20/02/2014 09:16:51 - Manduria - Attualità

Il brutto esempio del dissalatore costruito attorno alla foce del Chidro e mai utilizzato

Quattro strutture, in completo stato di abbandono, disseminate nel territorio di Manduria, che oggi costituiscono una fonte di pericolo e che, nel contempo, deturpano l’ambiente. Si tratta di impianti che furono inizialmente concepiti con l’obiettivo di servire le campagne circostanti con una la rete di irrigazione, ma che non sono però mai entrati in funzione. Non solo, quindi, un ingente sperpero di denaro pubblico, ma anche indifferenza verso le pressanti richieste di bonifica che più volte gli ambientalisti hanno rivolto alle autorità competenti.
Uno degli esempi emblematici di questi scempi, che sono costati alcune miliardi di lire ai contribuenti, è il dissalatore che fu realizzato oltre trent’anni fa nei pressi del fiume Chidro di San Pietro in Bevagna, a qualche centinaio di metri dalla spiaggia e in piena riserva naturale.
«Non è mai entrato in funzione» ricorda l’ambientalista Mimmo Carrieri. «E’ sempre stato incustodito e alcuni anni fa un ragazzo senegalese perse la vita a causa di un incidente che si verificò in quest’area. Tutta la zona è a libero accesso e, oltre alle cavità sparse al proprio interno, vi è una preoccupante situazione igienico sanitaria derivante dalla presenza di una consistente colonia di piccioni e dagli escrementi stratificati al suolo che rendono l’aria irrespirabile, soprattutto nel periodo estivo. E’ bene ricordare che i piccioni possono essere anche portatori di oltre 60 tra infezioni e malattie (tra le più pericolose la criptococcosi, l’istoplasmosi, l’ornitosi, la salmonellosi e la toxoplasmosi), che potrebbero essere trasmesse direttamente o indirettamente dagli escrementi poiché le polveri infette trasportate dal vento possono innescare processi infettivi, soprattutto quando la colonia di piccioni è consistente come nel caso specifico».
Più volte gli ambientalisti manduriani hanno chiesto la bonifica di quest’area attraverso la rimozione di ciò che resta della struttura, ma nessuno è mai intervenuto e ogni appello è caduto nel vuoto.
Mimmo Carrieri si rivolge, pertanto, alla Guardia di Finanza, indicando anche altri casi simili.
«Esistono altre strutture obsolete, tutte di pertinenza del consorzio di bonifica “Arneo”, che si trovano nelle contrade “masseria La Spina”, “Campanella” e Scaledda. Sono delle “cattedrali nel deserto” in disuso (ricadenti nel territorio del Comune di Manduria), in totale stato di abbandono e in precarie condizioni igienico sanitarie, nelle quali vi sono “cisterne e cavità sotterranee” incustodite e sprovviste di parapetti e recinzioni, con ingressi incustoditi che ne consentono l’accesso a chiunque».



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