«Altro che stretta: musica amplificata all’aperto fino all’una»

Riceviamo, e pubblichiamo, un intervento di Ferdinando Arnò relativo alla recente ordinanza sulla movida. Ecco il testo.
«Movida a Manduria, altro che stretta: musica amplificata all’aperto fino all’una
Adesso l’ordinanza si può finalmente leggere.
È la numero 215 del 17 giugno 2026. E il testo conferma che non siamo davanti a una stretta sulla movida, ma a un provvedimento che amplia gli orari e, soprattutto, autorizza espressamente la musica amplificata all’esterno dei locali.
Non la musica che incidentalmente si sente dalla porta aperta.
Non un sottofondo proveniente dall’interno.
L’ordinanza parla chiaramente di diffusione musicale esterna, con «impianti elettroacustici di amplificazione sonora e relativi diffusori», musica dal vivo e piano bar. Dal 20 giugno al 20 settembre tutto questo viene consentito fino alle 24 dal lunedì al giovedì e fino all’una di notte il venerdì, il sabato e la domenica.
Casse, amplificatori e diffusori all’esterno, dunque. Nei gazebo, nei dehors, sulle aree pubbliche e private utilizzate dalle attività.
Non si tratta neppure di una deroga da chiedere e valutare per ogni singolo evento. L’ordinanza introduce una facoltà generale per l’intero periodo estivo, subordinandola alla comunicazione al Comune, alla documentazione acustica e al rispetto dei limiti. Soltanto per organizzare balli all’esterno viene espressamente richiesta una specifica SCIA.
Questa è la vera notizia. Ed è quella che il comunicato tenta di nascondere dietro le parole “regole”, “responsabilità” e “condivisione”.
Condivisa con chi? Il documento parla chiaro
Il sindaco presenta il provvedimento come «un patto tra chi fa impresa e chi abita la città».
L’ordinanza, però, ricostruisce un percorso molto diverso.
Il 9 giugno Confcommercio Manduria chiede formalmente un incontro per rivedere la precedente disciplina. Il 12 giugno si tiene l’incontro e, scrive l’atto, «si è stabilito di dare corso alla presente in via sperimentale».
Soltanto successivamente viene data «apposita informativa» a Confesercenti Taranto.
Nell’intero preambolo non viene indicato un solo incontro con residenti, comitati, associazioni civiche o rappresentanti degli abitanti delle strade interessate.
Gli esercenti hanno avuto un tavolo.
I residenti hanno avuto una citazione nel comunicato.
Questa non è condivisione. È una decisione costruita con una parte e successivamente presentata come un patto con tutti.
E il protocollo dov’è?
Il sindaco annuncia che gli esercenti “sottoscriveranno un protocollo di autogestione e auto responsabilità”.
Ma nel PDF di nove pagine non compare alcun protocollo allegato, nessun testo da sottoscrivere, nessun elenco di firmatari, nessuna procedura per verificare gli impegni assunti.
L’ordinanza impone agli esercenti di vigilare sui propri avventori, sulla pulizia e sui comportamenti nelle aree di pertinenza. La vigilanza sull’esecuzione dell’atto resta formalmente affidata a Polizia locale, Carabinieri e Commissariato.
Il cosiddetto protocollo, però, non è parte del documento pubblicato.
Dunque deve essere mostrato:
chi lo firma?
Quali obblighi aggiunge?
Quali sanzioni prevede?
Che cosa succede se un esercente non vigila? Chi controlla chi vigila
Come si dimostra che abbia fatto tutto il possibile?
Diversamente, l’“autoresponsabilità” resta una formula politica con cui il soggetto controllato viene invitato a controllare se stesso.
La collaborazione degli esercenti può essere utile. Ma non può sostituire pattugliamenti pubblici, misurazioni fonometriche e accertamenti indipendenti.
La “stretta” sui bicchieri è parziale
L’unica vera restrizione esibita nel comunicato sembra riguardare i contenitori: niente vetro e lattine per il consumo in piedi e da asporto.
Il divieto del vetro può avere una giustificazione di sicurezza, ma non può diventare il paravento dietro cui nascondere l’allargamento degli orari. E quale sarebbe l’alternativa prevista: altra plastica usa e getta abbandonata per strada?
Una disciplina seria avrebbe indicato bicchieri riutilizzabili, sistemi di cauzione, obblighi di raccolta e responsabilità precise per i rifiuti prodotti dagli avventori.
Ma leggendo il testo si scopre anche che il divieto non è assoluto.
Il punto 3 consente infatti la vendita e la somministrazione di bevande in vetro o in lattina quando avvengano insieme alla vendita di alimenti, per il consumo immediato sia all’interno sia all’esterno, negli spazi regolarmente concessi all’attività.
