trasformato l’esperienza in una sorta di scommessa personale: insegnare a uno studente liceale, senza particolari conoscenze pregresse, a costruire da zero una semplice rete neurale. Al termine del lavoro ha scherzosamente ammesso di aver vinto la scommessa. Insieme abbiamo sviluppato questo modello informatico per studiare alcune particelle ancora solo ipotizzate dalla teoria, i cosiddetti leptoni “vector-like”, cercando di distinguere nei dati sperimentali i possibili segnali di queste particelle dai fenomeni di fondo più comuni.
Anche i momenti informali, come i pranzi con i suoi colleghi, si sono rivelati occasioni preziose di apprendimento: ho potuto comprendere meglio il funzionamento dei diversi componenti del rivelatore ATLAS e scoprire la complessa organizzazione tecnica e logistica che permette a una struttura scientifica internazionale come il CERN di operare quotidianamente. Tutte queste attività si sono svolte naturalmente in lingua inglese, che rappresenta la lingua di lavoro del laboratorio e il mezzo di comunicazione tra ricercatori provenienti da tutto il mondo.
Durante la mia permanenza, inoltre, mi è capitato di incontrare la dott.ssa Fabiola Gianotti (ex direttrice generale del CERN) orgoglio, tutto al femminile, italiano che, come me, condivide la passione per la fisica e per la musica. In uno degli ultimi giorni ho anche avuto modo di conoscere, in veste di visitatore, Robert Cailliau, uno dei co-inventori del World Wide Web (W.W.W.), come anche Samuel C. C. Ting, Premio Nobel per la Fisica, che al momento dirige un esperimento sulla Stazione Spaziale Internazionale».
Camminare nei luoghi dove lavorano fisici e ricercatori di fama internazionale significa ha permesso al giovane studente manduriano di toccare con mano il mondo della scienza che sogna di raggiungere.
«Ovviamente, una simile full immersion nella fisica e nel mondo che la circonda non poteva che confermare ciò che credo sia la mia strada futura: la fisica. E magari, in un futuro prossimo, un bel dottorato al CERN.
Un ringraziamento particolare va anche al prof. Carmelo Cosimo Prisciano e alla prof.ssa Carmela Campanale, che mi hanno incoraggiato lungo tutto il percorso, condividendo quella che era partita come una mia iniziativa personale».
Con la stessa dedizione e lo stesso spirito di sacrificio che lo hanno portato fin qui, non è difficile immaginare che questo sogno possa, un giorno, diventare realtà.
La sua storia dimostra come l’impegno, la curiosità e la determinazione possano aprire porte straordinarie, anche per un giovane studente che oggi siede tra i banchi del liceo, ma che domani potrebbe contribuire alle grandi scoperte della scienza.

