MANDURIA - E' rientrato in Cina il regista manduriano Gianluigi Perrone: «L'esperienza mi è servita come ispirazione per il mio prossimo film, che si intitolerà Spillover»
  • venerdì 10 luglio 2026

MANDURIA - E' rientrato in Cina il regista manduriano Gianluigi Perrone: «L'esperienza mi è servita come ispirazione per il mio prossimo film, che si intitolerà Spillover»

07/04/2020 12:00:25 - Manduria - Attualità

«La gestione dell’emergenza Covid 19 in Italia? Le misure di contenimento andavano adottate prima»

Rientrò in Italia mentre in Cina iniziava ad infuriare l’epidemia da Coronavirus. Fu bersagliato, attraverso i social, da offese, anche pesanti, da coloro i quali temevano che avesse potuto portare con sé il virus a Manduria. Così non è stato, anche perchè Gianluigi Perrone, regista manduriano trapiantato in Cina, rispettò scrupolosamente tutte le prescrizioni delle autorità sanitarie.

«A gennaio sembrava una situazione fuori dall’ordinario, ma adesso in Italia tutti hanno paura» le parole di Gianlugi Perrone che, nel frattempo, è rientrato in Cina. «E per fortuna oggi possiamo provare che i sani siamo noi. Era l’anticamera del livore e l’acredine che la paura sta tirando fuori in gente debole e insicura. Comunque l’esperienza é servita da ispirazione per parte di un film che sto girando, che si chiama Spillover».

Il virus si è poi diffuso anche in Italia. Che differenza hai trovato fra i primi periodi del contagio in Cina e le prime fasi del contagio in Italia?

«In Cina c’è stata una crescita più lenta, un po' per i segreti, un po' perché le nuove influenze sono quasi normali in Asia (infatti si chiamano “asiatiche”), e un po' perché non ti aspetti un tale disastro. In Italia ho constatato un’improvvisa presa di coscienza, forse perché in pochi giorni hanno visto i reparti pieni di decessi».

Credi che in Italia sia stato fatto tutto il possibile per arginare l’epidemia?

«Credo che quello che ciò che è stato fatto, andava fatto prima. Credo che ci siano liste di spese enormi in cui risultano acquistati macchinari, ma i macchinari non ci sono. Credo che siano stati chiusi centinaia di ospedali e reparti senza ragione. Credo che dopo questa faccenda ci sarà un “Mani Pulite ter”. Prevenire é meglio che curare».

Cosa prevedi per il futuro in Italia? Secondo te è stato già raggiunto il picco? Oppure morti e contagi proseguiranno a lungo?

«Per la Cina ero riuscito a creare un’equazione che prevedesse la curva, visto che a volte mi piace cimentarmi con l’algebra complessa. Ho avuto ragione. Osservando i numeri, in Italia dovremmo essere già nella fase discendente, che implica un mese ancora di chiusa. Ma ci sono dei cambi di criterio nei numeri che diffondono che non rendono facile prevedere».

Qual è la situazione ora in Cina? Realmente è ritornata la serenità?

«Qui si esce, ma si ha anche paura. Tutti in mascherina e controlli all’entrata e all’uscita. Comunque sembra ci sia tranquillità anche perché il virus non é diffuso. Apprendo da altri amici che anche in altre città tutto è tranquillo. Diverso é per l’ormai famigerata Wuhan. Essendo il focolaio, il virus abita lì e quindi non si ferma a lungo. Il che mi fa pensare a come potrebbe essere possibile isolare completamente solo il Bergamasco. Quando la gente si allarma perché dicono che durerà mesi, devono considerare che si riferisce soprattutto ai focolai. Ho scoperto che i focolai di Cina, Italia, Francia, Spagna, Germania e Corea hanno tutti in comune delle famose fiere del bestiame. Essendo questa malattia una zoonosi, passa dal pipistrello all’uomo attraverso un animale serbatoio, forse il suino. Magari identificare quei posti potrebbe rallentare il contagio. Forse non far uscire nessuno e concentrarsi solo su quell’area, come é avvenuto in Cina,  sarebbe stato meglio».

(a corredo dell'articolo alcune foto scattate da Gianluigi Perrone in questi giorni in Cina)





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