Il Ministero è stato ritenuto responsabile per la mancata adozione di idonee misure di protezione della salute, anche nei confronti dei lavoratori delle ditte private dell'indotto

Gli eredi di un lavoratore dell'indotto dell’Arsenale della Marina Militare di Taranto hanno ottenuto un risarcimento complessivo di circa un milione di euro dal Ministero della Difesa, perché ritenuto responsabile per la mancata adozione di idonee misure di protezione della salute, anche nei confronti dei lavoratori delle ditte private dell'indotto.
La vicenda personale è tristemente comune a Taranto: ammalatosi di tumore ai polmoni, a seguito dell'esposizione all'amianto e ad altre sostanze tossiche, il lavoratore è, successivamente, deceduto.
“Con sentenza del novembre 2023 - ricorda l’avv. Giuseppe Mastrocinque, titolare del noto studio legale tarantino che ha difeso i congiunti del lavoratore -, il Tribunale di Taranto – in funzione di Giudice del Lavoro, ha ritenuto il Ministero della Difesa responsabile, per non aver garantito un ambiente di lavoro salubre e per non aver informato e protetto il lavoratore dai rischi derivanti dall’esposizione a sostanze nocive.
Sicché lo Stato italiano veniva condannato al risarcimento di circa 200.000 euro per la sofferenza patita dal lavoratore in conseguenza della malattia.
In seguito, il Tribunale di Lecce, con sentenza del febbraio di quest’anno, condannava il Ministero della Difesa - confermandone la responsabilità - ad un ulteriore risarcimento di circa 800.000 euro in favore del coniuge e dei figli del lavoratore, a titolo di ristoro dei danni conseguenti alla morte del congiunto, portando la liquidazione complessiva del risarcimento a circa un milione di euro”.
Le decisioni dei Tribunali di Taranto e Lecce - conclude l’avvocato tarantino – sono importanti perché riaffermano l’equiparazione, in passato più volte negata, del diritto alla salute dei dipendenti dell’indotto a quello dei lavoratori alle dirette dipendenze del Ministero.

