09/05/2008 10:29:50 - Manduria - Attualità

L’intervento di Adriana Amato e Maria Rosaria Quaranta al termine della Marcia per la Civiltà

 

«È la compattezza delle radici degli alberi, che si incontrano e si unificano nel sottosuolo, a permettere al terreno di non franare; così un fitto e solidale tessuto sociale non deve permettere che alcun suo cittadino sprofondi nell’abisso dell’isolamento e dell’abbandono. Il terreno frana quando le radici non sono compatte, quando i rami e le foglie di ogni albero pensano ad inorgoglirsi e crescere soltanto per sé, senza far caso a qualche alberello più piccolo che, all’ombra della loro chioma, viene privato di luce e nutrimento: è la piaga dell’individualismo, della superficialità, dell’indifferenza, o della semplice incapacità di sentirsi parte di una comunità.

Noi giovani di Manduria, come tutti i giovani del mondo, lavoriamo per la costruzione di una società diversa, che si fonda sul contributo solidale di ciascuno, sulla condivisione, sulla proiezione di arricchimento e crescita personale che va necessariamente a coinvolgere e a sostenersi sull’arricchimento dell’altro; noi già pensiamo e agiamo in questo senso e con questo spirito, ma è chiaro ed evidente che non abbiamo fatto abbastanza; davanti a una tale disfatta nessuno può ritenere di aver fatto abbastanza. Per questo è necessario che, in un momento di così terribile dolore, la comunità tutta prenda su di sé il peso della responsabilità sociale dell'accaduto, ma con l'energia propositiva di chi vuole un'alternativa e si vuole impegnare per raggiungerla, con coraggio e determinazione. Siamo qui oggi riuniti come cuore della comunità di Manduria, che batte all'unisono nel petto d'ogni cittadino, in una marcia simbolica ma  che segna un cammino su una strada reale; una strada che ci porti, agli estremi delle sue speranze e ai confini del suo mondo ideale, a costruire la città che vogliamo, dove nessuno viene lasciato solo, dove ognuno si prende cura dell'altro e dove non c'è nessun vuoto che possa essere riempito dal male. Costruiremo la nostra casa comune dove è bandita ogni forma di violenza e di sopraffazione, dove i valori sono professati e testimoniati con l’azione; una casa dove non esiste la paura e se un fratello dice all’altro fratello “andiamo ai campi” è solo per giocare, non per uccidere».

 

Adriana Amato e Maria Rosaria Quaranta



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