Quindi:
niente vetro per chi beve in piedi o porta via la bevanda; vetro e lattine nuovamente consentiti se insieme viene venduto del cibo e il consumo avviene nel dehors autorizzato.
La grande “stretta” sui contenitori è dunque molto meno netta di come è stata raccontata.
I decibel ci sono. Il problema è come verranno controllati
Su questo punto il post deve essere preciso.
L’ordinanza contiene riferimenti ai limiti in decibel, alle relazioni previsionali di impatto acustico, ai limitatori di pressione sonora e alla verifica presso la prima abitazione più vicina.
Non sarebbe quindi corretto scrivere che non esistano indicazioni acustiche.
Il problema vero è un altro.
La stessa ordinanza ammette che Manduria non ha ancora adottato il Piano comunale di classificazione acustica e che il regolamento contro l’inquinamento acustico è ancora in fase di revisione. Vengono così riportate diverse tabelle nazionali e limiti differenti secondo le classi territoriali, senza tradurre immediatamente quei numeri in una mappa comprensibile strada per strada.
Quale limite si applica esattamente in piazza, in una strada prevalentemente residenziale o davanti a una determinata abitazione?
Chi lo spiega ai cittadini?
Chi controlla durante la serata?
L’ordinanza affida al tecnico incaricato dall’esercente la certificazione preventiva. Il monitoraggio presso gli ambienti abitativi più esposti viene invece imposto “laddove richiesto dall’Amministrazione”.
Quindi non è previsto un piano pubblico e automatico di misurazioni notturne. Il controllo presso le abitazioni non scatta necessariamente prima dell’avvio della musica, né viene indicata una frequenza minima delle verifiche.
Il punto non è l’assenza formale dei decibel. È il rischio che il rispetto dei decibel rimanga affidato soprattutto alla documentazione prodotta dal privato, mentre il controllo pubblico arriva soltanto dopo le proteste.
Altro che quattro anni
È falsa anche la premessa secondo cui sarebbero trascorsi quattro anni dall’ultima disciplina della movida.
Il Comune aveva adottato l’ordinanza numero 178 del 27 giugno 2024, valida dal primo luglio al 30 settembre di quell’anno. Quell’atto consentiva la musica udibile all’esterno fino a mezzanotte dalla domenica al giovedì e fino all’una il venerdì e il sabato. La nuova ordinanza porta fino all’una anche la domenica.
L’ordinanza del 2026 richiama invece quella del 2022 e la successiva modifica numero 101/2022. Prima di quantificare definitivamente l’ampliamento rispetto al 2022, occorre dunque confrontare entrambi gli atti, non soltanto l’originaria numero 78.
Resta però documentato che nel 2024 esisteva già una regolamentazione della movida. Parlare di quattro anni dall’ultimo provvedimento significa cancellare un’ordinanza comunale adottata appena due estati fa.
Il vero contenuto del provvedimento
Mettiamo allora ordine.
Non è una stretta sugli orari, perché i locali possono restare aperti fino alle tre.
Non è una stretta sulla musica, perché viene espressamente autorizzata la diffusione amplificata all’esterno fino all’una nel fine settimana e anche la domenica.
Non è un accordo con i residenti, perché l’iter descritto nell’ordinanza cita Confcommercio, l’informativa successiva a Confesercenti e nessun confronto equivalente con chi abita nelle zone interessate.
Non è ancora un protocollo trasparente, perché il documento annunciato dal sindaco non compare tra le pagine pubblicate.
Non è una disciplina acustica facilmente verificabile dai cittadini, perché il Comune non ha ancora una propria classificazione acustica e non programma controlli fonometrici pubblici sistematici nelle abitazioni.
E non è neppure un divieto assoluto di vetro e lattine, perché l’ordinanza contiene una deroga per il consumo accompagnato da alimenti negli spazi autorizzati.
Il confronto con Milano, Firenze, Bologna, Roma, Napoli, Bari e Palermo è impietoso. La scelta manduriana di autorizzare per tre mesi la musica amplificata all’aperto con casse e diffusori, anziché valutarla evento per evento non è MAI permessa. Da nessuna parte. Nemmeno a Riccione.
Gli esercenti ottengono l’apertura sino alle tre.
Ottengono la musica amplificata all’esterno sino all’una.
Confcommercio ottiene il tavolo.
Confesercenti viene informata dopo.
I residenti non risultano convocati.
Questa non è una stretta condivisa. È una liberalizzazione estiva costruita con le categorie economiche e presentata ai cittadini come se l’avessero concordata anche loro».

