10/08/2019 08:21:03 - Manduria - Attualità

La segnalazione di Piergiorgio Mossi, socio FIAB

 

Un grande cartellone che descrive la presenza di un sito di interesse archeologico in un’area adiacente masseria “La Marina”. Pubblicizza un percorso naturalistico da visitare. In realtà, però, il percorso è assolutamente impraticabile…

E’ quanto fa notare Piergiorgio Mossi, socio FIAB e, quindi, amante delle passeggiate sulle due ruote ecologiche.

«Da un po’ di anni vado in giro in bicicletta» racconta Piergiorgio Mossi. «In questo periodo, complice le vacanze, scelgo di pedalare nel territorio manduriano. Così, mentre percorrevo la cosiddetta strada “Tarantina”, la coda dell’occhio si sofferma su grandi cartelloni che ben descrivono l’esistenza, proprio lì, sotto i miei occhi, di un sito di interesse archeologico. Le tre insegne, prospicenti la strada, sembrano recenti.

Intorno ad essi, sebbene ricresciuta, è da poco stata tagliata l’erba (e di questi tempi già che non sia stata bruciata è da ritenersi una fortuna). Le segnalazioni sono ricche di notizie e di immagini e descrivono i posti proprio lì nei dintorni. Leggo tutta la storia: il sito in questione risale al neolitico e si trova nel territorio ricadente  la masseria “la marina”. In particolare mi attrae il percorso naturalistico proposto, che segnala diversi punti di interesse da poter visitare. Sulla mappa compare risoluto il “voi siete qui”! Ingolosito dalla preziosa occasione, osservo attentamente il percorso. Poi mi addentro lungo la strada, già pensando in cuor mio a come sorprenderò i miei compagni ciclisti delle Fiab di Brindisi e Bari quando gli proporrò questa bella novità escursionistica. Ma, già dopo pochi metri, una nuova sorpresa, stavolta negativa. Il proprietario dei terreni, per il suo impianto irriguo, ha messo su dei paletti proprio di traverso al tracciato proposto, rendendo il passaggio di fatto come un campo minato sia per il rischio di sbattere la testa oltre che per quello di inciampare nei fili di ferro posati sul terreno. Io però non demordo, almeno fino a quando l’aratura lungo il tracciato mi ferma davanti a un muretto a secco avvolto da possenti rovi cresciuti, forse, con le ultime piogge. D’altronde la cartellonistica avvertiva che si trattava di percorrere almeno in parte un’antichissima fiumara.

Assenti ulteriori segnalazioni, mesto, me ne torno indietro e proseguo lungo la mia solita strada statale. Fine, in pochi minuti, della storia e dell’avventura. Altro che due ore. Mi chiedo tuttavia: visto la notevole importanza del sito perlomeno per come è descritta e la ricca occasione di richiamo turistico per chi percorre il territorio Manduriano come il sottoscritto, è mai possibile che nessuno abbia pensato a controllare cosa avvenga sul percorso proposto? E inoltre, è mai possibile che in questo paese l’esproprio di un tratturo su un sito archeologico, piccolo, stretto e che nulla toglierebbe ai proprietari, e che invece molto potrebbe fare per l’interesse pubblico, comporti così tante difficoltà?».



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