Tra il 1752 e il 1754 i Padri Agostiniani, dimoranti nel convento annesso alla chiesa, commissionarono allo stuccatore tarantino Francesco Saverio Amodei il rifacimento a stucco e marmolite degli altari laterali e del transetto della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli

L’araldica e l’iconografia ufficiale dell’Ordine Agostiniano hanno subìto nei secoli una profonda evoluzione, mossa dal costante tentativo di tradurre visivamente il nucleo profondo della spiritualità di sant'Agostino. Il fulcro di questa complessa evoluzione si fonda sulle celebri parole del libro nono delle Confessioni: «sagittaveras tu cor meum charitate tua» ("avevi trafitto il mio cuore con il tuo amore"). Questa potente metafora biblica e letteraria ha dato vita a un percorso iconografico stratificato, capace di muoversi dai libri liturgici europei fino a condurci nelle architetture del Salento, e in particolare nella Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Manduria dove trova una precisa e tangibile traduzione plastica.
Nelle prime codificazioni formali alla fine del Seicento, come dimostrato dall'esemplare del Breviario di Anversa del 1689, l'iconografia prevalente è quella dell'Agostino "cardioforo". In questa fase barocca il cuore non è ancora direttamente trafitto; si presenta fiammante e integro, appoggiato sopra un libro chiuso o aperto, e completato dalla caratteristica cintura nera legata alla devozione agostiniana della Madonna della Cintura.
È solo con il passaggio al XVIII secolo che l'iconografia si stabilizza e si fonde nell'immagine che diventerà classica, documentata dal Breviario di Venezia del 1751: lo stemma qui assume la sua configurazione più celebre, dove il libro e il cuore fiammante vengono finalmente trafitti da una freccia, simbolo dinamico del dardo della carità divina che penetra l'anima.
Questa piena maturazione settecentesca non è rimasta confinata nelle pagine dei breviari, ma è diventata pietra e stucco proprio nel cuore della nostra città.
Tra il 1752 e il 1754 i Padri Agostiniani, dimoranti nel convento annesso alla chiesa, commissionarono allo stuccatore tarantino Francesco Saverio Amodei il rifacimento a stucco e marmolite degli altari laterali e del transetto della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. L'Amodei — la cui firma appare ancora oggi sotto il paliotto di entrambi gli altari del transetto — inserì in pieno stile barocco due splendidi esemplari dello stemma dell'Ordine negli apparati decorativi degli altari oggi dedicati alla Santa Croce e al Sacro Cuore di Gesù.
In linea con la sensibilità artistica e dottrinale del tempo, questi due manufatti, perfettamente conservati, non si limitano a impreziosire il tempio: essi "firmano" lo
spazio sacro, certificando in modo inequivocabile la matrice identitaria agostiniana e traducendo nella plastica degli stucchi la memoria visiva di quel cuore fiammante ferito dall'amore divino. Al lato opposto di ciascun esemplare dello stemma dell’ordine figura invece lo stemma gentilizio del religioso (frate agostiniano) che commissionò l’opera.
La descrizione araldica dello stemma meglio conservato, che figura a sinistra (per chi guarda) dell’altare oggi dedicato alla Santa Croce, potrebbe essere la seguente: «Scudo sagomato barocco, al libro chiuso posto in sbarra, sormontato a destra da un cuore infiammato e trafitto da una freccia posta in banda, il tutto accompagnato da una cintura fibbiata avvolgente il libro e pendente in punta; il tutto d'oro (o al naturale nel rilievo). Lo scudo è timbrato da una corona a fioroni (ducale?) ed è racchiuso in un cartiglio a volute accartocciate.»
Il secondo stemma (posto invece a destra dell’attuale altare del Sacro Cuore di Gesù) è sostanzialmente speculare rispetto al primo, pur mantenendo gli stessi identici simboli agostiniani, la corona e il cartiglio barocco.
Se gli altari di Manduria cristallizzano il momento di massimo splendore plastico e scenografico dello stemma, il lungo percorso storico dell'araldica agostiniana ha trovato la sua sintesi definitiva in epoca recente.
Nel 1968, in occasione del Capitolo Generale per l'adeguamento delle Costituzioni dell'Ordine alle novità del Concilio Vaticano II, si compie la scelta di ridisegnare il logo ufficiale in chiave moderna.
Lo stemma contemporaneo elimina gli elementi ritenuti puramente decorativi e locali (come le cinture accessoriate o i cartigli che caratterizzavano le riproduzioni come quelle dell'Amodei) per isolare ed elevare i due soli elementi essenziali e universali: il cuore trafitto da una freccia su un libro aperto, privilegiando la massima leggibilità spirituale e un'estrema purezza di linee.
