Il concerto commemorativo si svolgerà domenica 30 agosto all’interno della chiesa della Madonna del Carmelo

Ci sono amori che non fanno rumore, ma lasciano tracce profonde. Quello di questi due “turisti, che, per oltre quarant’anni, hanno scelto l’Italia e, in particolare, lo Ionio salentino come luogo del cuore, è uno di quegli amori che si fondono coi nostri paesaggio, luce, vento.
Arrivarono qui la prima volta, animati da un forte spirito pioneristico, inseguendo una promessa di mare che nessuno sapeva descrivere davvero. E quando lo videro, lo Ionio, capirono che certe terre non si spiegano: si riconoscono. Come si riconosce un volto che non si è mai visto.
Da allora, ogni estate è stata un ritorno. Per dirla coi versi di Vittorio Bodini, il Cantore del Salento, “le case di calce li aspettavano come ossa lasciate al sole”, “il vento del Sud li chiamava per nome, anche quando non lo sapevano” ed “hanno visto la luna salire lenta, la stessa luna che veglia su chi resta e su chi torna”.
Per quarant’anni hanno amato questo mare come si ama una persona: con fedeltà, con stupore, con la certezza che ogni volta sarà diverso, e ogni volta sarà lo stesso. E, lo avevano capito ormai, non amavano un luogo, ma un compagno di viaggio. Che “non ti morde, non ti segue, ti accompagna. E quando provi ad andare via, ti guarda negli occhi e ti chiede se davvero vuoi lasciarlo”.
E noi, che viviamo qui da sempre, li abbiamo visti arrivare, tornare, restare. Li abbiamo conosciuti, accolti, e alla fine “adottati”, come spesso accade con chi ama questa terra con la stessa intensità di chi ci è nato. Per oltre vent’anni sono entrati nel nostro tessuto sociale con naturalezza: amicizie, abitudini, sorrisi, racconti. Non erano più turisti: erano parte della comunità.
Una fedeltà innamorata e silenziosa che oggi la famiglia, di cui fanno parte gli esecutori, ha deciso di ricordare in musica, perché certe storie non si commemorano: si fanno risuonare.
Ed è da questa storia che nasce l’evento musicale Innamorati di Italia, promosso dall'associazione Plinio il Vecchio e ospitato in una chiesa settecentesca dove la pietra conserva ancora il respiro del tempo. Qui, tra altari scolpiti e ombre barocche, risuonerà l’organo coevo: lo stesso strumento che ha accompagnato generazioni di fedeli, matrimoni, attese, silenzi. E accanto a lui, il violino porterà una voce giovane, limpida, che dialoga con la memoria. Gli esecutori sono Cristoph Gotthardt, direttore d’orchestra e divulgatore musicale, all’organo, e Juliane Gotthardt, giovane talento già presente in numerose orchestre, al violino.
Il programma è un viaggio attraverso la musica che sa parlare al cuore: Vivaldi con la sua luce che corre veloce, Fiocco con la grazia delle sue danze, Handel con la solennità che abbraccia, Telemann con la sua eleganza tersa, Bach con la profondità che non finisce mai.
Sono brani che sembrano scritti per questo luogo e per questa storia: musiche che salgono come la luna, che si muovono come il vento, che ritornano come il mare. Un concerto che non vuole solo ricordare, ma restituire allo Ionio la sua voce. Una voce che, come loro, torna ogni estate. E non se ne va mai davvero.

