sabato 21 marzo 2026


21/03/2026 08:27:43 - Sava - Attualità

Il confronto attivo con le esperte del Centro Antiviolenza Barbara Serio, Cristina Pulpo, Teresa Tatullo e Sandra Patricia Zapata si è rivelato un’occasione preziosa per riflettere sul cambiamento culturale e sulla lotta contro i pregiudizi

Un paio di jeans, una tuta, un pigiama, un abito a fiori… Non sono solo indumenti, ma frammenti di storie di donne che ci costringono a guardare in faccia i pregiudizi sulla violenza di genere.

Dal 16 al 21 marzo, i locali dell’istituto I.I.S.S. “Del Prete-Falcone” di Sava, durante le Giornate dello studente, sono diventati il teatro di una riflessione profonda grazie alla mostra itinerante “Com’eri vestita? – Whatwereyouwearing?”, ispirata al progetto nato nel 2013 negli Stati Uniti presso il Centro di Educazione contro gli stupri dell’Università dell’Arkansas.

L'iniziativa, nata in collaborazione con il Centro Antiviolenza “Rompiamo il Silenzio” di Manduria, è un invito aperto a tutta la comunità: docenti, allievi e famiglie.

Non a caso, il titolo della mostra riprende quella domanda che, ancora oggi, viene rivolta troppo spesso alle donne che hanno subito violenza: "Com’eri vestita?". È una frase che nasconde un'insidia terribile, la cosiddetta vittimizzazione secondaria: l'idea che l'abbigliamento possa in qualche modo giustificare o attenuare la colpa di un abuso.

L’installazione, curata dalle operatrici del centro, che hanno prima guidato i ragazzi delle classi 2ª e 3ª A dell’indirizzo Meccanica e meccatronica ad una riflessione sul tema del consenso, scardina un pregiudizio radicato, esponendo abiti che riproducono fedelmente quelli indossati dalle vittime al momento della violenza.

Guardandoli e scoprendo le storie delle donne che li hanno indossati, scopriamo una verità semplice quanto illuminante: si tratta di vestiti comuni, quotidiani. La dimostrazione visiva che la responsabilità dell’abuso non è mai di chi lo subisce, ma solo di chi lo compie.

Un percorso guidato verso l'empatia che rientra nella progettualità trasversale dell’Educazione civica e va ad implementare lo sviluppo di un lessico emotivo, il decentramento cognitivo, il "mettersi nei panni dell'altro" e l'Educazione alla cittadinanza attiva e inclusiva.

La mostra non è stata solo un’esposizione passiva. Nelle giornate del 16, 17, 20 e 21 marzo (dalle ore 9 alle 12), il confronto attivo con le esperte del Centro Antiviolenza, Barbara Serio, Cristina Pulpo, Teresa Tatullo e Sandra Patricia Zapata, si è rivelato un’occasione preziosa per riflettere sul cambiamento culturale e sulla lotta contro i pregiudizi.

Il loro contributo è stato fondamentale per riflettere sulla forza delle storie e per trasformare l'emozione in consapevolezza e promuovere una cultura del rispetto e della responsabilità collettiva.

Un’occasione formativa preziosa. Partecipare significa schierarsi, imparare a riconoscere gli stereotipi e impegnarsi a costruire una società dove nessuno debba più sentirsi colpevole per ciò che indossa.

“Un segnale forte contro il silenzio e il pregiudizio” come ha sottolineato la dirigente, Pierangela Scialpi, “perchè educare le giovani generazioni alla consapevolezza di sé e al pensiero libero e autonomo è il primo passo verso un cambiamento culturale contro ogni forma di prevaricazione fisica e morale”.