In conclusione, la lettura comparata dei due altari di Santa Maria di Costantinopoli illustra con chiarezza la fase intermedia del percorso attraverso cui la dottrina agostiniana si è tradotta in linguaggio araldico visivo.
Del resto, da sempre, il motivo del cuore ardente costituisce un elemento centrale tanto nell'iconografia ufficiale dell'Ordine quanto nella statuaria: nelle cosiddette raffigurazioni del Sant'Agostino “cardioforo”, infatti, il Santo viene rappresentato mentre regge con la mano il proprio cuore infiammato. Che sia isolato in un gesto plastico o riprodotto nella blasonatura di uno stemma, questo emblema continua così a farsi sintesi immediata del “sagittaveras” agostiniano, fissando nella materia l'eterna tensione dell'anima verso la carità divina.
Giuseppe Pio Capogrosso
Fonti e note bibliogafiche.
Fonti Iconografiche e Storico-Generali dell'Ordine
[1] S. Agostino, Confessioni, Libro IX, 2, 3 («Sagittaveras tu cor meum charitate tua, et gesseramus verba tua transfixa visceribus...»).
[2] Breviario di Anversa (1689), sezione iconografica "Stemma agostiniano: Agostino cardioforo". Documentazione d'archivio sulla devozione alla Madonna della Cintura e integrazione della stessa nello scudo araldico dell'Ordine alla fine del XVII secolo.
[3] Breviario di Venezia (1751), frontespizio e tavole illustrative dello stemma con "Libro e cuore fiammante trafitto da una freccia". Le notizie sull’evoluzione dello stemma dell’ordine religioso sono tratte dal sito internet dell’Associazione storico-culturale S. Agostino
[4] Ordine di Sant'Agostino, Costituzioni di Roma (1968), atti del Capitolo Generale dell'Ordine: riforma grafica e teologica dello stemma ufficiale dell'Ordine.
Fonti Locali (Manduria)
[5] Biblioteca Comunale “Marco Gatti” di Manduria, Campione del Convento e della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli dei Padri Agostiniani.
[6] Tarentini, L., Manduria Sacra.
[7] Evidenze monumentali in loco, rilievo iconografico e riscontro epigrafico/araldico direttamente osservabile ai lati dei due altari settecenteschi della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Manduria (Altare della S. Croce e Altare del S. Cuore di Gesù).
Lo stemma dell'Ordine di Sant'Agostino (Agostiniani) riflette in modo diretto e potente la spiritualità e il carisma del loro fondatore, basandosi, come già anticipato, sui suoi scritti e sulla sua esperienza teologica. I simboli centrali che compongono lo stemma agostiniano e i loro significati sono:
• Il cuore fiammeggiante: rappresenta l'amore ardente e assoluto verso Dio e verso il prossimo. È un richiamo diretto a un celebre passo delle Confessioni di Sant'Agostino: "Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te".
• Il cuore trafitto da una freccia (o da un dardo): Simboleggia la Parola di Dio che penetra a fondo nell'anima, convertendola e ferendola d'amore divino. Sempre nelle Confessioni, Agostino scrive: "Avevi saettato il nostro cuore con le frecce del tuo amore".
• Il libro aperto: Rappresenta la Sacra Scrittura e la costante ricerca della Verità attraverso lo studio, la dottrina e la sapienza teologica, pilastri fondamentali della vita agostiniana.
• La cintura o la cinghia di cuoio: Spesso inserita a cornice dello scudo o posta al di sotto del cuore, è l'elemento tipico dell'abito agostiniano, simbolo di penitenza, castità e del legame di comunione che unisce i membri dell'ordine.
Negli stemmi delle foto:
La freccia che trafigge il cuore è posta in banda perché la sua impennatura si trova in alto a sinistra e la punta scende diagonalmente verso il basso a destra. (Al contrario, il libro è inclinato nella direzione opposta — dall'alto a destra verso il basso a sinistra per chi guarda — che in araldica si chiama "in sbarra").
Il secondo stemma come già detto è sostanzialmente speculare rispetto al primo, pur mantenendo gli stessi identici simboli agostiniani, la corona e il cartiglio barocco (attuale altare del S.Cuore di Gesù).
In araldica, l'espressione "in banda" indica una precisa inclinazione diagonale di una figura sullo scudo che (semplificando per chi guarda) va dall'angolo in alto a sinistra verso l'angolo in basso a destra. In senso opposto si pone la prospettiva del cavaliere (araldica): poiché l'araldica adotta il punto di vista di chi imbraccia lo scudo, questa diagonale (banda) scende dalla sua spalla destra al suo fianco sinistro (esattamente come il modo in cui si indossa una fascia o un balteo).
Nelle immagini: i due altari della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli con i particolari dei due stemmi agostiniani; una riproduzione grafica approssimativa dello stemma collocato nell’altare della Santa Croce.


