Hanno relazionato Clemente Magliola, Giuseppe Pio Capogrosso, Leo Girardi e Giovanni Sammarco
Ecco il resoconto dell’attività di formazione e informazione che l’associazione “Plinio il Vecchio” ha tenuto nella settimana appena trascorsa.
Settimana 17-20marzo 2026
Martedì 17 marzo: dr. Clemente Magliola “Biodiversità e resilienza” – parte seconda

La biodiversità attualmente esistente è il risultato di circa 4 miliardi di anni di evoluzione.
Tutti gli organismi viventi o vissuti in passato si sono sviluppati da un microrganismo originario attraverso processi di mutazione e selezione.
La stragrande maggioranza, il 99%, di questa diversità è ormai scomparsa in conseguenza di cambiamenti climatici nel corso delle ere geologiche e successivamente come conseguenza di un avvicendarsi, ma che indica che è il cambiamento, e non la staticità, a contraddistinguere la vita sulla Terra.
le risorse biologiche, come le risorse minerarie, idriche, ecc., costituiscono un patrimonio naturale fondamentale per il genere umano.
È forte il timore che la massiccia influenza dell'uomo sul pianeta possa cagionare ulteriori e più veloci cambiamenti con perdite di diversità e pericolo per la sostenibilità della vita sul globo. La biodiversità è infatti minacciata di erosione e in molti casi di scomparsa di specie a un ritmo preoccupante che non ha precedenti negli ultimi 65 milioni di anni.
Sono stati esposti i meccanismi attraverso cui la biodiversità viene erosa tra cui, perdita e frammentazione di habitat, sfruttamento eccessivo, agricoltura, urbanizzazione ecc.
Successivamente sono state elencate alcune delle cause principali che portano alla perdita o riduzione di biodiversità: incremento demografico, esplosione dei consumi, scarse conoscenze degli ecosistemi e delle specie animali, vegetali e microbiche, errata valutazione dell'entità delle risorse.
Solo il superamento delle cause può arrestare la perdita di diversità.
Dalla presa di coscienza di questa emergenza ha preso vita ormai da qualche decennio, a livello internazionale e nei diversi Paesi del mondo, una strategia di salvaguardia della diversità biologica per il benessere dell'umanità.
È stato fatto un excursusstorico delle principali iniziative di cooperazione dal livello mondiale a quello nazionale: commissioni, conferenze generali, programmi internazionali, accordi.
Gli argomenti del prossimo incontro saranno: oltre la crescita economica, protezione della biodiversità e resilienza alimentare, nuovi modelli di sviluppo.
Mercoledì 18 marzo: avv. Giuseppe Pio Capogrosso “Manduria dall’Unità alla Grande Guerra: il rafforzamento dell’identità nazionale”

L'intervento dell'avv. Giuseppe Pio Capogrosso ha offerto alla folta platea un ritratto vivido e documentato dell'impatto della Prima Guerra Mondiale sulla comunità di Manduria, intrecciando ricordi familiari, analisi critiche dei dati ufficiali e cronache del "fronte interno".
Il relatore ha introdotto il tema partendo da una dimensione intima e popolare: i canti dei fanti. La celebre strofa che sbeffeggiava il Generale Cadorna per le privazioni alimentari ("Il general Cadorna si mangia le bistecche...") è stata tramandata nelle famiglie manduriane attraverso un efficace adattamento dialettale in cui le "castagne secche" della strofa originale diventarono i più familiari "fichi secchi" della dieta contadina salentina. Questo dettaglio non è solo un aneddoto, ma il simbolo di come la guerra sia entrata profondamente nella cultura e nel linguaggio del territorio, unendo il dramma della trincea alla quotidianità
Uno dei punti centrali dell'incontro è stata l'analisi critica del numero dei caduti. Se i dati ufficiali sulla lapide del Municipio riportano 140 nomi, la ricerca indipendente condotta dall'avv. Capogrosso suggerisce che il bilancio sia sottostimato. Infatti, da un campione di 20 nominativi esaminati direttamente nell'Albo d'Oro nazionale, ben 7 non risultano sulla lapide cittadina. Tra questi dimenticati figurano non solo morti per malattia o in prigionia, ma anche soldati caduti in combattimento o risultati dispersi.
La guerra non fu solo un evento lontano combattuto sul Carso o sul Piave, ma trasformò radicalmente anche la vita civile a Manduria. La città divenne luogo di accoglienza per chi fuggiva dalle zone occupate o devastate dai combattimenti dopo la rotta di Caporetto (1917) e la Strafexpedition in Trentino (1916), Manduria ospitò numerosi profughi provenienti dal Veneto, dal Friuli e dalla Valle di Primiero. Testimonianze e documenti confermano che strutture religiose come il Convento delle Servite e quello di Sant’Antonio furono convertite in centri di accoglienza per gli sfollati, dimostrando la solidarietà della popolazione locale in un momento di crisi nazionale.
L'incontro si è concluso con l’invito ad avviare un'indagine storica rigorosa che restituisca dignità e nome a ogni caduto manduriano, colmando i vuoti di una memoria ancora incompleta.
Giovedì 19 marzo: dr. Leo Girardi “Fine vita, questione etica e giuridica”

