«Si possono celebrare altri cento congressi e disporre altrettanti commissariamenti, ma se non si parte da zero non si costruisce nulla. Dico da zero tessere, zero consiglieri comunali, zero referenti politici, zero interessi personali, zero madri o padri putativi, zero coinvolgimento con vecchie o nuove Amministrazioni »

«Nell’attesa di una videoconferenza di lavoro e aspettando dati ufficiali, non resisto alla “turpe voglia” di rispondere a quanti, oggi, stigmatizzano l’operato del PD nella gestione delle amministrative di Manduria.
La mia è una posizione privilegiata di osservazione. Non sono manduriana, ma vivo Manduria da 20 anni. Sono tesserata del PD, ho amici che stimo nel PD Manduria e sono stata assessora nella giunta Pecoraro. Ho vissuto i fatti, sentito le persone, non solo nella voce ma negli atteggiamenti, ho ascoltato gli sfogli degli uni e degli altri. E posso dire che per i non manduriani conoscere i messapici è opera ardua, ma vi assicuro affascinate.
Vi assicuro, anche, che comprendere le dinamiche politiche della città di Manduria presuppone più la conoscenza sociologica e personale del territorio che dei fatti in sé. Farsi una idea dell’ultima sconfitta senza questa consapevolezza equivale a presumere di conoscere il “Conte di Montecristo” perché si è letti gli ultimi due capitoli!
Sono entrata nel PD nel 2013 e Manduria era già commissariata, per una sorta di scisma con la sezione di Uggiano Montefusco. Provammo anche allora la riunione attraverso una segreteria cittadina, sperando che un organo di coesione avrebbe creato almeno raccordo. Macché!
Finito questo esperimento si sono susseguite crisi, commissariamenti, carabinieri alle primarie, primarie ufficiali e primarie su banchetti sul marciapiede, candidature a sindaco perdenti, fino allo scisma più eclatante nel 2020: due candidati sindaci di centro sinistra al ballottaggio, l’uno col Pd in capo (Sammarco) e l’altro civico (Pecoraro). Come è finita?
Sammarco oggi è il trionfante sindaco delle destre riunite (perché non basta una tessera per essere del Pd), e la città gli viene consegnata proprio da Vito Andrea Mariggiò, ex vicesindaco dell’amministrazione Pecoraro. Mi ha fatto specie sentirlo giustificare la sconfitta con la “frammentazione del centrosinistra”. Non erano forse state proposte le Primarie dal commissario Massimo SERIO? E perché Vito Andrea Mariggiò non le ha accettate? Le primarie, piacciano o meno, sono uno strumento tipico del nostro partito e del centrosinistra. Perché per essere di sinistra di non basta solo suonare” bella ciao” ai comizi, è fondamentale confrontarsi, sempre!
E il PD? La disgregazione del centrosinistra manduriano altro non è che la proiezione della disgregazione del PD manduriano.
A Manduria nel Pd il livello di ruggine, di acredine, di autoreferenzialità è stato tale da indurre un nuovo commissariamento. Perché, secondo me, si possono celebrare altri CENTO congressi e disporre altrettanti commissariamenti, ma se non si parte da ZERO non si costruisce nulla.
Lo ZERO non è peregrino. Dico da ZERO tessere, ZERO consiglieri comunali, ZERO referenti politici, ZERO interessi personali, ZERO madri o padri putativi, ZERO coinvolgimento con vecchie o nuove Amministrazioni! Una tela intonsa su cui ridisegnare il futuro del partito. Con persone nuove, giovani, capaci, senza acredini.
Ritornare oggi su vecchie logiche, su chi è scattato in minoranza e chi no, è proprio il modo di ricominciare ad inseguire il passato, a ritornare in loop già visto. Il nuovo corso del nostro partito ci insegna altro!
E poi, nessuno è costretto a candidarsi fuori dal proprio partito, non mi pare vi siano prescrizioni mediche a riguardo!
E’ tempo di una nuova primavera, democratica e manduriana».
Lella De Marco

