Hanno relazionato Clemente Magliola, Giuseppe Pio Capogrosso e Ilaria Marzo
Ecco il resoconto dell’attività di formazione e informazione che l’associazione “Plinio il Vecchio” ha tenuto nella settimana appena trascorsa.
10 febbraio: dr. Clemente Magliola “Le piante: resistenza, resilienza……fino a che punto?

Partendo dal significato del termine Biodiversità, tutto sommato abbastanza recente (1988), si è passato alla spiegazione dei tre tipi di biodiversità strettamente collegati tra di loro: biodiversità
genetica o intra specifica, biodiversità tra le specie e biodiversità ecosistemica. Il collegamento con la resilienza dei sistemi naturali è stato rappresentato con esempi che hanno chiarito come laperdita di biodiversità che sta caratterizzando i nostri tempi sta mettendo a rischi il futuro del nostro pianeta.
è stato introdotto uno dei messaggi chiave che emergono dal rapporto dell'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) ‘Crescita senza crescita economica’ pubblicato nel 2021. Il rapporto haconfermato che è in corso la ‘Grande Accelerazione’ della perdita di biodiversità, del cambiamento climatico e delle varie forme di consumo di risorse e inquinamento. Essa è strettamente collegata alle attività economiche e alla crescita economica ed è quindi di natura totalmente antropica. nel prossimo incontro si tratterà dei modelli di sviluppo non legati esclusivamente alla produttività edalla crescita economica.
11 febbraio: avv. G. P Capogrosso “Il piroscafo e la ruota: percorsi per sfuggire alla miseria”

Durante il terzo incontro del ciclo sulla storia economica e sociale del territorio, tenuto lo scorso 11 febbraio, l’avv. Giuseppe Pio Capogrosso ha analizzato l'emigrazione transoceanica e la ruota degli esposti di Manduria come risposte alla miseria di fine Ottocento e primo Novecento. Il relatore ha evidenziato come la "ruota" (il meccanismo dove venivano lasciati i neonati abbandonati) e il "piroscafo" per Ellis Island rappresentassero le due risposte disperate di una popolazione in crescita esponenziale ma priva di risorse. Se la ruota accoglieva le vittime più fragili di un'economia che non riusciva a sfamare tutti, l'emigrazione offriva l'unica alternativa alla rivolta o alla miseria.
Nel corso dell’incontro sono stati anche resi noti i numeri dell'esodo manduriano. Infatti, grazie alla ricerca condotta dal relatore sui registri della Ellis Island Foundation, sono stati censiti, per il periodo dal 1892 al 1924, 194 concittadini che sbarcarono a New York, rappresentando quasi l'1,5% della popolazione totale dell'epoca. Un dato significativo che supera, in termini percentuali, alcuni centri limitrofi. Tra i partenti si annoverano cognomi storici della città, spesso trascritti in modo errato dai funzionari americani – da D’Abramo a Perrucci, da Calò a Dimitri– e figure di rilievo come il musicista Oreste Sbavaglia, approdato negli States nel 1911.
L'esodo verso le Americhe affondava le radici in un contesto di profonda crisi. Il relatore ha illustrato il legame tra la pressione demografica (famiglie con un elevato numero di figli) e l'impoverimento delle classi rurali. Simbolo di questo disagio fu la sommossa contadina dell'agosto 1902 in Piazza Sant'Angelo, sedata dall'esercito con decine di arresti, che segnò il punto di non ritorno per molti braccianti decisi a imbarcarsi sui piroscafi in partenza per le Americhe.
Anche l'abbandono dei neonati nella "ruota" è stato descritto come l'estrema risorsa per la sopravvivenza in un'epoca di pressione demografica e povertà estrema di alcune classi sociali.
Su punto l’avv. Capogrosso ha arricchito l'analisi del fenomeno dell'abbandono minorile dando lettura, in forma anonima, di un atto di nascita dell'epoca, documento che ha restituito il volto umano e burocratico della tragedia degli "esposti".
L'atto di nascita, tipico delle registrazioni effettuate dei neonati abbandonati nella ruota che serviva Manduria e centri vicini, certificava legalmente l'esistenza di un bambino "figlio di ignoti", spesso accompagnato da piccoli segni di riconoscimento o nomi simbolici che ne segnavano il destino. Per il relatore questo documento non è solo un reperto d'archivio, ma la prova tangibile di una disperazione collettiva: la ruota non era un gesto di rifiuto, ma era spesso un estremo tentativo di garantire al neonato la sopravvivenza che la famiglia d'origine, schiacciata dalla miseria, non poteva assicurare.
Il relatore ha messo a confronto la freddezza della registrazione anagrafica con il calore della speranza rappresentata dal piroscafo, unificando le due storie attraverso la narrazione di una giovanissima migrante di otto anni, a cui i genitori avevano dato un nome di battesimo, “Italamerica”, che simboleggia la ricerca di una nuova patria senza mai recidere il legame viscerale con le radici manduriane.
13 febbraio: prof.ssa I. Marzo “Un ipocrita e la sua sedia. Storia del teatro in pochi passaggi.

