- martedì 31 marzo 2026
La luce (quella giusta, nella giusta quantità, al momento giusto) non è solo una questione di comfort. È una questione di salute visiva, di sviluppo, di apprendimento. E come tale, merita la stessa attenzione che dedichiamo ai libri di testo, ai programmi scolastici e alle lavagne interattive

Se chiedessimo ai genitori quali sono i fattori più importanti per il benessere dei loro figli a scuola, probabilmente sentiremmo parlare di banchi ergonomici, aria fresca, insegnanti motivati. La luce? Probabilmente finirebbe in fondo alla lista. Eppure, come optometrista, ogni volta che un bambino entra nel mio studio con occhi stanchi, mal di testa dopo scuola o una miopia che avanza a velocità preoccupante, una delle prime domande che mi pongo è: in che tipo di ambiente visivo trascorre le sue ore scolastiche?
La risposta, quasi sempre, riguarda la luce.
Una normativa che (finalmente) prende sul serio gli occhi dei nostri figli
In Italia esistono norme tecniche specifiche per l'illuminazione degli ambienti scolastici che, nella loro sobrietà burocratica, nascondono una grande attenzione alla salute visiva. Il punto di riferimento principale è la UNI 10840:2007 — "Luce e illuminazione – Locali scolastici – Criteri generali per l'illuminazione artificiale e naturale" — che si affianca alla più generale UNI EN 12464-1 sull'illuminazione dei posti di lavoro.
Cosa prevedono, in concreto? I valori minimi di illuminamento (cioè la quantità di luce che arriva sul piano di lavoro, misurata in lux) sono:
L'abbagliamento, in particolare, è un parametro che nella pratica clinica mi trovo spesso a dover "declinare" ai genitori: una lampada troppo luminosa o mal posizionata non è solo scomoda, ma affatica i muscoli oculari in modo silenzioso e continuo, esattamente come un rumore di fondo che non senti ma che ti stanca ugualmente.
Il DM 18 dicembre 1975 — che sembra lontanissimo ma è ancora in vigore — stabiliva già che "l'illuminazione naturale e artificiale degli spazi scolastici deve assicurare il massimo conforto visivo", con preferenza per la componente diretta rispetto a quella diffusa. Un principio semplice ma ancora attualissimo.
Quello che la scienza ci dice: luce naturale contro la miopia
Qui arrivo al punto che, come optometrista, mi sta più a cuore.
I dati sull'epidemia di miopia tra i giovani sono ormai inequivocabili. Secondo una revisione pubblicata su British Journal of Ophthalmology (Holden et al., 2016), entro il 2050 circa il 50% della popolazione mondiale sarà miope e quasi un miliardo soffrirà di miopia elevata, con tutti i rischi correlati (distacco di retina, glaucoma, maculopatia). Un'analisi più recente pubblicata su Investigative Ophthalmology & Visual Science (Rudnicka et al., 2023) segnala che dal 1990 al 2023 la percentuale di giovani miopi è più che triplicata, passando dal 24% al 36%.
La pandemia ha accelerato il fenomeno: i lockdown hanno ridotto drasticamente il tempo trascorso all'aperto, e i dati clinici che ho visto nel mio studio in quegli anni lo confermavano in modo evidente.
Perché la luce naturale è così importante? Il meccanismo è affascinante. La luce solare intensa stimola la retina a rilasciare dopamina, un neurotrasmettitore che rallenta l'allungamento assiale del bulbo oculare — cioè il processo biologico alla base della miopia. Nelle aule scarsamente illuminate, o peggio con luce fluorescente tremolante, questo segnale di "stop" viene meno.
Un articolo di riferimento su Ophthalmology (He et al., 2015, studio CLEERE) ha dimostrato che bambini che trascorrevano 40 minuti aggiuntivi all'aperto ogni giorno mostravano un'incidenza di miopia significativamente inferiore rispetto al gruppo di controllo. L'International Myopia Institute raccomanda ormai come standard clinico almeno due ore al giorno di attività all'aperto per i bambini in età scolare.
La "luce giusta" in aula: non solo quanti lux, ma che tipo di luce
Una cosa che spiego spesso ai genitori è la differenza tra quantità e qualità della luce. Si può avere un'aula tecnicamente "a norma" in termini di lux e trovarsi ugualmente in un ambiente visivamente stressante.
Alcuni parametri che la ricerca indica come rilevanti per il benessere visivo scolastico:
Temperatura di colore: Le lampade a luce "neutra" (intorno ai 4000 K) o "fredda" (5000–6500 K) favoriscono attenzione e concentrazione durante le ore mattutine, mentre luci più calde possono aiutare in momenti meno intensi. Uno studio pubblicato su Lighting Research & Technology (Mott et al., 2012) ha mostrato correlazioni tra luce ad alta temperatura di colore e migliori performance cognitive nei bambini.
Assenza di sfarfallio (flicker): Le vecchie lampade fluorescenti con flicker intorno ai 100 Hz possono causare affaticamento oculare anche senza che il bambino se ne accorga consciamente. I LED moderni, se di buona qualità, eliminano questo problema.
Luce naturale come priorità: La normativa UNI 10840 è chiara su questo: la luce naturale va massimizzata, e quella artificiale deve integrarla, non sostituirla. Le finestre devono essere ampie e i sistemi di oscuramento (veneziane, tende) usati per evitare abbagliamento diretto, non per eliminare la luce solare.
Illuminazione dinamica (Human Centric Lighting): Le ricerche più recenti puntano verso sistemi che regolano automaticamente intensità e temperatura della luce nel corso della giornata, imitando il ritmo del sole. Studi pubblicati su LEUKOS e Building and Environment mostrano miglioramenti nell'attenzione, nella qualità del sonno e nella performance scolastica in aule dotate di questi sistemi.
Il mio ruolo, da optometrista e poco piu’: tra l'aula e lo studio
Il mio lavoro non si ferma alla valutazione visiva funzionale. Ogni bambino che visito è anche un bambino che trascorre sei-otto ore in un ambiente visivo che non ha scelto e che spesso non è ottimale. Ecco perché ritengo fondamentale un dialogo con le scuole, i genitori e i progettisti.
Alcune raccomandazioni pratiche che condivido regolarmente con le famiglie:
Conclusione: la luce è un ingrediente educativo
In fondo, ogni insegnante sa benissimo che un'aula buia è un'aula dove è difficile imparare. Ma raramente questo viene tradotto in azioni concrete e consapevoli. La normativa italiana c'è ed è ben strutturata; la ricerca internazionale ci dà indicazioni sempre più precise su cosa funziona davvero.
Il punto è che la luce — quella giusta, nella giusta quantità, al momento giusto — non è solo una questione di comfort. È una questione di salute visiva, di sviluppo, di apprendimento. E come tale, merita la stessa attenzione che dedichiamo ai libri di testo, ai programmi scolastici e alle lavagne interattive.
I nostri occhi, specialmente quelli dei bambini, lo chiedono silenziosamente ogni giorno.
Fonti e riferimenti
Articolo a scopo divulgativo. Per qualsiasi problema visivo si raccomanda di rivolgersi a uno specialista della visione.
Roberto Dicursi,
dottore in Ottica e Optometrista
dottore in Ingegneria Civile e Ambientale
CENTRO OPTOMETRICO SANTA LUCIA di Manduria