lunedì 04 maggio 2026


04/05/2026 17:48:25 - Manduria - Attualità

Chi siederà a Palazzo di Città sarà dunque chiamato a un compito che travalica la mera gestione ordinaria. Dovrà farsi interprete di un rinnovato “innamoramento” civico, capace di restituire ai cittadini il senso di appartenenza e di orgoglio verso Manduria

Nel fervore di questa stagione elettorale, Manduria si ritrova avvolta da una presenza quasi ubiqua dei candidati alla carica di sindaco, i quali sembrano emergere da ogni angolo della quotidianità cittadina. Dai social network alle piazze, dai manifesti affissi con meticolosa insistenza alle strette di mano dispensate con studiata sollecitudine, la loro immagine si moltiplica, si diffonde, si impone. È una coreografia ormai consueta, nella quale ciascun aspirante amministratore si adopera con zelo per conquistare attenzione e consenso, talvolta ricorrendo a promesse tanto ampie quanto difficilmente verificabili nella loro concreta attuazione.

In questo scenario, il linguaggio politico si arricchisce di progetti ambiziosi, visioni di rinascita, dichiarazioni d’intenti che paiono voler rispondere a ogni esigenza della collettività. Tuttavia, proprio l’abbondanza di tali promesse rischia di svuotarle di significato, trasformandole in un sottofondo indistinto, percepito con crescente diffidenza da una cittadinanza che, negli anni, ha maturato una certa disillusione.

Si insinua così, in modo silenzioso ma pervasivo, una forma di “apatia politica” che affonda le sue radici nel senso etimologico del termine: una distanza dalla “polis - πόλις”, dalla dimensione comunitaria e partecipativa della vita pubblica. Non si tratta soltanto di disinteresse, bensì di una progressiva disconnessione tra cittadini e istituzioni, tra aspettative e realtà, tra il desiderio di cambiamento e la fiducia nella sua possibilità concreta. Il diritto di voto, che è anche dovere civico, rischia di essere vissuto con tiepidezza o addirittura trascurato, come se il gesto individuale avesse smarrito la propria incidenza sul destino collettivo.

Eppure, sotto questa superficie di stanchezza e disincanto, permane una domanda profonda e tutt’altro che sopita. Il cittadino manduriano, pur segnato da esperienze passate non sempre all’altezza delle aspettative, continua ad attendersi qualcosa di più di un semplice avvicendamento amministrativo. Vi è il desiderio, forse non sempre espresso ma chiaramente percepibile, di una rinascita autentica del paese: una rigenerazione che non sia soltanto infrastrutturale o economica, ma anche culturale e identitaria.

Chi siederà a Palazzo di Città sarà dunque chiamato a un compito che travalica la mera gestione ordinaria. Dovrà farsi interprete di un rinnovato “innamoramento” civico, capace di restituire ai cittadini il senso di appartenenza e di orgoglio verso Manduria. Ma tale sentimento non potrà essere imposto né evocato retoricamente: dovrà nascere da azioni concrete, da trasparenza amministrativa, da una presenza autentica e non effimera sul territorio.

Allo stesso modo, si profila la necessità di ricostruire un rapporto di fiducia tra amministratori e amministrati, un legame che non sia fondato sulla promessa, bensì sulla responsabilità condivisa.

Perché la rinascita di una comunità non è mai opera di un singolo, ma il risultato di un impegno collettivo che richiede partecipazione, consapevolezza e, soprattutto, un rinnovato senso della “polis - πόλις”.

La sfida, dunque, che attende Manduria non riguarda soltanto l’elezione di un nuovo sindaco, ma la possibilità di superare quella distanza che oggi separa cittadini e politica. Solo allora le parole potranno tornare ad avere peso, e le promesse, finalmente, potranno trasformarsi in realtà.

 

Simone Faiella