L’iniziativa è stata promossa dall’Unità Pastorale di Avetrana in stretta collaborazione con la Caritas parrocchiale e la sottosezione dell’UNITALSI di Oria

Ampiamente positivo è il bilancio dell’iniziativa “Spiaggia Inclusiva”, promossa dall’Unità Pastorale di Avetrana in stretta collaborazione con la Caritas parrocchiale e la sottosezione dell’UNITALSI di Oria, svoltasi nello scorso mese di luglio.
Infatti, durante le scorse settimane di questa estate 2026, la marina di San Pietro in Bevagna – nello specifico il tratto di costa in località Chidro – è diventata un punto di riferimento per l’accessibilità e la solidarietà, offrendo a persone anziane, con disabilità motoria o in situazioni di fragilità economica la possibilità di vivere il mare in piena sicurezza e serenità.
L’articolato impianto organizzativo, ormai validamente collaudato, ha consentito di superare le numerose barriere architettoniche e logistiche che spesso precludono la fruizione delle spiagge alle persone con ridotta mobilità. Grazie alla presenza di passerelle dedicate, di sedie JOB per l’ingresso in acqua e strutture ombreggianti in legno, gli ospiti hanno potuto trascorrere intere giornate sul litorale, assistiti con continuità da una qualificata equipe di volontari qualificati.
Elemento chiave della riuscita del progetto è stata la rete logistica predisposta sul territorio: una casa presa in affitto a breve distanza dalla spiaggia ha funzionato da base operativa e punto d’appoggio attrezzato per le esigenze personali, mentre due pulmini muniti di pedana idraulica hanno garantito quotidianamente il servizio di navetta dai comuni di Avetrana, Manduria, Sava e Maruggio.
Come riferisce don Mimmo Sternativo, coordinatore dell’iniziativa e parroco dell’Unità Pastorale di Avetrana, l’obiettivo fondamentale non era semplicemente offrire un servizio assistenziale ma strutturare uno spazio autenticamente solidale, capace di restituire la gioia della comunità e della relazione a chi spesso vive isolato. La risposta del territorio è stata straordinaria, a testimonianza di come la cooperazione tra le realtà ecclesiali e la società civile possa generare frutti concreti.
La sostenibilità economica e operativa dell’evento è stata resa possibile sia dal costante impegno dei volontari, sia dalla generosità di diversi sponsor e benefattori privati che hanno creduto nel valore sociale della proposta, coprendo costi di varia natura.
Il progetto si chiude dunque lasciando un segno concreto nella prassi pastorale della Diocesi oritana, consolidando ulteriormente le basi per future edizioni volte a promuovere una cultura dell’inclusione sempre più diffusa ed efficace.
L’immagine è concessa dall’organizzazione dell’iniziativa.
(Fonte: MemOria News)

