sabato 21 marzo 2026


21/03/2026 16:56:11 - Salento - Cultura

L’esposizione è incentrata sul XIII canto dell’Inferno dantesco e permetterà di ammirare, in particolare, quattro sculture in legno d’ulivo intorno alle quali è stato elaborato un catalogo contenente anche i saggi di alcuni docenti dei Dipartimenti di Beni Culturali, di Scienze Umane e Sociali e di Studi Umanistici

In occasione del Dantedì, sarà inaugurata il prossimo 25 marzo, alle 18, al museo “Sigismondo Castromediano” di Lecce, la mostra intitolata “Perché mi scerpi? La selva ferita, il legno redento” a cura di Luca Maschio, dottorando in Scienze del Patrimonio culturale all’Università del Salento, e Massimiliano Rossi, docente di Storia della critica d’arte presso lo stesso ateneo.

L’esposizione è incentrata sul XIII canto dell’Inferno dantesco e permetterà di ammirare, in particolare, quattro sculture in legno d’ulivo intorno alle quali è stato elaborato un catalogo contenente anche i saggi di alcuni docenti dei Dipartimenti di Beni Culturali, di Scienze Umane e Sociali e di Studi Umanistici. Il volume, pubblicato con il patrocinio dell’Università del Salento, sarà ospitato nella collana Medietas del Centro Studi Medievali d’Ateneo.

Durante l’inaugurazione della mostra sarà trasmessa la registrazione, realizzata per l’occasione negli spazi del Museo, dell’esecuzione di una partitura inedita nella sua versione originale per coro e orchestra: l’Inno popolare a Dante, composto nell’aprile del 1863 dal celebre compositore pugliese Saverio Mercadante, considerato uno dei massimi artisti europei del XIX secolo, su testo poetico dello scrittore e patriota italiano Luigi Settembrini. L’opera è stata eseguitadall’Orchestra e dal Coro del Conservatorio di Musica Tito Schipa di Lecce sotto la direzione del Maestro Michele Nitti (Maestro del coro Francesco Muolo), che ha curato la trascrizione della partitura di Mercadante a partire dagli autografi custoditi a Napoli, consentendo così ad una pagina dimenticata della nostra storia musicale di tornare a vivere. Una curiosità: il Maestro Nitti, deputato nella XIII legislatura, fu il primo firmatario della mozione parlamentare che nel 2020 portò il Ministero della Cultura all'istituzione del Dantedì.

«Perché mi scerpi?» Così una pianta secca interpella il pellegrino nel XIII canto dell’Inferno. Le stesse parole che – secondo gli autori Maschio e Rossi - gli ulivi del Salento, se potessero parlare, rivolgerebbero oggi a noi. Tra incendi e malattia, tra incuria e oblio, un paesaggio millenario è diventato ferita aperta. Da questa frattura nasce il progetto: quattro scultori tornano all’ulivo – materia aspra, viva, simbolica – per misurarsi con esso in un agone che è insieme confronto artistico e resa dei conti interiore. La scultura diventa così gesto di ascolto e responsabilità, tentativo di dare forma a una domanda che non riguarda solo gli alberi ma la nostra identità. 

Il progetto intende infatti interrogare lo spettatore sullo scenario critico che da anni attraversa il territorio: un paesaggio reso brullo e desertico dall’epidemia di Xylella e dagli incendi che hanno devastato anche ciò che era sopravvissuto al contagio. Dinanzi a tale contesto, la metafora dantesca del suicidio si estende a una riflessione più ampia sul rischio di un “suicidio” ambientale e identitario, che chiama in causa responsabilità collettive e coscienze individuali.

L’inaugurazione, fissata simbolicamente per il 25 marzo prevede, oltre alla lettura del XIII canto, i saluti istituzionali della rettrice Maria Antonietta Aiello, del direttore Giuseppe Spedicati e del presidente Luigi Puzzovio del Conservatorio Tito Schipa; gli interventi dei curatori, del direttore del Polo Biblio-Museale di Lecce Luigi De Luca, della prorettrice Beatrice Stasi e del prorettore Francesco Somaini.

Le quattro sculture di Virgilio Pizzoleo (Poggiardo, 1972), Antonio D’Aquino (Poggiardo, 1978), Pompilio Calati (Poggiardo, 1981) e Marco Maschio (Poggiardo, 1991) saranno esposte presso la Pinacoteca del Museo Sigismondo Castromediano di Lecce fino al 31 maggio.