Presenta alcune criticità significative, in particolare riguardanti la sostenibilità economica e l'oggettività della valutazione: il rischio è che un bando “culturalmente prestigioso” si dimostri “economicamente fragile”»

Archeoclub Manduria ha inviato all’Amministrazione comunale le osservazioni relative al Bando di gara per l’affidamento della gestione dei Beni archeologici e museali. Di seguito ne sintetizziamo alcune.
«L’analisi del disciplinare di gara per l’affidamento della gestione dei servizi museali integrati del Comune di Manduria rivela una struttura che punta decisamente sulla qualità del servizio, ma presenta anche alcune criticità significative, in particolare riguardanti la sostenibilità economica e l'oggettività della valutazione. In sintesi, il rischio è che un bando “culturalmente prestigioso” si dimostri “economicamente fragile”.
L’Amministrazione, se vuole davvero proteggere i suoi beni e i suoi cittadini, dovrebbe assicurarsi che il valore economico dell'appalto sia coerente con le ambiziose richieste qualitative che ha inserito nel disciplinare, altrimenti, la “qualità” resterà solo sulla carta di un bellissimo progetto tecnico, ma mai applicato nella realtà dei musei.
Se da una parte l’attribuzione di 80 punti su 100 all’offerta tecnica dimostra la volontà di dare priorità alla qualità e al progetto di gestione piuttosto che al mero ribasso economico, l’importo a base d’asta appare sottostimato: il budget di euro 72.845 annui appare troppo esiguo per coprire i costi del personale per 4 siti diversi, nonché per servizi di pulizia, manutenzione del verde e attività promozionali.
La clausola che riserva alla Stazione Appaltante la facoltà di attivare servizi come ristorazione o intrattenimento tramite autonoma procedura (pur con diritto di prelazione) potrebbe rendere meno appetibile l'investimento iniziale dell'operatore, che non ha la certezza di gestire i servizi a più alto potenziale di ricavo commerciale.
Occorrerebbe apportare dei correttivi: scorporare i costi della manodopera calcolandoli con precisione sulle ore di apertura richieste, prevedere un canone fisso più alto o, in alternativa, ridurre drasticamente i giorni/orari di apertura obbligatori per i siti "minori", concentrando le risorse sui poli principali oppure introdurre clausole di premialità, delle Royalty, ciò che trasformerebbe la gestione da passiva ad attiva, stimolando il marketing e l'accoglienza; si potrebbe inoltre esternalizzare la manutenzione del verde pesante con un appalto separato (servizio giardinaggio), lasciando all'appaltatore museale solo il "decoro minuto" e le pulizie ordinarie di uffici e servizi igienici.
Per ciò che riguarda la valutazione delle offerte, riteniamo che affidare l’attribuzione degli 80 punti destinati all’offerta tecnica al giudizio di qualità di una Commissione dia ampio spazio alla discrezionalità. Si dovrebbe trasformare parte dei punti tecnici in criteri tabellari (quantitativi) con l’attribuzione di un punteggio per ciascun requisito richiesto: ad es. per l’attivazione di tecnologie specifiche, per ore aggiuntive di apertura gratuita, per il possesso di certificazioni di qualità specifiche o di sostenibilità ambientale., ecc.
Particolarmente grave ci sembra la mancata previsione di una premialità per il radicamento territoriale: si dovrebbero assegnare punti tecnici a chi dimostra di avere reti di partenariato attive con le scuole locali, le associazioni, gli Enti del Terzo Settore e le imprese turistiche del territorio. La collaborazione con le realtà locali ci sembra indispensabile al fine di rafforzare i legami della cittadinanza con il patrimonio culturale, promuovendone e rafforzandone la fruizione con opportune iniziative, sulla falsariga di quanto realizzato dal Segretariato Regionale del MIC e dalla Soprintendenza, in occasione dei lavori di riqualificazione del Parco Archeologico.
A questo proposito ci piace ricordare che Archeoclub continua a ritenere preferibile, per la gestione dei nostri Beni, la creazione di una Fondazione di Partecipazione, come ormai si realizzano in tanti comuni, anche nel nostro Salento, che prevede una gestione autonoma, in cui l’Amministrazione comunale entra come componente principale, affiancata da Enti istituzionali ( Soprintendenza, Università, Gal ecc.),imprenditori, operatori turistici e culturali e Terzo Settore, che vanno a formare il Consiglio d’Amministrazione, insieme ad un certo numero di Soci ordinari, eletti dalla Assemblea generale dei Soci. Si tratta insomma di una forma di azionariato culturale, senza scopo di lucro, a cui tutti i cittadini possono partecipare. E’ un modo, tra l’altro, per rafforzare il sentimento identitario, per esercitare concretamente la democrazia, per accrescere l’attaccamento al patrimonio che ci è stato temporaneamente affidato e che dobbiamo consegnare intatto alle future generazioni. Il timore è che una gestione del tutto estranea al territorio possa accrescere, al contrario, il senso di estraneità rispetto ad un bene la cui valenza sia solo di tipo economico».
Archeoclub d’Italia - Sede di Manduria

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