La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, Taranto può diventare «Un laboratorio di sviluppo sostenibile nel Mediterraneo», ma solo se saprà «tutelare il proprio capitale umano e creare le condizioni per attrarre e trattenere i giovani»

Nel cuore della terza giornata del Salone Mediterraneo dell’Impresa, Taranto ha provato a guardarsi allo specchio. Non per riconoscere ciò che è stata, ma per capire cosa può diventare. Il panel “L’impresa del futuro: come sopravvivere, crescere e innovare in un territorio che cambia”, coordinato da Francesco Giorgino, professore della Luiss “Guido Carli” e volto noto del giornalismo televisivo, ha trasformato la piazza d’armi del castello Aragonese (location che ha ospitato gli ultimi due panel del Salone Mediterraneo) in un laboratorio di idee, visioni e responsabilità condivise.
Sul palco si sono confrontati il segretario generale di Confcommercio Italia Marco Barbieri, il docente del Politecnico di Milano Lucio Lamberti, la direttrice generale del Dipartimento Energia del MASE, Stefania Crotta (in videocollegamento), il professore Lumsa Emanuele Massagli e il direttore di Arpal Puglia, Gianluca Budano.
A portare un saluto istituzionale è stata la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, che ha inviato un messaggio chiaro: «Viviamo una fase segnata da incertezze profonde, che impongono scelte urgenti nella direzione della crescita e della coesione».
Per Picierno, Taranto può diventare «un laboratorio di sviluppo sostenibile nel Mediterraneo», ma solo se saprà «tutelare il proprio capitale umano e creare le condizioni per attrarre e trattenere i giovani». Il Just Transition Fund, ha ricordato, «assume un valore strategico fondamentale per accompagnare la diversificazione economica della provincia ionica».
Giorgino ha aperto il confronto con una riflessione sulla necessità di un cambio di narrazione: «Taranto deve ripensare il modo in cui si racconta e in cui viene raccontata. La narrazione è doppia: quella dei media e quella dell’autorappresentazione». Ha invitato imprese e istituzioni a ragionare tenendo insieme passato, presente e futuro, citando Sant’Agostino: «Esiste il presente del passato, che è la memoria; il presente del presente, che è la consapevolezza; e il presente del futuro, che è la visione». E ha posto una domanda che ha attraversato tutto il dibattito: «Siamo davvero consapevoli delle potenzialità che abbiamo?».
Il tema dell’innovazione è stato al centro dell’intervento di Lucio Lamberti, che ha richiamato la necessità di «superare la logica della sopravvivenza per entrare in quella della crescita».
Lamberti ha ricordato che innovare non significa solo introdurre nuove tecnologie, ma «ripensare i processi, i modelli organizzativi, la cultura d’impresa».
Dal fronte energetico, Stefania Crotta ha portato la prospettiva del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica: «Stiamo lavorando su efficienza energetica e ricerca applicata, con bandi che finanziano progetti già maturi e capaci di competere sul mercato».
Ha però segnalato un dato critico: «Un bando da 262 milioni per la produzione di energia rinnovabile per l’autoconsumo non sta tirando come previsto. Probabilmente molte imprese del Sud hanno già investito in autonomia energetica». Ha invece evidenziato il successo dei bandi dedicati alle tecnologie della transizione energetica e digitale, sottolineando che «il Sud ha partecipato in maniera molto significativa».
Il direttore di Arpal Puglia Gianluca Budano ha spostato il focus sul mercato del lavoro, definendo Taranto «un territorio simbolo di come il lavoro, invece di essere un determinante di salute, sia diventato spesso un fattore di fragilità». Ha richiamato il tema del mismatch: «In Puglia abbiamo un disallineamento medio del 42% tra domanda e offerta di competenze, che sulle competenze digitali arriva fino all’82%».
E ha aggiunto: «Non è solo un problema di competenze: per il 25% delle posizioni non c’è proprio manodopera disponibile».
Budano ha illustrato il lavoro di Arpal per costruire «politiche attive non più di vicinato, ma internazionali», citando i corridoi lavorativi e la necessità di «un punto unico di accesso per l’incrocio domanda-offerta».
Sul versante del welfare aziendale, Emanuele Massagli ha ricordato che «è una delle leve più efficaci per trattenere talenti e migliorare il benessere dei lavoratori», soprattutto in un territorio che vuole emanciparsi da una visione esclusivamente manifatturiera.
Infine, Marco Barbieri ha riportato il discorso sul ruolo delle imprese del commercio e dei servizi, spesso sottovalutato nel dibattito pubblico tarantino: «Questo territorio può crescere solo se si riconosce che il terziario è già oggi una parte decisiva della sua economia. Innovazione, formazione e politiche attive devono camminare insieme».
Il filo rosso che ha unito tutti gli interventi è stato chiaro: Taranto non può più limitarsi a sopravvivere. Deve vivere, crescere, innovare. E per farlo deve cambiare narrazione, investire nelle competenze, costruire un ecosistema che tenga insieme energia, lavoro, welfare, cultura d’impresa e visione strategica.
Un territorio che cambia ha bisogno di imprese che cambiano. E un’impresa che cambia ha bisogno di una comunità che crede nel proprio futuro. Taranto, oggi, sembra pronta a provarci davvero.

