lunedì 23 novembre 2020

18/11/2020 10:23:38 - Manduria - Attualità

«Noi siamo combattendo una guerra e in guerra, purtroppo a volte è necessario “riconvertire”. Noi ora siamo chiamati a fare lo stesso. Stiamo re-inventando una posizione lavorativa e un luogo di lavoro per dare la possibilità, a chi ne abbia bisogno, di trovare un posto letto e un’assistenza medica nel rispetto dei vigenti protocolli per i malati Covid 19»

All’incontro fra i dirigenti della Asl tarantina e i primi cittadini del territorio dei giorni scorsi è intervenuta anche Antonietta D’Oria, sindaco di Lizzano e, peraltro, anche pediatra. Vi proponiamo il suo intervento.

« Non è semplice per nessuno passare da un lavoro impegnativo, certo, ma che si padroneggia con la sicurezza che può derivare solo dai molti anni di pratica, ad un lavoro apparentemente "nuovo", in una struttura covid.

È evidente a chi svolga con coscienza e serietà la professione medica, come ciascun di noi fa nel proprio ambito di competenza, che le problematiche che ci si pongono innanzi sono state, fino a questo punto, solo studiate sui libri durante i nostri percorsi accademici. È, altresì, evidente che affrontiamo un pericolo infettivo concreto, non teorico o ipotetico, ma reale: ne sono la prova i rigidi protocolli a cui dobbiamo attenerci, basti pensare alle procedure di vestizione ed alle terapie completamente nuove da eseguire in maniera corretta. Senza esagerare, da medico e da Sindaco, mi sento di affermare che qui noi siamo combattendo una guerra. E in guerra, purtroppo a volte è necessario "riconvertire": Noi ora siamo chiamati a fare lo stesso. Stiamo re-inventando un posizione lavorativa ed un luogo di lavoro, per dare la possibilità, a chi ne abbia bisogno, di trovare un posto letto e un accudimento medico secondo le ultime indicazioni e a mente dei vigenti protocolli per i malati Covid 19.

 Io, e tutti i miei colleghi di medicina di famiglia, ci battiamo affinchè la prevenzione sia la prima arma contro il coronavirus, con il controllo rapido del malato o presunto tale e con il tracciamento dei contatti. Questo sistema, tuttavia (e non solo in Puglia) sta dimostrando i propri limiti. Ciò significa che, tardando l’identificazione del presunto contagiato, questi continua una vita pressoché normale, allungando ulteriormente la catena dei soggetti coinvolti. Non vi è dubbio alcuno che il tracciamento dei casi è fondamentale e su questo ci dobbiamo battere e su questo dobbiamo insistere. La prevenzione darà la possibilità di circostanziare il positivo, malato o meno che sia, e di limitare la diffusione di questo virus. Speriamo, inoltre, che con le unità Usca, con i medici di famiglia e i pediatri di famiglia che eseguiranno i tamponi rapidi grazie (anche ad celere distribuzione degli stessi) si dia una sterzata a questa situazione, invertendo finalmente la tendenza della curva del contagio.

 Il lavoro coeso di tutti i medici in questa direzione può salvare molte vite umane, su un duplice fronte: da una parte il territorio con una attività di prevenzione e cura dei positivi con sintomi lievi e non gravi, dall’altra i medici, infermieri e personale assistenziale ospedaliero che si battono per dare un po' di sollievo a chi in quel momento non ne ha, lontano dagli affetti e dalla vita normale.

 I positivi nella provincia di Taranto aumentano con una curva esponenziale, a cui si sommano, con andamento praticamente parallelo, i malati che richiedono cure mediche sul territorio e in ospedale. Vi è una corsa nel ristrutturare e rendere i nostri ospedali in grado di poter accettare e salvare vite umane. Quello che sta accadendo "qui e ora" è quello che sta accadendo, in eguale modo ed in eguale misura, nel resto di Italia e nel resto del mondo.

 Questa corsa, in uno stato di emergenza sanitaria, comporta sicuramente delle modifiche sia delle attività strutturali che di quelle sanitarie, che si adeguano, in divenire, di giorno in giorno, ad affrontare un nemico di cui fino a dieci mesi fa non avevamo mai sentito parlare: la pandemia da virus Covid 19».




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