11/04/2019 09:41:27 - Manduria - Attualità

«Credevamo anche che fosse un discorso oramai chiuso: ma purtroppo siamo costretti a riparlare per l’ennesima volta di questa famigerata Regionale 8»

 

Prosegue il dibattito a distanza fra i fautori della Talsano-Avetrana e gli ambientalisti. Ad intervenire, questa volta, è il circolo Legambiente di Manduria.

«Abbiamo visto, ancora una volta, usare da parte dei politici la solita vecchia (oramai ammuffita) retorica, la stessa utilizzata, negli anni Sessanta, dai politici di allora, per giustificare lo sradicamento di decine di ulivi secolari per far posto all’Italsider, la fabbrica dei sogni, basata sempre sulle stesse motivazioni (lo sviluppo economico, il lavoro, ecc. ecc.): abbiamo visto, poi, svegliatici, come è andata a finire e quanto ci sono costati (anche in termini di salute e vite umane, oltre che di opportunità di un diverso sviluppo) tali sogni ed i pochi che si sono davvero arricchiti» è la tesi di Legambiente. «C’è poi chi si spinge a dire che questa sarebbe un opera che farebbe bene, addirittura all’ambiente. Ebbene sì, incredibile ma vero, per addolcire l’amara pillola si è arrivati addirittura a sostenere questo.

Si dice che questa strada decongestionerebbe la litoranea, che,  grazie ai suoi pennelli che scendono al mare, diventerebbe una strada a senso unico e una pista ciclabile.

Tutti obiettivi che tutti noi sappiamo perfettamente che non si realizzeranno mai.

Senza entrare nelle decine di motivazioni scientifiche e giuridiche che rendono quest’opera irrealizzabile, facciamo solo notare che tutte queste idee a corollario della Regionale 8 non sono state finanziate e che al momento sono solo delle belle intenzioni, usate per edulcorare un progetto che fa acqua da tutte le parti.

I cosiddetti pennelli sarebbero delle strade che non potranno mai essere realizzate così come le hanno progettate, a meno che non si vogliano espropriare ed abbattere decine di case (opere per le quali, pure, non esistono finanziamenti).

La litoranea a senso unico significherebbe che, molti cittadini, per andare al mare o per tornare a casa (a seconda della direzione), a qualche centinaio di metri di distanza, sarebbero costretti a percorrere chilometri: a meno che non lo facciano a nuoto!

Auspichiamo quindi che ci possa essere un contraddittorio e un confronto sereno e neutrale in cui si possano porre le numerose domande sulle tante ambiguità di quest’opera».



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