lunedì 02 novembre 2026


02/11/2026 09:17:45 - Manduria - Cultura

La credenza popolare secondo la quale i morti tornano sulla terra nella notte del 2 novembre, andando in giro sino all’alba, pregando, per le vie e per le campagne del paese; la pratica del ‘consolo’; la consuetudine di bruciare la biancheria da letto del defunto «perché credono che, senza quest’atto, l’anima del defunto è costretta a rimaner nella casa, e ritarda a presentarsi a Dio»

L’indagine sui molteplici aspetti correlati all’evento del morire è stata affrontata, tra gli altri, da Alfonso M. di Nola in La nera signora. Antropologia della morte[1] e La morte trionfata. Antropologia del lutto.[2]

Fondamentale risulta l’opera di Ernesto de Martino, Morte e pianto rituale. Dal lamento funebre antico al pianto di Maria;[3] più recente è il volume di Luigi M. Lombardi Satriani - Mariano Meligrana, Il ponte di San Giacomo. L’ideologia della morte nella società contadina del Sud.[4]

Di contro alla vastità degli ambiti territoriali presi in esame nelle opere sopra menzionate (la società occidentale o, tutt’al più, meridionale), un lavoro riconducibile ad un’indagine etnografica relativa a Manduria è Superstizioni pregiudizi e tradizioni in Terra d’Otranto, dello studioso locale Giuseppe Gigli,[5] il quale nel 1893 scriveva «nessuno, ch’io sappia, studiò fin ora il popolo di Terra d’Otranto, nella sua vita intima, nelle sue abitudini, nelle sue credenze».[6]

Nell’opera gigliana fra le superstizioni indagate (definite come abbondanza di culto e soprattutto vive tra le ‘donnicciule’ che le conservano e le tramandano) vi sono quelle relative al venerdì, all’uccello della morte, ai sogni; nel capitolo dedicato ai ‘pregiudizi della morte’, l’autore ricorda la credenza popolare secondo la quale i morti tornano sulla terra nella notte del 2 novembre, andando in giro sino all’alba, pregando, per le vie e per le campagne del paese; la pratica del ‘consolo’; la consuetudine di bruciare la biancheria da letto del defunto «perché credono che, senza quest’atto, l’anima del defunto è costretta a rimaner nella casa, e ritarda a presentarsi a Dio».[7]

Altre notizie sono reperibili in varie opere. Un’informazione relativa a funerali di bambini riferita espressamente a Manduria (ma tratta a sua volta dall’opera gigliana) è riportata da Laura Faranda in Tradizioni popolari e folklore in Puglia,[8] dove è scritto che «spesso in Manduria seguiva il corteo una piccola orchestra composta da un flautista, un violinista, un suonatore di trombone, che intonavano allegri balletti, per festeggiare l’ascesa in cielo del morticino».[9]

Sempre a proposito di funerali di bambini in AA.VV., La donna ieri e oggi. Il vissuto nelle immagini (1880-1945)[10] si legge che «a Manduria, al maschietto si metteva in mano un giglio, alle femminucce una corona di fiori d’arancio artificiali sul capo. A Manduria, negli anni Trenta, famose erano le meštri Corirùssi ti sotta la strata longa, donne addette alla manifattura delle coroncine».[11]

Prossimo articolo: I presagi di morte

 

[1] Alfonso M. di Nola, La nera signora - Antropologia della morte, Roma, Newton & Compton ed., 1995.

[2] Alfonso M. di Nola, La morte trionfata - Antropologia del lutto, Roma, Newton Compton, 1995.

[3] Ernesto de Martino, Morte e pianto rituale nel mondo antico: dal lamento pagano al pianto di Maria, Torino, 1958; poi, Morte e pianto rituale dal lamento funebre antico al pianto di Maria, Torino, Bollati Boringhieri editore, 1975, rist. 1997.

[4] Luigi M. Lombardi Satriani - Mariano Meligrana, Il ponte di San Giacomo. L’ideologia della morte nella società contadina del Sud, Milano, Rizzoli Editore, 1982.

[5] Giuseppe Gigli, Superstizioni pregiudizi e tradizioni in Terra d’Otranto, Firenze, 1893, oggi nella riedizione, Manduria, Fulvio Filo Schiavoni editore, 1998. Prefazione di Anna Merendino.

[6] Ibidem, p. 33.

[7] Giuseppe Gigli, op. cit., pp. 56-57.

[8] Laura Faranda, Tradizioni popolari e folklore in Puglia, Roma, Casa Editrice Anthropos, 1983.

[9] Ibidem, p. 43.

[10] AA.VV. La donna ieri e oggi - il vissuto nelle immagini (1880-1945), Martina Franca, Arti Grafiche Pugliesi, 1996. Introduzione di Rosario Jurlaro.

[11] Ibidem, p. 166.