Il relatoreha esordito, dicendo che le scelte di fine vita sono decisioni importanti e personali e che, in quanto tali, devono essere realizzate dalla persona, in autonomia e per sé stessa, con la massima libertà.
È stato tracciato l’attuale panorama delle leggi e delle sentenze della Corte costituzionale inerenti all’argomento in questione, partendo dalla legge n. 219 / 2017 (consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento) che recepisce quanto riconosciuto dalla Costituzione italiana: “nessuno può essere obbligato ad alcun trattamento sanitario contro la propria volontà e che “la libertà personale e ‘ inviolabile.”
Il relatore ha evidenziato la netta distinzione tra eutanasia, rifiuto dei trattamenti sanitari ed omicidio medicalmente assistito e spiegato come la legge 219 del 2017 regoli il diritto all’auto determinazione del paziente in ambito terapeutico. Tale legge, sulla base dell’articolo 32 della nostra costituzione che prevede il diritto di decidere e/o acconsentire ad un trattamento terapeutico, garantisce sia il rifiuto di intraprendere un determinato percorso diagnostico- terapeutico, sia la sua sospensione, ove questo fosse già in atto.
Ha evidenziato in maniera netta che con tale legge non sarebbe possibile parlare del suicidio medicalmente assistito, che prevede l’aiuto ATTIVO da parte di un terzo per completare lo scopo suicidario, nelle condizioni di fine vita.
Ed è qui che interviene la sentenza della Corte costituzionale, la n. 242 del 2019, che segna una svolta nel panorama normativo italiano; con tale sentenza la Corte asserisce la “non punibilità” di chi aiuta nell’intento suicidario la persona che abbia queste caratteristiche:
1) che sia pienamente in grado di intendere e di volere;
2) che deve essere affetta da patologia irreversibile.
3) deve trovarsi in una condizione di sofferenza fisica e psichica intollerabile;
4) deve essere mantenuta in vita da trattamenti di sostegno vitali.
La corte invia tutto al parlamento, affinché legiferi.
A tutt’oggi non è ancora in vigore alcuna legge definitiva, ma continua ad essere operante la sentenza della Corte costituzionale, che tuttavia lascia spazio ad interpretazioni non univoche, specialmente su alcune parti della sentenza stessa.
E ‘ in corso nel nostro paese un acceso dibattito che investe le coscienze religiose, filosofiche, etico- morali, giuridiche ed antropologiche; il problema non è di facile soluzione, perché in ognuna di queste “riflessioni” vi è una parte di ragione.
La speranza è che il parlamento possa lasciare da parte le visioni ideologiche e possa in breve tempo erogare una legge definitiva che metta al centro della questione il “MALATO terminale” con le sue sofferenze ed i suoi innegabili ed inderogabili diritti.
Il dott. Girardi ha concluso rinviando i presenti ad un altro incontro che si terrà nel mese di aprile in cui, sempre sullo stesso tema, si parlerà degli aspetti bioetici e si affronteranno anche temi come le terapie palliative e la terapia del dolore, evidenziando quale sia al momento la situazione nella nostra Nazione.
Venerdì 20 marzo: prof. Giovanni Sammarco “Natura e dignità dell’uomo in poesia”

L' incontro di oggi ha avuto come centro la lirica patriottica di Manzoni e il diritto di tutti i popoli a vivere in un paese libero e indipendente. A fianco al patriottismo nel Manzoni si colloca anche il concerto che la libertà è voluta anche da Dio. Il concetto di libertà è legato anche alla religione. In modo preliminare è stata analizzata la situazione politica dell’Italia agli inizi dell’ottocento., l’epopea napoleonica e i moti rivoluzionari che scossero l'Italia e l’Europa intorno alla metà del secolo. È stato rivisitato il compito del poeta e il ruolo della poesia espresso nel Carme in morte di C. Imbonati, l’evoluzione religiosa del poeta dal deismo al teismo fino ad un maturo cattolicesimo che porta l’Innominato alla conversione e al cambio radicale di vita. L’argomento è stato approfondito con l’analisi delle liriche Aprile 1814 e il Proclama di Rimini. Aprile 1814 fu scritta in seguito all' entusiasmo per la sconfitta di Napoleone a Lipsia e alla cacciata dei Francesi dall' Italia. In essa si esalta la speranza di una indipendenza dell’Italia. Ma le speranze verranno deluse in seguito all' insediamento successivo degli Austriaci e alla nascita del Lombardo-Veneto. Si celebra l’uscita dalla servitù e la libertà di seguire il vero contro le menzogne. Quando queste imperavano la voce del poeta tacque dando concretezza alla figura del poeta e al ruolo della poesia già espresse nel Carme in morte di C. Imbonati e nell' ode cinque maggio. Si condannano le razzie dei Francesi e la violenza con cui venivano richiesti i tributi. Si condanna anche il sacrificio degli italiani al seguito degli eserciti napoleonici. Nella parte finale emerge la speranza che la sottomissione allo straniero finisca perché voluta anche da Dio. Il Proclama di Rimini è la risposta a quello di Gioacchino Murat re di Napoli dal 1805, che aveva dichiarato guerra all' Austria. In esso egli esorta gli Italiani ad insorgere contro l’Austria, ad unirsi a lui per liberare l’Italia. Il Manzoni fu entusiasta e cominciò a scrivere la lirica. Ma a Tolentino Murat fu sconfitto, fuggì, catturato e fucilato a Pizzo calabro. Nel proclama c’è il lamento per non essere l'Italia un grande Paese come nel passato. Il paese è sempre quello antico, forte e resistente ma le sue forze sono divise. l'Italia potrà diventare di nuovo grande e di nuovo rispettata quando ci sarà unità in tutto il popolo e un uomo forte che la guidi. Manzoni aveva creduto in Murat ma anche questa volta sarà deluso.
Prossima settimana:
Martedì 24 marzo: prof. E. Franco “Dalla parola all’immagine: lettura lenta e profonda dei testi”
Mercoledì 25 marzo: ing. E Tarentini “Il diritto di esistere dell’Homo Sapiens al tempo dell’A.I.”
Giovedì 26 marzo: dr.ssa M. G Andrisano “Io sono: percorsi di mindfulness e autenticità”
Venerdì 27 marzo: prof. G. Sammarco “Natura e dignità dell’uomo in poesia”

