SAN PIETRO IN BEVAGNA – Schiusa delle uova di tartaruga: il racconto del vice presidente della Lega Navale di Torre Colimena, Massimiliano Nigro
  • venerdì 10 luglio 2026

SAN PIETRO IN BEVAGNA – Schiusa delle uova di tartaruga: il racconto del vice presidente della Lega Navale di Torre Colimena, Massimiliano Nigro

08/09/2019 08:11:56 - Manduria - Attualità

Su 100 uova, sono nate ben 85 tartarughine. Le altre uova non erano fecondate

Sono state ben 85 le tartarughine spuntate. Im due nottate differenti, dal cono di schiusa che si era formato nella parte superiore del nido e, attraversando il corridoio creato dai volontari, hanno raggiunto il mare.

«Abbiamo vissuto un’emozione straordinaria, indescrivibile» racconta Massimiliano Nigro, vice presidente della sezione di Torre Colimena della Lega Navale, associazione che sta collaborando a tempo pieno con i biologi dell’Oasi Wwf di Policoro nel monitoraggio del nido. «La prima testolina di tartaruga è spuntata, dalla sabbia, intorno a mezzanotte e quaranta. Poi, via via, sono venute fuori anche le altre. Inizialmente una-due alla volta. Quando però il cono di schiusa era completamente libero, ne sono venute fuori 21 contemporaneamente».

Alla presenza dei biologi dell’Oasi Wwf di Policoro Gianluca Cirelli ed Erika Ottone, che hanno coordinato tutte le operazioni, le 61 tartarughine e le altre 24 del giorno dopo sono state sorvegliate sino a quando hanno raggiunto il mare.

«Non essendoci la luna e per la presenza delle luci di lidi e stabilimenti nella zona, si è deciso di creare una “luna artificiale” che fungesse da guida per ogni tartaruga» racconta ancora Massimiliano Nigro. «Abbiamo utilizzato una lampada, che le tartarughine hanno seguito per istinto sino a poche decine di centimetri dal mare. Prima di arrivare al bagnasciuga, la lampada è stata spenta: volevamo evitare che, una volta entrate in acqua, le tartarughine uscissero fuori attirate dalla luce. E’ stato un momento speciale: ogni tartarughina, una volta spenta la lampada, si fermava per qualche secondo e guardava nella nostra direzione. Sembrava che stessero ringraziandoci per quanto abbiamo fatto per loro e che stessero salutandoci…».

I due biologi dell’Oasi Wwf di Policoro hanno annotato ogni movimento e, addirittura, anche il tempo impiegato per percorrere il corridoio di schiusa.

«La più veloce ha impiegato 8 minuti circa. Le più lente poco più di 15 minuti. L’ultima è venuta fuori intorno alle 4 e mezza del mattino. Abbiamo potuto fare tutto grazie al prezioso supporto logistico dell’adiacente stabilimento balneare “Momà” e del presidente delle Riserve Naturali Alessandro Mariggiò».





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