La prof.ssa Ilaria Marzo propone quest’anno “Un ipocrita e la sua sedia - Storia del teatro in pochi passaggi. E dell’Atto I della narrazione di questa storia che siamo a render conto; ammesso che si possa rendere conto di una materia spesso fatta di sensazioni, emozioni, suggestioni.
La sua narrazione si avvale del potente strumento di un linguaggio mai casuale, in cui ogni parola ha un suo non detto e dell’altrettanto potente comunicazione dei giovani attori del Teatro della Luna.
La prof.ssa Marzo. a dir il vero, più che narrare suggerisce scenari, indica vie di pensiero utili a comprendere, a concretizzare nel proprio immaginario le origini della tragedia greca e, quindi, del teatro. E dallo spazio vuoto, colmo di attese e di inquietudini, si passa all’agone, la piazza rituale, lo spazio del confronto regolato. E dal rito, dionisiaco. si passa al coro, trait d’union con i gruppi dei canti rituali corali, i ditirambi. E dal coro si stacca il protagonista e l’azione drammatica prende corpo. Ed ecco appare l’ipocrita, “colui che risponde”, e si materializza la struttura dialogica del dramma; si costruisce la tensione verso ciò che verrà detto, e quando e come verrà detto. Nasce il tempo drammatico, il tempo come progressione di senso; ogni intervento del coro, ogni domanda, ogni silenzio prepara la parola successiva e ne amplifica il peso.
La narrazione ci porta ora ad Averroè che, nel XII secolo, senza avere esperienza diretta del teatro greco come istituzione scenica (nel mondo islamico medievale non esisteva il concetto di teatro),lo reinterpreta in forme discorsive e retoriche e lo traduce in una teoria della funzione persuasiva e morale del racconto.
La scena passa agli attori che “interpretano” un passo da La ricerca di Averroè, L’Aleph, J. L. Borges; prendono vita i ragazzi che giocano, interpretando i ruoli del muezzin, del minareto e del pubblico e si materializza la casa di legno dipinto in cui si rappresentava una storia.
La prof.ssa Marzo ci porta ora nel mondo dell’Edipo Re di Sofocle; un’intera tragedia costruita sul ritardo della risposta decisiva dell’ipocrita, sul non detto, l’attesa e la rivelazione finale.
Tornano gli attori ed interpretano un passo della tragedia; in scena il Coro ed Edipo, il Re. E qui, con un coup de théâtre, in mezzo al pubblico si alzano gli attori del Coro e tutto l’uditorio diventa così Coro anch’esso, e porta le sue istanze di salvezza al Re e attende la parola decisiva che rivelerà ciò che è già accaduto ma non è ancora stato riconosciuto.
In conclusione, la prof. Marzo ci fa ritrovare l’universale linguaggio strutturale della tragedia in Pirandello, in un passo tratto da Ciaula scopre la luna, Novelle per un anno. L’emozionante lettura degli attori ci restituisce lo stupore di Ciaula, che non è un semplice sentimento, ma la vera forma moderna della catarsie del riconoscimento. La luna vista da Ciaula svolge, in forma lirica e narrativa, la funzione che nella tragedia aveva la parola rivelatrice: rende visibile ciò che prima non era pensabile.
Prossima settimana:
16 febbraio: dr. S. Fella “Gli animali, esseri senzienti ed il loro diritto di esistere” – Parte 2^
18 febbraio: prof. L. Pinelli “Da Lucrezia a Lesbia”
19 febbraio: dr. A. Dimitri e Dr. Leo Girardi “Confronto sul diritto di esistere delle diversità”
20 febbraio: prof. G. Sammarco “Natura e dignità dell’uomo in poesia”

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