Il presidente Toma: «Le rassicurazioni sullo sblocco dei pagamenti sono comunque un primo importante segnale, mentre guardiamo con attenzione alla imminente pronuncia della Cassazione, che potrebbe riservare sviluppi finora inattesi»

Si intravedono i primi spiragli positivi, per quanto ancora parziali, sul fronte dell’indotto ex Ilva. È il risultato di una fitta sequenza di interlocuzioni che il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, sta portando avanti nelle ultime settimane, con un confronto particolarmente serrato con Palazzo Chigi e Mimit, nel tentativo di fare chiarezza tanto sugli scenari futuri del territorio quanto sulle emergenze più immediate che stanno mettendo a durissima prova il sistema delle imprese.
Tra queste, in primo luogo, vi è la questione dei pagamenti pregressi dovuti alle aziende dell’indotto dell’acciaieria, per le quali i ritardi accumulati hanno ormai assunto dimensioni tali da mettere a rischio la stessa continuità aziendale.
Proprio su questo fronte, nelle interlocuzioni avute, sono arrivate rassicurazioni sia da fonti governative sia dagli stessi Commissari in merito allo sblocco dei pagamenti, che dovrebbero registrare già in queste ore i primi segnali di ripresa.
“Accogliamo con soddisfazione queste rassicurazioni – commenta il presidente Toma – perché per le imprese dell’indotto ogni giorno di attesa pesa enormemente sulla liquidità, sull’occupazione e sulla possibilità stessa di continuare ad operare. È una schiarita importante, ma siamo consapevoli che si tratta soltanto di un primo passo e che resta ancora un mare magnum di problemi da affrontare. La crisi che sta vivendo il nostro territorio è senza precedenti e richiede risposte altrettanto straordinarie, a partire dalla salvaguardia dell’intero tessuto produttivo che ruota attorno all’acciaieria, e che si riflette sul futuro di un intero territorio”.
Un prudente ottimismo viene espresso da Confindustria Taranto anche alla luce delle recenti dichiarazioni del Procuratore generale presso la Corte di Cassazione, in vista dell’udienza del 20 ottobre, quando le Sezioni Unite della Suprema Corte saranno chiamate a pronunciarsi sulla vicenda ex Ilva.
Il Procuratore generale ha infatti chiesto l’accoglimento di alcuni punti sollevati nei ricorsi straordinari presentati ad agosto da Ilva e Acciaierie d’Italia contro il decreto del 27 luglio della Corte d’Appello di Milano relativo alla fermata dell’area a caldo, ritenendo necessario rivalutare il compendio probatorio.
“Si tratta di un passaggio che, pur dovendo essere valutato con la necessaria prudenza, può aprire uno spiraglio significativo – osserva Toma – sulla questione della fermata dell’area a caldo, ormai imminente. Attendiamo dunque con attenzione il pronunciamento della Suprema Corte, auspicando che possa essere fatta piena chiarezza su tutti gli elementi della vicenda”.
Per Confindustria Taranto, dunque, si tratta di segnali che vanno nella direzione di una possibile evoluzione, almeno per alcuni aspetti, positiva, ma che non autorizzano ancora ad abbassare la guardia.
“Continueremo a lavorare – conclude Toma – perché gli spiragli diventino soluzioni concrete. Nelle varie interlocuzioni abbiamo discusso anche delle prospettive dell’area jonica in funzione dei progetti coordinati da Confindustria Taranto che abbiamo da tempo portato all’attenzione del Governo e sulle possibilità che si creino nuove prospettive economiche ed occupazionali. Perché non dobbiamo dimenticarci che questo territorio ha bisogno di risposte immediate per le imprese dell’indotto, ma anche di una vision industriale credibile, capace di tenere insieme lavoro, produzione, ambiente e salute. Non è più retorica, è vitale necessità. Ed è su questo che continueremo a incalzare, come abbiamo fatto finora, Governo e istituzioni”.

